La fontanella (il pompino)
Luisella Vaccari

“Allora cosa aspetti? E’ quasi mezzogiorno, c’è da andare al pompino!”
Che paranoia! Tutti i giorni d’estate, quando i giochi erano più belli e avvincenti, alle undici e mezzo bisognava tornare a casa per andare al pompino a prendere l’acqua.
Dove oggi c’è il palazzone c’era il ballo all’aperto la Conca verde, coperto di glicini e nell’area adiacente, tra il ballo e il crocevia, ricordo la cabina dell’Enel, la pesa pubblica e il “mitico” pompino.
Una breve scalinata in discesa, saranno stati otto o nove gradini, portava a un piccolo spiazzo dove usciva, dal muro umido e scrostato, una cannella di ferro che erogava di continuo un getto d’acqua. Beh, “getto” è una parola un po’ forte, per quanto ricordo io; forse un tempo era stato un getto ma ora era poco più di un debole filo.
E questa lentezza costringeva le persone a stare in fila, sedute sui gradini, con le bottiglie in mano in attesa del proprio turno.
Vigeva una regola ferrea: nelle ore di punta, prima di pranzo e prima di cena, si potevano riempire solo le bottiglie, il rifornimento con i secchi era riservato alle altre ore della giornata.
Durante queste sedute io desideravo solo che arrivasse il mio turno per andarmene, mentre invece avevo il sentore che i grandi se la passassero bene in chiacchiere: chissà quante ne saltavano fuori! Peccato che ai bambini queste cose non interessano … anzi per fortuna!
L’acqua del pompino era buona, leggermente ferruginosa e fresca, prerogativa assai importante dato che i frigoriferi non erano ancora arrivati nelle nostre case.
Chissà se qualcuno ha mai fatto l’analisi batteriologica?
Credo proprio di no. Abbiamo accolto l’acqua fresca di questa fontanella come un dono che arrivava dalle viscere della terra, con naturalezza e fiducia e abbiamo assistito poi al suo lento tramonto con un po’ di dispiacere ma con altrettanta naturalezza, così come si faceva un volta … tranquilli, con calma.

 

>> “Acqua da tre pozzi” << nota storica di Azzurro Manicardi

 

9 dicembre 2020

 

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