La chiesa

Pur avendo notizia dell’esistenza della chiesa dedicata a San Giovanni Battista all’interno del borgo fortificato già prima del secolo XI, fino alla metà del 1600 la chiesa principale di Soliera era quella di San Michele.

Fu proprio in quel periodo, per la coincidenza di molti eventi, quali la peste del 1630 (quella citata dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”), l’arrivo dei Marchesi Campori a Soliera, la crescita demografica della popolazione, l’acquisto di locali per la canonica per ospitare qui il Parroco (che prima risiedeva a San Michele), che avvennero i primi importanti cambiamenti sia nell’impianto architettonico sia nel ruolo delle chiese di Soliera.

A metà del ‘600 la piccola chiesa a una sola navata fu arricchita con la realizzazione delle cappelle, due per lato, chiudendo i vicoletti laterali della chiesa; e nelle cappelle furono realizzati gli altari e posti i dipinti che ancora oggi vediamo.

Da quegli anni sono documentati i battesimi – e la presenza di un fonte battesimale stabile- anche in San Giovanni, mentre prima erano celebrati a San Michele.

Sul finire del 1700, la chiesa fu arricchita di stucchi e ornamenti; e fu realizzata la cappelletta di Sant’Andrea. Ma fu nel penultimo decennio del 1800 che la chiesa assunse la forma e le dimensioni che oggi conosciamo.

Don Domenico Cornia, a fronte di un ulteriore incremento della popolazione, ottenne il permesso di intervenire sulla chiesa, allungandola fino a chiudere il passaggio sulle mura, riorganizzandone lo spazio interno, incluso quello dei locali annessi come la sagrestia, e abbellendola con quadri, ornamenti e apparati.

Fece anche spostare l’altare maggiore settecentesco in scagliola, smontandolo per rimontarlo nel nuovo presbiterio.

Il sagrato della chiesa, oggi rivisto, è da sempre punto di riferimento importante per la popolazione di Soliera, perché qui venivano anche annunciati gli Statuti e le Grida, ovvero le norme legislative che regolavano i rapporti fra le istituzioni e i cittadini e le disposizioni aggiuntive stabilite dal feudatario.

Sulla facciata della chiesa fu posto un orologio affinché tutti potessero conoscere l’ora.

Il campanile, una torre merlata di epoca romanica antecedente al secolo XI, era in origine staccato dalla chiesa.

Forse inizialmente una torre civica, con funzione difensiva, assunse il ruolo di campanile quando la chiesa di San Giovanni divenne la parrocchiale, a metà del ‘600.

Tuttavia le campane erano presenti qui dal finire del 1100, e scandivano i ritmi e i tempi della giornata anche della campagna circostante.

Altro segnatempo è dai primi del ‘600 l’orologio pubblico, inizialmente posto in chiesa, poi sulla facciata, e trasferito sulla torre del cassero di ingresso al borgo solo ai primi del ‘900.

Si racconta che...

Ricordi di Don Ugo

Ricordi scritti da Lodovico Arginelli, Sauro Bellodi, Danilo Beneforti, Roberto Lodi.

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I racconti di Don Gaetano Popoli, Don Franco Borsari, Don Marco Maioli, Don Antonio Manfredini e Don Francesco Preziosi.

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Cantiamo? Cantiamo!
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Chi non conosce la famosa frase “Cantare significa pregare due volte”? Attribuito a S. Agostino, questo detto viene spesso tenuto pronto all’evenienza, anche da parte di cori impegnati in repertori di musica classica e sacra (come noi siamo), quasi per acquisire maggior consapevolezza di sé o per giustificarsi di fronte agli altri.

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Argimiro uomo di Dio
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La storia in pillole dell'Azione Cattolica.

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"Scampoli di memoria", Argimiro Arletti. Trascrizione a cura dell'amico Azzurro Manicardi

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Gruppo Scout Soliera I

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SOLIERA Il 20 e 29 Maggio 2012 “Io c’ero”
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Il terremoto del 2012, con le sue ripetute scosse, quasi 1.700 nel primo mese, le più forti del 20 e 29 maggio, è l’ennesimo evento sismico che da memoria remota ha interessato le nostre zone.

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