Caro Lusvardi …
Gabriella Malavasi

Caro Lusvardi,
spero che queste righe ti arrivino perché, sinceramente, non sono sicura del tuo attuale domicilio.
Tanto tempo è passato dall’ultima volta che ci siamo parlati, ti ricordi: eri nel parco, seduto su una panchina e mi chiamasti perché mi avvicinassi per un saluto, una battuta scherzosa.
Il parco, l’avevi voluto con una convinzione e una grinta non da poco.
Bèh, adesso è al meglio.
Se ti capita di passare di qua, ti invito a fermarti un attimo per vederlo, anzi, porta con te tavolozza e colori che certo ti fornirà spunti per belle pennellate.
Ti informo però che è diventato il sogno estivo della maggioranza dei solieresi per cui, se avrai bisogno di silenzio per concentrarti, ti conviene passare quando il freddo, la pioggia e la neve lo fanno appartenere solo a se stesso.

Anche in quei momenti però ha un suo fascino speciale e so che gli occhi e il pennello saranno presi dall’architettura degli alti fusti, dai nidi fra i rami, dai cespugli sempreverdi.
Se poi dovessi passare in primavera, troveresti un’esplosione di macchie colorate: fiori bianchi, rosa, lilla, non ricordo bene i nomi delle piante, ma sì, ti sento che stai ridendo, tu sai bene il loro nome perché volevi proprio quelle.
Sai, è stato arredato con luci, con tavoli e panchine e nella bella stagione si riempie di persone per una partita a carte, un picnic o una partita di pallavolo. Non ti dico poi l’area giochi strapiena di bimbi, delle loro grida e delle loro corse.
Devi venire, avresti la conferma che il tuo sogno si è realizzato.
Ti potrebbe capitare di incontrare qualcuno con cui da tempo hai voglia di scambiare quattro chiacchiere e so che ti peserà non poterlo fare, ma so che stuzzicherai i suoi pensieri fino a coglierne le risposte.
Gabriella Malavasi

28 dicembre 2020