L’ACCOGLIENZA DEI BAMBINI DI CHERNOBYL
NOTA STORICA di Guido Malagoli
La notte del 26 aprile 1986 alle ore 1.23 il Reattore n.4 della Centrale Nucleare V.I. Lenin in Ucraina esplose in seguito ad un test eseguito contro i protocolli di sicurezza e come conseguenza di una serie di errori di progettazione insiti nell’impianto stesso, misti ad una serie di negligenze e di omissioni da parte del personale della sala di controllo. Fu il più grave incidente della storia nucleare civile insieme a quello di Fukushima del 2011.
Il materiale radioattivo contaminò pesantemente una vasta zona dell’Ucraina del Nord e buona parte dell’intero territorio della Bielorussia, dove si riversò circa il 70% delle sostanze radioattive espulse nell’atmosfera.
L’area, nel raggio di 30 Km dalla centrale, venne evacuata e sottoposta a pesanti interventi di bonifica ma a tutt’oggi è una zona chiusa e sorvegliata dall’esercito.
L’impatto dell’incidente fu devastante: la nube radioattiva raggiunse molti paesi europei (Italia inclusa), per arrivare fino alle coste del Nord America.
Le conseguenze di quel disastro nucleare scossero il mondo e innescarono una gara di solidarietà, soprattutto in favore dei bambini, i più esposti agli effetti nocivi delle radiazioni. Nacquero così – nei primi anni ’90, in Italia e in altri Paesi – i cosiddetti “soggiorni di risanamento” presso famiglie disposte a ospitare temporaneamente i minori provenienti dalle zone contaminate attivando programmi per ospitare bambini ucraini, russi e bielorussi – come il Chernobyl Children’s Project. Questi permisero loro di vivere, almeno per alcune settimane all’anno, in un ambiente non contaminato, dove il loro organismo, normalmente esposto alle radiazioni, potesse disintossicarsi. Particolarmente fortunata per la sua posizione geografica e per lo stile di vita e la dieta sana, l’Italia è stata fin da subito il Paese più coinvolto da queste “adozioni temporanee”. Continua a esserlo ancora oggi, nonostante le cifre in calo: le famiglie italiane hanno accolto circa la metà di tutti i minori coinvolti nel programma, con prevalenza di cittadini bielorussi.
Anche in quell’ occasione i solieresi hanno aperto le loro grandi braccia a partire dal 1995 come viene testimoniato in questa breve relazione.