LA COMPAGNA SEGRETA

Da quando sentii le maestre parlare nell’aula insegnanti, una
sola domanda cominciò a rimbombare nella mia mente: “CHI?”
Non mi è mai piaciuta la scuola, e di certo la mia non era la
migliore. Ricordo ancora l’odore che aleggiava nell’edificio: un
misto di caffè, muffa e sudore. Sono certa che, se avessimo
venduto i banchi ricoperti di disegni astratti e reperti storici,
avremmo guadagnato milioni.
Nell’aula insegnanti era assolutamente vietato entrare da
quando uno studente aveva rubato un pacco di biscotti
dall’armadietto della maestra di matematica e aveva passato il
resto della mattinata in presidenza, dove aveva dovuto
scrivere una lettera di scuse, promettendo che da quel
momento in poi sarebbe stato sempre attento in classe,
avrebbe fatto i compiti puntualmente e altre due intere pagine
di promesse che nemmeno l’alunno migliore sarebbe riuscito a
mantenere.
Stavo camminando nel corridoio, attorniata da disegni e
lavoretti degli anni passati, quando mi bloccai di colpo davanti
alla porta spalancata dell’aula insegnanti. Sentii alcune
maestre parlare sottovoce. Una delle insegnanti disse: “ Hai
sentito di quei due? Una relazione segreta dentro la scuola…
roba da non crederci!”
E un’altra aggiunse: “Da loro non me lo sarei mai aspettato…
due insegnanti così professionali della quarta C… sembra una
storia da film.”
Un’altra voce si aggiunse, sussurrando: “E invece sono
proprio due maestri della nostra scuola!” e sottili risatine si
mischiarono all’amaro profumo del caffè. Tornai velocemente in classe:
almeno avrei avuto qualcosa su cui fantasticare
durante la noiosissima lezione di geometria.
A volte cercavo anche di interpretare i geroglifici scritti bianco
su nero alla lavagna, ma la matematica non era proprio il mio
forte. Avrei assolutamente dovuto scoprire chi si nascondeva
dietro quelle maschere di “semplici colleghi”.
Strappai un foglio a quadretti dal quaderno e cominciai a fare
un elenco di tutti gli insegnanti della mia classe, la quarta C.
Partii dall’unico maestro: quello di scienze, Simone. Un
giovane uomo con tanta passione per la sua materia, molto
divertente. Restava da capire chi fosse la sua “compagna
segreta”.
Carlotta, maestra di inglese: una donna di mezza età, con
lunghi capelli scuri e denti gialli che sporgevano tra le labbra.
Probabilità che fosse lei la compagna segreta: 15%.
Margherita, maestra di ginnastica: una giovane donna
energica ed estroversa. Aveva avuto qualche screzio con
Simone, ma sembrava tutto risolto.
Probabilità che fosse lei la compagna segreta: 90%.
Giorgia, maestra di italiano e geografia: l’insegnante più
giovane del plesso, o almeno così sembrava, vedendo il suo
dolce viso infantile e la complicità che aveva con noi alunni.
Probabilità che fosse lei la compagna segreta: 90%.
Martina, maestra di matematica e scienze: una donna sulla
cinquantina, sempre arrabbiata e scontrosa. Di certo non
compatibile con la positività del maestro.
Probabilità che fosse lei la compagna segreta: 30%.
La lista era finita. Le sospettate finali erano due: Margherita e
Giorgia. Entrambe adatte a ricoprire il ruolo di “compagna
segreta”.
I giorni passavano e io ero sempre più convinta che non avrei
trovato indizi e tantomeno conferme. Ma una mattina, durante
la ricreazione, accadde qualcosa.
Mi soffermai sui tre maestri che chiacchieravano nel cortile. Lo
vidi, vidi Simone fissare Margherita. Mi voltai verso di lei e la vidi
ricambiare lo sguardo ma, quando si accorse di me,
visibilmente imbarazzata, fece finta di cercare qualcosa nello
zaino.
Sembrava davvero che avessero qualcosa da nascondere. E
forse quel segreto era proprio ciò che volevo scoprire!
Corsi dalle mie amiche, che nel frattempo avevano raggiunto
le altalene e le chiamai vicino a me e dissi: ”Ragazze, credo
proprio che la maestra Margherita e il maestro Simone siano
fidanzati! Ho sentito le maestre parlarne, e poi… loro due non
fanno altro che guardarsi! “
Le mie compagne si guardarono e cominciarono a ridere.
Giulia mi fissò stranita e con tono di disprezzo mi disse:
“Secondo me sei molto fantasiosa e vedi cose che non
esistono!”
Quella sera, a casa, ci pensai. Pensai ai maestri e ai loro
sguardi. Quegli sguardi non erano da colleghi. E nemmeno da
semplici amici.
Li avevo già visti quegli occhi… Occhi da innamorati.
E non mi importava cosa dicesse Giulia e nemmeno che,
secondo gli altri, a dieci anni certe cose non potessi capirle.
Ero certa che sarebbe successo qualcosa e che io l’avrei
scoperto!
Lunedì mattina, 14 febbraio, San Valentino.
L’orologio che nascondeva in parte la grande crepa del muro
segnava le 9:07.
Dal mio posto vicino alla finestra vedevo il freddo sole
invernale avvolgere il giardino ricamato da cristalli di ghiaccio
e riflettersi sullo scivolo.
La penna scorreva gentile sul foglio, mentre le parole dettate
dalla maestra si trasferivano quasi per magia tra le righe.
Mi appoggiai al vetro e voltai lo sguardo. Per un attimo credetti
che fosse un sogno, un frutto della mia immaginazione o non
so cos’altro.
Mi stropicciai gli occhi, ma l’immagine era lì, nitida davanti ai
miei occhi: avevo ragione!
Vidi i due maestri nel parcheggio.
Ero lontana, ma riuscivo a vedere gli occhi lucidi della maestra
Margherita e il grande sorriso sulle sue labbra.
Il maestro Simone teneva in mano un immenso mazzo di rose,
margherite e altri fiori colorati che non riuscivo a riconoscere.
Restavano lì, uno di fronte all’altro, tanto imbarazzati quanto
emozionati.
Mi girai verso la classe: tutti gli occhi erano puntati su di loro.
Giulia mi guardava, incredula.
Quando mi voltai di nuovo verso il parcheggio, li vidi stretti in
un abbraccio.
Un vero abbraccio, da veri innamorati!
E pensai: “Lo sapevo!”

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