21 febbraio 2016, Alberto racconta
Luciana Bonacini

Durante un corso di scrittura mi è stato assegnato un compito: “Entrare in un bar e saper vedere”
Il bar che ho scelto è proprio quello vicino alla chiesa di S. G. Battista di fronte alla piazza F.lli Sassi. Sono entrata, mi sono avvicinata al bancone e ho ordinato un caffè; nel sorseggiarlo il mio sguardo, come un ventaglio ha spaziato sulle persone presenti. In particolare mi soffermo su quattro persone che giocano allegramente a briscola davanti a quattro bicchieri e una bottiglia di Lambrusco. Non conoscevo nessuno di loro, ma mi ha colpito un signore anziano che, piano piano, come fosse una cosa preziosa estrasse dalle carte che aveva in mano, la briscola che serviva per fare i punti mancanti e chiudere la partita. Ho aspettato per gustarmi l’euforia della vittoria dei vincitori, poi mi sono avvicinata a lui e gli ho chiesto: “Per favore, potrei chiederle di raccontarmi qualcosa di sé, della sua vita? Dovrei preparare un racconto per il corso di scrittura.” Si è alzato e mi ha detto: “Cosa vuole che le racconti? Vengo qui al bar per passare qualche ora con i miei amici, ci facciamo una partita, poi vado a casa, proprio per non pensare …”
Alberto, calmo, incomincia a parlarmi.
“L’acqua raggiungeva il primo piano dell’abitazione di mio fratello. Quell’alluvione ha colpito Bastiglia nel 2012 e il centro abitato si è trovato allagato, ogni cosa sommersa, i soccorsi tardivi, sembrava si fossero dimenticati dei cittadini. Mio fratello si trovava bloccato al primo piano isolato da tutto e da tutti”. Ogni tanto Alberto muoveva le mani, spesso con la destra sosteneva la fronte, a volte toccava il mio braccio a sottolineare il fatto che le sue mani non hanno potuto fare niente.
“E’ rimasto solo, capisce signora, da solo, in casa, senza aiuti per due giorni e senza cibo, e senza conforto. Quando l’acqua ha cominciato a ritirarsi, finalmente è riuscito ad uscire di casa, avvolto dalla melma, dal fango e acqua putrida fino alla vita.
E’ riuscito a farsi vedere dai soccorritori. E’ rimasto scioccato da questo fatto, tanto da ritrovarsi sconvolto nella vita di tutti i giorni, ormai ritornata alla normalità. L’ha aiutato uno psicologo con dei farmaci, ma non è mai riuscito a superare il trauma. L’anno scorso l’hanno trovato impiccato nel suo garage.”

28 novembre 2020

 

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