Terremoto 2012
Marisa Zanini

Maggio 2012, a Soliera la terra trema. E’ notte, all’alba devo partire per raggiungere le amiche del gruppo scrittura della Ginzburg ad Anghiari assieme a Morena, ma il botto è così potente che ha squassato il letto costringendomi ad alzarmi. Mi trovo nel corridoio con mio figlio, anche lui assonnato, ci scambiamo solo due parole, controlliamo che nulla sia caduto in terra, in giro per casa e decidiamo di tornare sotto le lenzuola. Arriva una seconda scossa, ci rialziamo, stavolta il sonno è perduto e mio figlio mi indica la strada dalla finestra, i nostri vicini sono tutti fuori vestiti o in pigiama nella penombra delle prime luci dell’alba. Mio figlio è raggiunto da una telefonata, è il suo amico Vincenzo che sta arrivando sotto casa per stare con lui all’aperto, anch’io mi decido a chiamare Morena al telefono anche lei sveglia per la scossa e decidiamo di partire in anticipo, ormai non si dorme più. Quando arriviamo in Toscana tre ore dopo mentre sorseggiamo il primo caffè in un bar di Anghiari appena aperto apprendiamo dalla tv accesa che a San Felice, un comune della bassa modenese, ci sono state numerose scosse di terremoto e diversi morti sotto i capannoni crollati. Telefono a casa, mio figlio è sempre in compagnia di Vincenzo, gli dico di non rientrare a casa che per ora non è sicuro. Dopo pochi giorni inizia la fase più grave del terremoto che ha danneggiato diverse case del centro di Soliera, la chiesa parrocchiale, aziende agricole con grossi disagi. Lo sciame sismico non accennava a finire. Ricordo le notti passate fra la tenda montata nel giardino dell’amico Vincenzo e il sedile posteriore della mia auto trasformata in letto per le notti ancora fredde e piene di sgomento e paura, tutti eravamo increduli ,sbigottiti e inermi. Ogni attività era interrotta. Lo scossone più grosso ci ha costretti fuori di casa. In casa le ante dell’armadio si erano aperte lasciando cadere a terra le mie preziose boccette di aceto balsamico e l’oro nero si era sparso sul pavimento fra i frammenti di vetro, perdute per sempre anche le ceramiche e i ricordi di viaggio accumulati nel tempo. Il momento peggiore fu un pomeriggio alle 14 quando ero rientrata in casa a prendere alcune cose e mi trovai sul pianerottolo al secondo piano mentre c’era una potente scossa con movimento sia sussultorio che ondulatorio che aumentavano la potenza del sisma, la scossa durò parecchi secondi e la sensazione di terrore provato in quel momento fu terribile, iniziai a pensare che quella volta non ce l’avrei fatta che sarei morta sotto le macerie della casa,ma dopo un attimo cessò e feci la scala di corsa. Mio figlio, allora adolescente, mi chiese perché fossimo andati ad abitare in un posto a rischio sismico, non sapendo che infatti la nostra pianura di solito era considerata non a rischio. Solo diversi mesi dopo abbiamo fatto la conta dei danni, crepe e distacco di intonaco su muri e pavimenti, ma almeno la nostra casa ha retto alla furia distruttiva che finora non si è più ripetuta.

 

>>“Soliera il 20 e il 29 maggio 2012 – Io c’ero”>> di Azzurro Manicardi.

 

26 marzo 2021

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