CARLEIN: IMPERSONARE CARNERA
Ruggero Toni
Carlo era un gigante buono, alto quasi due metri. Tutta la sua famiglia era composta di uomini quasi con la stessa statura, spesso affamati. Vivevano in una bicocca della “Corte”: un insieme di poveri caseggiati poco distanti dal paese. Quando sua madre, autoritaria e decisiva, lo mandava in paese dal fornaio “ Nevali” a prendere una qualche crocetta di pane con i pochi soldi che aveva, Carlo ubbidiva. Ma quando rientrava a piedi, strada facendo, troppo spesso, come sempre, aveva fame e si mangiava quasi tutta la scorta chiusa in una borsa multicolore fatta di ritagli di pelle.
Dopo l’acquisto, a casa arrivava un paio di “bricadel” e forse molte briciole. La madre allora lo guardava con i pugni stretti sui fianchi: forse avrebbe voluto sgridarlo. Ma amava molto quel ragazzone adolescente, così come proteggeva tutti i suoi figli. Forse Carlo di più perché stava ancora crescendo. Aveva già un gran corpo e lei non poteva certo stupirsi che avesse sempre fame.
A dispetto degli appetiti insoddisfatti, continuò a crescere. Io lo ricordo alle elementari: era ripetente e troppo alto per essere contenuto in un banco con i ripiani rigidi e i seggiolini mobili. Carlo si sedeva sulla spalliera posteriore del banco in fondo alla classe e dall’alto del suo punto di vista ci guardava e non capiva cosa facessimo e perché. Ci perdemmo di vista per molti anni. Finito il tempo della scuola con scarsi esiti, iniziò a lavorare come garzone muratore: trasportava secchi di malta e cemento. Salendo e scendendo dalle impalcature irrobustì ulteriormente e gonfiò i suoi muscoli.
Non so dire come avvenne ma qualcuno lo notò. Forse un uomo di spettacolo, rimasto colpito da quella prestanza fisica. Si stava evidentemente cercando un cast di attori per la produzione di un film. Avrebbe dovuto essere il racconto della vita del pugile Primo Carnera, primo italiano campione del mondo dei pesi massimi. Era alto quasi due metri, pesava più di un quintale. Fu definito “il gigante dai piedi di argilla” per il rapido declino della sua carriera. Una storia che, portata sullo schermo, certamente avrebbe molto incuriosito. La difficoltà era certamente legata alla ricerca di qualcuno che potesse impersonare quel gigante anche solo come controfigura. Carlo sembrò la persona giusta per il ruolo: il fisico c’era ma il problema insormontabile era muoversi come un attore e magari anche recitare. Non so se furono fatti “provini” ma qualcosa o forse tutto non funzionò.
Devo dire che quando lo incontrai molti anni dopo, mi fissò come se cercasse di ricordare qualcosa. Ci accomunava in quel momento l’acquisto di una bottiglia di Vodka, residuo disponibile al termine di una festa provinciale dell’Unità. Anche se la sua poderosa stazza mi impressionava e mi metteva paura ci trattavamo da amici e tale lo consideravo.
