Il mercato
Marisa Zanini

Dal 1994 abito nel centro storico di Soliera, a ridosso delle vie centrali nel palazzo ricostruito sulle rovine del vecchio cinema Italia . Da quel momento ho iniziato a conoscere, godere e a volte subire le feste, sagre e avvenimenti che da sempre caratterizzano la vita paesana. Il mercato settimanale si svolge regolarmente nei giorni di Martedì e Sabato mattina nelle due strade centrali attorno a Piazza Sassi e più recentemente per i lavori in corso di ristrutturazione nella piazza antistante l’entrata al castello, piazza Loschi. Negli ultimi mesi causa pandemia da covid19 il tutto è stato trasferito nel parcheggio antistante le scuole medie e la bocciofila a cinquecento metri dal centro. Anni fa mi svegliavo ogni sabato mattina col vociare degli ambulanti e il rumore delle tazzine del bar sottocasa, il Bar Meridiana. Fonte da sempre di gioia e dolore del nostro condominio. Quando non ero costretta alle levatacce per andare al lavoro, mi godevo dal tepore del letto quel brusio e quel vociare e pregustavo la passeggiata tranquilla sottocasa che avrei fatto dopo colazione per vedere le bancarelle di cui avevo imparato la disposizione, la faccia del proprietario, i nuovi arrivi e il tipo di merce esposta. Ma la passeggiata era per tutti i paesani anche occasione di incontro e scambio,di quel tipico sbraghirare paesano, attività in cui alcune signore e signori a tutti noti eccellevano. C’erano spesso altre bancarelle o semplici tavolini aggiunti per pubblicizzare qualche iniziativa pubblica o per la raccolta fondi per malati oncologici, istituti di ricerca, campagne nazionali di sensibilizzazione per malattie rare e tanto altro. C’erano sempre due o tre rappresentanti della locale congregazione dei Testimoni di Geova in attesa di fare proseliti dopo aver abbandonato la scriteriata abitudine del porta a porta che aveva sempre irritato la popolazione più che fruttare nuovi adepti. C’erano anche le signore con le mimose che raccoglievano fondi durante la festa dell’otto marzo. Qualche sabato, ai tempi in cui dovevo partire prestissimo in tutte le stagioni per lavorare a Pavullo, il mercato era in parte spostato sulla via Matteotti dove dovevo per forza passare uscendo dalla rampa condominiale dei garage e dovevo calcolare i tempi per riuscire a passare fra il marciapiede e le casse di frutta della bancarella che già occupava il posto assegnato dai vigili , per me era un grande disagio . C’erano almeno tre bancarelle di frutta e verdura, ma non si facevano la guerra, ognuno aveva i suoi affezionati clienti e alcune avevano adottato la pratica del numeratore per ogni cliente per non scontentare nessuno. Il mio fruttivendolo preferito, in inverno, mi aiutava a portare l’intera cassa di arance fin sotto casa e in quei momenti apprezzavo a pieno il vantaggio di abitare in centro. C’è stato un periodo in cui passando dalle bancarelle di fronte all’entrata della Chiesa, si sentiva la voce del sacerdote che da un altoparlante posizionato chissà dove recitava l’omelia costringendo tutti ad ascoltare e ad alzare a voce mentre si contrattava sul prezzo della merce. Altre volte era il rumore delle campane della tor-re campanaria, credo una musica registrata su CD, che lo stesso altoparlante a tutto volume diffondeva nell’aria sottoponendo i timpani a un certo sforzo. Questi avvenimenti causarono non poche proteste nel paese notoriamente rosso come indirizzo politico e mi venivano in mente sorridendo le storie di Peppone e Don Camillo di Guareschi, c’era davvero da ridere. Anche durante la processione del corpus domini in primavera sentivo le orazioni cantate e diffuse dal portato a mano e vedevo dal balcone il seguito del gruppo di donne e qualche anziano, negli anni sempre più sottile, passare sotto casa. Credo ci sia stata una contrattazione fra sindaco e curia e da allora è finito l’uso degli altoparlanti e anche il rintocco delle campane è diventato più discreto, i tempi sono maturati per comunicazioni telematiche sia per il prete che per il comune.

 

>>“Il mercato del Sabato”<< da Il castello di Soliera – Uno sguardo dal ponte, di Azzurro Manicardi.

 

9 dicembre 2020

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