I “MONTANARI” NELLE SCUOLE DI SOLIERA
I “MONTANARI” NELLE SCUOLE DI SOLIERA.
Due parole per inquadrare il contesto storico.
E’ il 18 marzo 1944, le truppe naziste compiono una strage a Monchio, Susano e Costrignano per rappresaglia contro la costituzione delle prime brigate partigiane sull’Appennino modenese. Alla fine di questa tragica giornata si contarono 129 cadaveri: 71 a Monchio, 34 a Costrignano e 24 a Susano cui si devono aggiungere 7 civili uccisi senza apparente motivo nei giorni immediatamente prima e dopo la strage che portano il totale a 136 morti. Tra questi poveri morti sono da segnalare la presenza di sei bambini di età inferiore ai dieci anni, sette ragazzi tra i dieci ed i sedici, sette donne di cui una all’ultimo mese di gravidanza, venti anziani ultra sessantenni di cui uno semi paralizzato. Tutta la montagna, compreso Montefiorino e dintorni, subì, prima o dopo, l’aggressione militare e, di conseguenza, la fame, la disoccupazione, il dolore.
L’inverno del 1945-‘46 fu particolarmente rigido. La guerra era terminata da una decina di mesi. L’Udi (Unione Donne Italiane) appena costituita, il partito comunista e le amministrazioni comunali della provincia diedero vita ad una vasta operazione di assistenza rivolta ai bambini della montagna così duramente provata. Alcuni erano rimasti orfani, altri senza casa, altri ancora sofferenti per malattie e malnutrizione.
E’ difficile individuare oggi le famiglie solieresi che accolsero questi bambini, purtroppo i ricordi e le testimonianze dirette sono andate perdute, ma ci viene in aiuto la lettura dei registri degli insegnanti delle scuole del territorio. Stralciamo alcuni frammenti dai quali si comprende come l’accoglienza di tanti bambini nuovi nelle scuole fu considerata del tutto normale, anzi doverosa. Nessun lamento da parte degli insegnanti i quali videro le loro classi aumentare a dismisura, si resero conto che veniva sconvolto il programma scolastico faticosamente approntato per colmare le lacune causate dalla guerra. Fu necessario inserire senza traumi i nuovi arrivati e a questo proposito le maestre scrissero parole autentiche di conforto e di incoraggiamento. Gli alunni della montagna restarono ospiti a Soliera da due a quattro mesi, fino alla primavera inoltrata.
STRALCI DAI REGISTRI SCOLASTICI DEGLI INSEGNANTI DI SOLIERA
Anno Scolastico 1945-46
Maestra Morselli Egidia cl I (32 alunni)
11 Gennaio 1946 Il numero degli alunni è aumentato perché sono arrivati 8 bambini che sono venuti dalla montagna a passare l’inverno presso le famiglie del Comune.
30 Gennaio. Alcuni bambini della montagna sanno appena tenere in mano la matita: ho dovuto ricominciare con l’asteggio.( …) gli altri sanno già fare il dettato.
Maestra Gatti Alberta cl. II (52 alunni)
8 Gennaio. Sono giunti 10 alunni dalla montagna. Ho subito cercato che la classe li accolga come fratelli. Sarò per loro mamma buona e affettuosa.
17 Febbraio Dodici alunni della terza classe (venuti dalla montagna) sono stati trasferiti nella mia seconda. Sono ora 74 i miei scolari ( la maestra accetta, obbedisce pur sapendo che la classe così numerosa dovrà essere sdoppiata , mattino e pomeriggio, e il suo orario di lavoro raddoppierà, non lo stipendio)
Maestra Teresa Benatti (50 alunni)
10 Gennaio A tutt’oggi i nuovi iscritti provenienti da Montefiorino (Costrignano) sono 11. Sono quasi tutti bambini provati dalle atrocità commesse durante la guerra. A parecchi hanno ucciso il padre ed hanno bruciato la casa. Molti hanno perduto la madre nei bombardamenti. Forse per questo alcuni hanno un contegno di ragazzi d’età superiore alla loro. Mi fanno tanta pena e vorrei tenerli con me, invece la mia salute non mi permette un lavoro così esorbitante e sono costretta a chiedere che mi vengano tolti.
Maestra Linda Gibelli Sortino cl. IV
31 gennaio. Durante questo mese ho avuto la gradita sorpresa di ospitare nella mia classe sei alunni provenienti dalla montagna che, insieme con altre centinaia di compagni, sono stati accolti nel nostro paese per alleviare la loro indigenza procurata dalla guerra.
Maestra Olga Mazzucchi Baldi cl. V
8 Gennaio 1946 Siamo cresciuti in famiglia: la scuola accoglie oggi i bambini di Montefiorino venuti a Soliera per interessamento del partito Comunista che vuole dare loro: pane, vestiti e una casa calda ove passare l’inverno. Nella mia classe ce ne sono 6. Li accolgo con amore di madre e li aiuterò a raggiungere gli altri.
28 Gennaio. Fra i ragazzi di Montefiorino 2 sono in grado di seguirmi, ma gli altri devono essere molto aiutati e curati. Ho dato loro un compagno bravo così li potrà consigliare e stimolare a fare bene.
26 Febbraio. Sono partiti due ragazzi della montagna: Pigoni Franco e Vitale di Costrignano. Quest’ultimo me l’ha detto piangendo che doveva tornare a casa, ma poi si è mostrato deciso ad aiutare la mamma e quindi a ritornare lassù per lavorare nel suo campicello. Era tanto buono! Orfano di padre, ucciso dai tedeschi, mi voleva bene ed io ne volevo a lui.
SCUOLA DI SECCHIA
Maestra Angiolina Bolzani Lugli ( 44 alunni)
8 Gennaio. (…) alla mia famiglia tanto numerosa si aggiungono anche 11 alunni arrivati dalla montagna. Ne sono doppiamente presa perché avrò modo di essere loro insegnante con la comprensione che comporta e una mamma premurosa.
SCUOLA OLMACCIO in via Confine Morello)
Maestra Mara Marrucci Classe I e II (14 classe I + 11 di classe II)
11 Aprile 1946. Sono partiti i 4 bambini della montagna. Ospiti da 4 mesi presso i contadini di questa fertile campagna, ritornano alle loro famiglie ben nutriti, vestiti a nuovo e con l’espressione del bimbo felice. (…) L’addio è stato un po’ commovente.
Oggi nella scuola c’è un po’ più di silenzio (…) non mi dispiacevano quei rustici montanari e avrei preferito portarli fino alla prova d’esame. (cioè fino al 25 Giugno 1946)
Apparuti Vincenzo conserva con affetto una fotografia-documento che risale, probabilmente, al 1947-48. Il bambino grande è Vincenzo, il piccino è Paolo, sfollato a Soliera da Ciano di Zocca, un paese del nostro Appennino.
Probabilmente Paolo è arrivato a Soliera da poco tempo, lo si può dedurre dal fatto che indossa gli stessi pantaloni di Vincenzo che gli stanno larghi. Ma, come si dice, si fa di necessità virtù, allora come oggi.
