ANCORA OGGI …

Ancora oggi, di tanto in tanto, ci capita di ripensare con nostalgia agli anni trascorsi alle scuole elementari di Limidi, una piccola frazione del comune di Soliera. Di quegli anni, abbiamo molti ricordi legati ai nostri due Maestri, Mario e Michele, e ai nostri compagni, coi quali abbiamo affrontato momenti indimenticabili, ma anche molto difficili. In particolare, quella assurda mattina in cui abbiamo ricevuto una notizia sconvolgente.
Ricordiamo bene quel giorno. Sembrava una normalissima mattinata. Come sempre, entrammo in classe, prendendo posto nei nostri banchi, nella nostra aula che ormai, dopo cinque anni, era diventata una seconda casa, con i disegni colorati appesi alle pareti, la patata americana del Maestro Michele che germogliava sul ripiano, il profumo di gesso, di disinfettante e di pulito, ormai familiare e rassicurante. Noi due, compagne di banco e grandi amiche dalla seconda elementare, quando Elena arrivò, nel periodo del covid, fin da subito, ci siamo scoperte molto simili e, da quel momento, siamo rimaste inseparabili. Era piacevole ritrovarsi ogni mattina per affrontare insieme la giornata.
Tuttavia, quel giorno, notammo nel Maestro Mario un atteggiamento insolitamente serio, per lui che entrava sempre dalla porta con una battuta e le braccia aperte, verso le quali correvamo per avere il primo abbraccio della giornata. Non ci fu nessuna gara quella mattina, ma rimanemmo tutti immobili e in silenzio. Cosa stava succedendo? Perché il maestro Mario aveva gli occhi arrossati? Ci disse che doveva parlarci di una cosa molto importante, non facile anche per lui da spiegare. Ci sembrò a disagio. Iniziò facendo un ragionamento in generale sulla morte che ci colpì molto perché non capivamo quale fosse il motivo di questo discorso. Rimanemmo in silenzio ad ascoltare, guardandoci l’un l’altro preoccupati. Sembrava che alcuni sapessero qualcosa in più rispetto ad altri. Noi eravamo tra quelli che non avevano idea di ciò che fosse successo.
Poi, come un pugno nello stomaco, l’annuncio arrivò: le parole pronunciate dal maestro rimbombarono nell’aula e nei nostri cuori.
Il nostro Maestro di matematica, inglese e scienze, Michele, era morto improvvisamente proprio quella notte.
Il Maestro Michele è morto?
Michele è morto!
Morto.
È una di quelle notizie che noi, ancora piccoli, non potevamo capire veramente, ma, dopo poco, la metà della classe era già soffocata dal pianto. Noi guardavamo i nostri compagni con aria spaesata, sconvolte e incredule. Cercavamo di capire come fosse possibile che il Maestro Michele, un uomo forte, così legato alla natura, energico, sempre pronto a vivere nuove avventure in giro per il mondo, curioso e allegro, fosse morto all’improvviso, senza neanche salutarci.
Il Maestro Mario ci fece sedere per terra e ci fece meditare, con gli occhi chiusi, come piaceva molto fare al Maestro Michele. Ci sentivamo così vicine a lui, era impossibile crederlo morto. Lo vedevamo lì, alla cattedra, che ci spiegava il mistero della spirale di Fibonacci. Sentivamo la sua voce. Come era possibile pensare che non l’avremmo mai più sentita? Quella voce profonda, chiara, rassicurante.
Poco dopo, il Maestro Mario ci propose di tornare sulle colline dove eravamo stati pochi mesi prima, in un altro periodo difficile, quando era morto il papà di un nostro compagno di classe. Questa volta, però, il maestro Michele non sarebbe stato con noi, lui che in quel triste momento ci aveva sostenuto, spiegandoci che la morte è una cosa naturale, che prima o poi nella vita va affrontata. Tornare su quelle colline ci ha aiutato a ricordarlo non per il fatto che fosse morto, ma per ciò che era e che sempre sarà per noi: un uomo saggio, con una risposta a tutto, originale, ironico e imprevedibile, al punto da averci lasciato sul più bello, a solo un mese dalla fine della quinta.
Nei giorni successivi a quella triste mattina, ci rendemmo conto che a scuola tutto ci ricordava il maestro Michele: la LIM con la quale ascoltavamo le musiche che ci metteva per accoglierci al mattino, la patata americana che cresceva rigogliosa, i pallet che stavamo dipingendo per abbellire il giardino, le canne di bamboo con cui costruivamo le tende durante la ricreazione, che ci aveva portato direttamente dal suo bosco.
Il giorno del suo funerale era una mattina di aprile con un sole bellissimo. La chiesa era piena di gente. Durante l’omelia, l’anziano sacerdote che celebrava la messa non faceva che confondere il suo nome e anziché chiamarlo Michele diceva: “Il nostro caro Daniele”. Pensammo che lo spirito del maestro Michele suggerisse il nome sbagliato al parroco per far sorridere noi, che eravamo lì tutti insieme. Ci stringevamo l’uno all’altro, cercando supporto nei Maestri presenti, anche se era per noi difficile vederli tristi e fragili. È stato un momento molto pesante e di disagio per bambini della nostra età: undici anni sono pochi per affrontare la morte di due persone così giovani, in così poco tempo, ma lo abbiamo superato, confortandoci e aiutandoci a vicenda.
Dopo un paio di settimane, i Maestri di Limidi decisero di piantare nel giardino della nostra scuola un salice per ricordare Michele. Il salice, infatti, era la pianta preferita dal nostro Maestro, che tuttora è lì nel giardino e per sempre lo sarà, come Michele, che amava molto la natura e che desiderava che noi potessimo stare il più possibile in giardino a scoprire i misteri degli alberi e degli insetti.
Quel giorno fu davvero speciale perché, dopo pranzo, vennero a trovarci la moglie e i figli del Maestro Michele. Ci spiegarono di come lui raccontasse di noi e delle nostre avventure quando tornava da scuola e noi raccontammo loro di come fosse interessante vivere a scuola con lui. Abbiamo condiviso il nostro dolore.
Poi, siamo andati in giardino, tutti in cerchio attorno al salice e, una volta piantato, l’abbiamo decorato con fiori e nastri colorati, un momento che ha testimoniato la nostra unione e la nostra forza.
Ancora adesso, abbiamo molti ricordi intensi, ripensando a quei giorni passati insieme. Per noi e per la nostra classe è stato un periodo veramente complicato e lungo, ma ci siamo accorte di aver in qualche modo accettato la morte del maestro Michele perché, quando ripensiamo a lui, ricordiamo solo i momenti più belli: quando giocavamo e scherzavamo insieme, durante la ricreazione, o quando ci raccontava di tutte le sue avventure in giro per il mondo. Sappiamo che lui farà sempre parte della nostra storia perché con lui siamo cresciute e perché, grazie a lui, il nostro amore e interesse per la natura si è rafforzato.
Abbiamo anche capito che la scuola ci ha dato un grandissimo insegnamento, che magari non è utile per scrivere o per saper contare, ma è più profondo e che, come gli altri insegnamenti, porteremo sempre con noi, perché forse è anche più importante di studiare una materia, cosa comunque fondamentale, cioè che la morte è un evento naturale e dobbiamo imparare ad affrontarla e che è più semplice quando lo si fa insieme.

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