Il campetto da tennis
Guido Malagoli

Il fatto è che quando rovisti nei ricordi il più delle volte non viene fuori niente, o meglio vengono fuori quelle cosette che non valgono niente ma che nel tuo io più profondo hanno lasciato una traccia inconsapevole e non sai nemmeno perché.
M’è sovvenuto, vedi un po’ la stranezza, di pensare al campetto da tennis della parrocchia, quello situato dall’altra parte del campo da calcio sotto ai bastioni, cioè al di qua della stradina in discesa che oggi si chiama via Papa Giovanni XXIII
Mi pare di vederlo con la sua recinzione di rete metallica ricucita alla meglio nelle maglie rotte, il cancelletto della stessa rete nella parte inferiore del campo, in fondo, verso la strada, chiuso con un lucchetto che s’andava a prendere in parrocchia o al bar dopo la prenotazione dalla tal ora alla tal altra. Il campo era di terra rossa, ben tenuto, credo ma non giuro. Sotto la parte alta del blisgone era stato ricavato uno spogliatoio per i giocatori. In quel campo giocai, può sembrare strano dirlo oggi , alla mia età, ma vi giocai a tennis varie volte quando venni ad abitare a Soliera dopo il matrimonio. Per non passare il mio tempo libero a tirare la pallina da una parte all’altra del cortile o addirittura lungo la strada di casa mia dove non passava mai nessuno, prenotavo e andavo in quel campetto. Il buffo è che ricordo perfettamente la mia racchetta da tennis, il manico avvolto da un nastro rosso fermato da un chiodino che di tanto in tanto spuntava e pungeva; ricordo quella volta che Claudio Codeluppi tirò le corde della racchetta senza grande entusiasmo visto il modestissimo valore dell’attrezzo, ma non ricordo affatto quanto si pagava per giocare, se si pagava, a chi, come si prenotava, chi ripassava col saccone la terra rossa dopo la partita e nemmeno con chi giocavo. Questo è il colmo. Avrò pur avuto un compagno o no? Vuoto pneumatico. Ricordo bene un buco nella rete metallica dove una volta trovai infilata una pallina seminuova, la confrontai con una delle mie spelacchiata fino all’indecenza e decisi che il cambio era necessario, quasi un segno del destino, e infilai nel buco la spelacchiata, senza rimorso alcuno. Ma ha senso tutto questo? Che razza di ricordo è?

17 dicembre 2020

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