Le voci
Guido Malagoli
Sono convinto che la voce umana sia più importante di una fotografia e mi rammarico che esistano numerosi archivi di fotografie e pochissimi archivi di voci. Spiego il mio pensiero. Se, ad esempio, osservo una fotografia del poeta Ungaretti, vedo un viso emaciato, scarno … un viso come tanti, ma quando sento la sua voce inconfondibile, la riconosco tra mille per il timbro graffiato, ruvido, strascinato come l’ansimare di un mantice antico che soffia aria a fatica. Timbro e colore sono le impronte digitali della voce e, come tali, la rendono unica.
Questa lunga premessa per dire che talvolta capita di osservare una fotografia del passato, addirittura le foto sugli avvisi mortuari, e ci domandiamo: “Ma chi è?” e dopo un po’ di incertezza: “Mi sembra il tale … però, guarda i capell … era più magro … al s’arvìsa … ma com’è cambiato!” Quando ascoltiamo la voce registrata di una persona, anche se l’abbiamo conosciuta parecchi anni prima, siamo certi di riconoscerla perché il nostro cervello ha messo a fuoco il timbro, la cadenza, i difetti, la sonorità e tutte quelle caratteristiche che ci fanno dire con sicurezza: è il tale.
Chi ha conosciuto il sindaco Lusvardi, ad esempio, sa distinguere la sua tra tante voci diverse, sa isolarla perché discerne il suo timbro energico, la voce rotonda e tonica di chi è abituato a imporsi, riconosce il suo frequente tossire e il raschiare fastidioso della gola. E il signor Mario Bisi, commissario politico partigiano? Una voce tranquilla, misurata nel timbro e nella cadenza, rassicurante, con le pause giuste per mettere a fuoco il pensiero e le parole (ALLEGATO n.1) invece il signor Raimondo Raimondi, perseguitato antifascista, ha una voce rugginosa, opaca, quasi sospinta avanti a fatica, cantilenata, che si avvale di una forte connotazione dialettale con toni ora acuti ora dimessi (ALLEGATO n. 2) . Ho citato queste tre persone perché ho ascoltato più volte un nastrino registrato nel 1985 contenente le interviste che facemmo ad alcuni protagonisti della Resistenza.
Mi chiamò nel suo ufficio il sindaco Danilo Lusvardi. Mi accolse con grande simpatia. “Siediti che parliamo un po’”. Non avevamo mai collaborato insieme prima di allora e la cosa mi stupì e mi lusingò al tempo stesso. “Ci stai a intervistare insieme a me qualche partigiano? Vorrei tenere vivo il ricordo e la nostra storia e la scuola è il posto giusto per conservare le testimonianze. S’an n’al fam menga nueter adèsa …” Aveva ragione. Se perdiamo i testimoni, e il tempo purtroppo ce li ha portati via tutti, un qualsiasi negazionista o come diavolo si chiamano, può piegare la storia a suo piacimento e dire tutte le stupidaggini che vuole. Fu così che cominciò la nostra collaborazione. Registrammo alcuni audio. Alcuni si sono conservati, altri sono andati smarriti. (ALLEGATO n. 3)
Ne ho riascoltato alcuni, ahimè troppo pochi, con le voci dei partigiani che ho nominato, persone note ai solieresi, almeno di fama, e sono certo che farebbe piacere a molti riascoltarle. Fotografie o filmati girati in super otto credo che ne esistano diversi, al contrario delle registrazioni audio che sono una rarità perché un tempo non erano sufficientemente apprezzate e conservate. Spesso sono giunte a noi in cattive condizioni perché, così mi hanno spiegato, il nastrino, scorrendo, perde il suo magnetismo, ne patisce il suono che s’affievolisce o esce a onde come un’eco per non parlare degli scrosci improvvisi dovuti all’imperizia degli operatori.
Il mio consiglio a tutti i solieresi è semplice: razzoliamo nei cassetti, sfogliamo vecchi album di fotografie, ma non dimentichiamoci di riascoltare i vecchi nastrini audio, TDK o simili – lato A e lato B – perché sono documenti importanti. Dirò di più: sono documenti emozionanti, valgono più di una immagine perché quando ascolti la voce di una persona che hai conosciuto, ti sembra di rivederla in carne e ossa, rivedi il suo modo di parlare, di sorridere e di gesticolare per dare enfasi alle parole. Rivedi o intuisci il suo sguardo che muta quando accompagna le espressioni di meraviglia, di stupore, di dolore … In breve rivedi la persona come se fosse viva grazie alla capacità evocativa della voce.
Ho ritrovato anche una mia registrazione fatta a scuola il 20 gennaio 1989 nella classe III B, per ricordare le antiche tradizioni popolari e religiose del Natale e della fine dell’anno. La nostra informatrice fu la signora Nerina, nonna di Gianni e Simone, due scolari di quella classe, la quale ci raccontò le tradizioni della sua famiglia patriarcale e ci parlò della sua facoltà di guarire alcune malattie per merito di un lascito di sua nonna che aveva fama di guaritrice di persone e di animali e le aveva insegnato le parole segrete e le preghiere che si dovevano dire quando segnava, ad esempio, scottature, storte alle caviglie, verminazione e altre gravi malattie dei bambini come l’epilessia. I malati guarivano veramente, ma ci voleva soprattutto la fede. Nella registrazione si sente la voce di Nerina, una voce un po’ rugginosa per l’età, ma piena di dolcezza, capace di parlare ai bambini con semplicità per spiegare cose inspiegabili. Con questa testimonianza orale si entra nel mondo della ritualità e del ciclo della vita praticati e vissuti dai nostri antenati contadini. E’ come se venisse ridata la voce al mondo vissuto e scomparso delle generazioni precedenti.
Audio:
>>“Bisi e il fuoco di paglia”<<
