Mano nella mano
Luisella Vaccari
Nella foto: Carla Vaccari (prima a dx) con un gruppo di alluvionati del Polesine (anno 1951)
Era una sera di novembre del 1951 quando arrivò in piazza a Soliera, fuori orario, una corriera piena di persone.
Cominciarono a scendere uomini e soprattutto donne e bambini, sconosciuti: erano gli alluvionati del polesine.
Furono fatti salire al secondo piano del castello, vennero rifocillati e lì si misero in attesa della loro sorte.
Alcuni uomini che si trovavano al bar Chiletto, tra cui mio padre e mio zio, salirono al castello per vedere i nuovi arrivati, per rendersi conto e dare, se possibile, una mano.
Mio zio vide una bimba dell’età della sua, con le treccine proprio come lei.
Non ci pensò neanche un attimo, la prese per mano e le disse “Vieni con me, ho una bimba come te, vedrai che starete bene insieme”.
Neanche un attimo pensò che sua moglie o sua figlia potevano non accettarla, neanche un attimo pensò che la loro casa era molto piccola, neanche un attimo pensò che una bocca in più poteva essere un problema. Neanche un attimo! Prese per mano la bimba e la portò a casa.
Lui e la zia spostarono nel letto matrimoniale la figlia che dormiva nel suo lettino e lì sistemarono la bimba nuova. La zia non fece una piega e nemmeno mia cugina che al mattino si svegliò trovando un’altra bimba che dormiva al suo posto.
Questa si chiama “accoglienza”.
Anche mio padre era andato al castello e anche lui avrebbe voluto portare a casa una bimba ma sapeva che non poteva farlo.
Mia madre era una persona molto generosa, sono certa che provò solidarietà e compassione per quelle persone in difficoltà, sono certa che partecipò largamente con un contributo in denaro, ma mai e poi mai avrebbe accettato in casa un’altra persona.
Questa si chiama “solidarietà e generosità”: sentimenti nobili e preziosi.
Ma “l’accoglienza” è qualcosa in più; l’accoglienza è la mano dello zio stretta alla piccola mano della bimba spaurita in una notte di novembre del 1951.
P.S. La loro casa era composta da una piccola cucina che fungeva anche da soggiorno e bagno, con un tavolo addossato al muro che, volendo pranzare in quattro, si doveva spostare; c’era poi la camera matrimoniale e una stanzetta di passaggio in cui stava a malapena un letto singolo. Loro gliene fecero stare due.
Lucia rimase fino alla fine delle scuole in giugno. I suoi famigliari, ospiti di altre famiglie di Soliera rientrarono a casa molto prima ma per Lucia si decise che era meglio se finiva qui l’anno scolastico e lei rimase volentieri.
Ancora oggi si scrivono.
21 gennaio 2021
