Occhi puliti sulla piazza
Luisella Vaccari
Occhi puliti sulla piazza … (tentativo di esaurire un luogo – Georges Perec)
Seduta su una panchina sotto a un bersò di robinie, una bimba con le trecce e i nastri bianchi tiene in grembo una bambola e guarda.
Vede una piazza rettangolare. Il lato frontale è la parete di un castello con finestre e un porticato di tre sole campate. Di lato c’è un arco oltre il quale si intravede una via diritta.
Nella parete sopra all’arco c’è un orologio di forma quadrata di colore bianco con i numeri, le lancette e qualche fregio colorati di nero. L’orologio segna le ore tre e trenta.
Sul lato sinistro, partendo dal punto di osservazione, c’è un negozio davanti al quale sono posizionate due basse strutture di ferro che contengono ciascuna una decina di biciclette usate; di fianco all’ingresso del negozio, c’è un cartello di cartone con una scritta in stampatello di colore verde “Deposito”. C’è poi una porta da cui pende una tenda a fili di coralli di plastica multicolori e sulla pedana di legno antistante sono esposte una cassetta di arance e una cassetta di mele.
Proseguendo c’è una vetrata con l’insegna “Bar Chiletto” davanti alla quale c’è una pedana di legno grande come tutta la vetrata e larga quasi altrettanto, occupata da alcuni tavolini e sedie. Sui tavolini sono distese tovaglie a quadri bianchi e rossi.
Ecco poi la facciata della Chiesa, gialla rossa e ocra, con il rosone centrale e con il sagrato, seguita da un portico che nella luce abbagliante del pomeriggio risulta cupo e scuro.
Il lato destro della piazza è tutto costituito da case di due piani, attaccate l’una all’altra, distinte soltanto dal colore dell’intonaco: bianco, paglierino, marrone, giallo con le imposte delle finestre di legno grigio o marrone. Sotto c’è un unico portico lungo come tutto il caseggiato.
Non si vede con chiarezza tutto ciò che c‘è sotto al portico perché le colonne, in prospettiva, ne impediscono la visuale. Si vede bene la prima vetrina in cui sono esposti prodotti alimentari: alcuni salami, un piatto di ciccioli frolli, una latta di tonno e una di marmellata di ciliegie. Davanti alla vetrina, allineati per terra alcuni sacchi di iuta con il bordo arrotolato che contengono tappi di sughero, rotoli di fil di ferro, corda. L’insegna dice “Salumeria”.
Voce off – E’ tutto silenzio, solo un suono soffuso arriva dall’interno delle case: la radiocronaca dell’arrivo della tappa Cuneo-Pinerolo Giro d’Italia 10 Giugno 1949.
Improvvisamente dalle case e soprattutto dal bar Chiletto escono degli uomini. Hanno i calzoni col cinturino di pelle e la camiciola a mezze maniche, alcuni indossano una tuta, uno di loro ha anche il basco.
Alla fine saranno una decina. Sono tutti concitati, si vede che parlano ad alta voce, forse urlano e gesticolano vistosamente. Occupano i tavolini davanti al bar ma pochi si siedono, stanno in piedi e discutono mentre bevono le birre.
Voce off – E’ finita la tappa e le parole che hanno il sopravvento nell’incredibile baccano sono due: Coppi e Bartali.

Questa foto è di prima della guerra (il nome della piazza è stato cambiato nel 1943) mentre il racconto è ambientato nel 1949; sussiste pertanto qualche differenza tra lo scritto e l’immagine.
