LE RAGAZZE DI MAMMA NINA

LE RAGAZZE DI MAMMA NINA 

Marianna Saltini, detta mamma Nina,  era la sorella di don Zeno, fondatore nel 1946 di Nomadelfia  nell’ex campo di concentramento di Fossoli.

Riportiamo un breve profilo biografico di questa  donna. Nacque a Fossoli di Carpi nel 1889, terza figlia di Cesare e Filomena Righi. A 21 anni Marianna sposa il sarto Arturo Testi, da cui avrà sei figli Sergio, Vincenzo (divenuto poi sacerdote, che le ha consegnato l’abito religioso), Enzo, Maria, Francesco, Gioacchino. Rimase, però, vedova a 39 anni e a quel punto si pose immediatamente il problema di crescere i sei figli avuti dal marito. Decise di affidare i più piccoli ai parenti e di mandare i più grandi in collegio. A questo punto decise anche di diventare la mamma di tanti bambini poverissimi e soprattutto di bambine che altrimenti sarebbero state ineluttabilmente destinate alla strada. Girò per le case più povere e sotto i portici delle città vicine per recuperare le piccole mendicanti, avvicinò le prostitute per convincerle ad affidarle le loro figlie, le ultime fra gli ultimi, quelle che nemmeno l’assistenza cattolica segue. Questo comportamento può apparire contradditorio, una  sconcertante ma affascinante scelta di vita.  Si tratta, infatti, di quello che fu definito  il “paradosso” di Mamma Nina, la “matta che aveva abbandonato i figli suoi per quelli degli altri”. Mamma Nina si rifiutò categoricamente di chiedere qualsiasi aiuto: deve pensarci il Cielo ad aiutare le sue bambine! E infatti diceva: “Gesù mette sempre a tavola le mie bambine”. Anche quando non c’era proprio niente da cucinare preparava ugualmente  le pentole e in qualche modo arrivava il cibo. Si avvicinarono a Nina altre cinque ragazze desiderose di condividere la sua scelta vocazionale. Il vescovo Carlo De Ferrari approvò ufficialmente con statuto la Congregazione diocesana delle “figlie di San Francesco”  il Comune di Carpi  le concesse in uso il Palazzo Benassi  per continuare l’opera di accoglienza. La cerimonia di vestizione del velo, del mantello e del crocefisso avvenne nella Cattedrale di Carpi il 19 marzo 1938 nel corso della prima Messa celebrata da Don Samuele, figlio consacrato di Nina. Durante il secondo conflitto mondiale Mamma Nina si prodigò per iI salvataggio degli ebrei, insieme a Odoardo Focherini e a Don Dante Sala. La scia di drammi, lutti e povertà lasciata dalla guerra determinò un aumento esponenziale delle bambine accolte che agli inizi degli anni ’50 saranno oltre 400. Dopo una lunga malattia che segnò gli ultimi anni della vita, mori il 3 dicembre 1957.   Dalla Pia Fondazione Casa Della Divina Provvidenza, è nata nel 2003 come ramo Onlus  L’Agape di Mamma Nina”,  case di accoglienza per mamme con bambini e gestanti in difficoltà.

Riportiamo una testimonianza di Azzurro Manicardi che si riferisce alla presenza delle figlie di  Mamma Nina a Soliera:

“Durante la guerra una parte delle ragazze di mamma Nina accompagnate da alcune suore,  erano sfollate a Soliera e alloggiate nel teatrino parrocchiale, ospiti di don Cavazzuti Antonio, arciprete di Soliera. Si trasferirono poi, per breve tempo, in una casa di proprietà della parrocchia in località Secchia (Casa della divina Provvidenza)  per fare poi ritorno a Carpi. Di fronte a quella casa, nel 1950, l’Arciprete Don Antonio Cavazzuti,  porrà la prima pietra per una nuova chiesa dedicata a San Giuseppe”   (da Azzurro Manicardi “La mia Soliera” )