2012 – Il terremoto
Franca Giovanardi

Quando nel 2012 arrivò la prima scossa ero nel sud della Spagna, a Siviglia, con un gruppo di amici.
Una telefonata di Francesca alle quattro e mezzo del mattino ci fece rientrare col primo aereo disponibile. Appena arrivati, decidemmo di entrare in casa ma ci volle molto coraggio perché continuavamo a sentire piccole scosse e la paura di una scossa più forte era grande. La nostra casa era fortunatamente ancora in piedi: dall’esterno non c’erano tracce, crepe, calcinacci che facessero presagire qualcosa all’interno.
Salimmo e cercammo di entrare nel nostro appartamento ma la porta non si apriva. Spingemmo con forza: il pavimento dell’ingresso era pieno di schegge di vetro, di ceramica, di bicchieri e bottiglie caduti a terra in seguito all’apertura, provocata dalla scossa, delle ante dell’armadio che conteneva stoviglie. Cercammo di farci largo verso lo studio dove la visione fu impressionante. Dalla libreria, che ricopriva un’intera parete, si erano staccati tre grandi scaffali. C’erano libri dovunque, ammonticchiati l’uno sull’altro a formare una vera e propria montagna di carta. Guardai col cuore sospeso i nostri libri, senza far nulla, non un movimento, un gesto, una parola. Niente, ero immobile. Ho capito che è vero: la paura può immobilizzare. Il resto della casa, la cucina, il soggiorno e le stanze da letto avevano tenuto: qualche spostamento di sedie, una lampada, alcuni quadri caduti a terra ma poco altro. Tutto sommato eravamo stati fortunati.

I vigili del fuoco mettono in sicurezza il castello

Ma la paura era tanta che decidemmo di dormire in garage. Stendemmo a terra grandi teli su cui appoggiare materassi, materassini da campeggio e coperte. Mia nipote andò a dormire in una tenda da campeggio allestita dagli amici e vicini di casa nel loro giardino e mi disse che era stato bello. Ha vissuto quella notte come un’avventura straordinaria. Con mia grande sorpresa anch’io riuscii a dormire alcune ore.
Il giorno dopo era una bella giornata di maggio piena di sole. Piccole scosse di assestamento ci tennero compagnia per tutta la mattinata e decidemmo di pranzare fuori, in giardino. Forse saremmo stati più tranquilli. Invece no, all’ora di pranzo il mio giardino diventò un mare in tempesta: la terra ondeggiava e nel suo movimento faceva alzare ed abbassare il grande tiglio, sorpreso anch’esso da ciò che stava succedendo. Martha si mise ad urlare e mi volò in braccio, aggrappandosi a me. Era stata la scossa più forte che io avessi mai sentito, il mio cuore batteva all’impazzata. Spontaneamente mi gettai a terra quasi a cercare sicurezza, trascinando Martha con me ma la terra continuava a muoversi. Non era una terra amica, lo ridivenne nei giorni che seguirono. E’ terribile non poter contare sul suolo come luogo accogliente e solido quando tutto il resto si muove!

 

>>“Soliera il 20 e il 29 maggio 2012 – Io c’ero”>> di Azzurro Manicardi.

 

13 gennaio 2021

 

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