I DIMESSI DALL’OSPEDALE PSICHIATRICO

I DIMESSI DALL’OSPEDALE PSICHIATRICO

C’erano una volta i manicomi  con tutto il carico dei loro terribili orpelli: fili spinati e corrente elettrica, cinghie di cuoio, camicie di forza, carcerieri, botte e acqua fresca, fetori nauseanti e strutture fatiscenti.

C’erano una volta  i matti con la loro follia da confinare, da tenere lontana dalla collettività, trattati come cose, non persone. C’erano celle di isolamento per nascondere al mondo quello che era ritenuto uno scandalo sociale: la malattia mentale.

Il dottor Franco Basaglia, psichiatra e neurologo,  dopo il primo, terribile impatto con l’ospedale psichiatrico di Gorizia, dimostrò che si possono assistere le persone folli in un altro modo. Sognava una rivoluzione del sistema, “matti da slegare” diceva,  una rivoluzione culturale che esplose il 13 maggio 1978, culminando nell’approvazione  di quella che  fu definita Legge Basaglia, Legge 180, che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio istituendo  i servizi di igiene mentale pubblici.

Vennero aperti i cancelli, i pazienti furono lasciati liberi di passeggiare, di consumare i pasti all’aperto, di lavorare perché, diceva Basaglia, “visto da vicino nessuno è normale” e aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a “questo” malato.  Si iniziò a prestare attenzione alle condizioni di vita degli internati, ai loro bisogni, alla loro dignità.

 

Soliera, all’inizio degli anni ‘80 fu coinvolta in questo processo di civiltà, unico al mondo con l’accoglienza dei nostri “Quattro venuti da lontano”.