ERA UNA MATTINA DI APRILE

Era una mattina di aprile e il cielo era mezzo grigio e mezzo azzurro, come se fosse indeciso su come sentirsi.
Io, invece, sapevo benissimo come mi sentivo: ero nervosa.
Il giorno prima, la maestra ci aveva detto che avremmo fatto un’attività diversa dalle altre: dovevamo parlare delle nostre emozioni davanti alla classe.
Non c’era bisogno di fare un discorso perfetto, non era una verifica, ma un momento per conoscerci meglio attraverso le nostre emozioni.
Potevamo parlare di quanto ci sentivamo felici, tristi, arrabbiati, annoiati.
Tutto ciò che volevamo. Potevamo cercare risposte ai nostri dubbi, confrontandoci con i compagni.
Appena ce lo aveva detto ho sentito come se dentro la mia pancia ci fosse una lavatrice accesa. Le mie emozioni? Davanti a tutti?
A me non era mai piaciuto parlare davanti ad un pubblico.
Hai tutti gli occhi puntati su di te, non puoi concederti neanche un piccolo sbaglio altrimenti fai una brutta figura.
Ogni volta che dovevo esporre qualcosa davanti alla classe, mi sentivo le mani sudate e il cuore che batteva velocissimo.
Riuscivo sempre a parlare, ma mi sembrava che tutti mi guardassero come se fossi un alieno.
Poi c’erano sempre le risatine, i commenti sottovoce. Queste cose non mi scappavano mai.
Non riuscivo mai a concentrarmi su ciò che stavo dicendo, perché pensavo solo al giudizio degli altri. E se dopo avessero iniziato a prendermi in giro?
Inoltre, esprimere le proprie emozioni non è semplice. Le emozioni sono complicate, non si sa mai cosa si prova veramente.
O almeno così sembrava.
Non riuscivo ancora a capire il senso di quella consegna: chi avrebbe voluto sentire parlare delle mie emozioni? Se provavo paura, ansia, felicità?
A scuola tutti sembravano così sicuri di sé, a volte mi sembrava di essere l’unica a non riuscire a fare cose semplici come alzare la mano se conoscevo la risposta giusta alla domanda.
Poi, però, pensavo alla maestra, che ci aveva detto che non ci sarebbe stato un giudizio da parte degli altri. Che tutti avevano il diritto di esprimere ciò che provavano, senza vergognarsi.
E ad un certo punto mi sono detta: “Forse ce la posso fare.”
La maestra ci aveva anche detto che, quando raccontiamo come ci sentiamo, è come se togliessimo un peso dalle spalle. Quindi ho pensato che, magari, parlare davanti alla classe mi avrebbe fatto sentire più leggera. Ma non ci credevo tanto.
Il giorno dopo, quando era arrivato il momento di parlare, il cuore mi batteva così forte che tutti potevano sentirlo.
Per mia fortuna, non si doveva per forza seguire l’ordine alfabetico altrimenti io sarei stata la prima a dover parlare. Avevamo deciso che chi voleva si sarebbe alzato e avrebbe iniziato a parlare.Per primo, si era alzato un bambino e aveva iniziato a raccontare di come si sentisse felice, spensierato.
Il tempo passava ed io avevo un po’ deciso il discorso che avrei fatto.
Volevo dire la verità, senza giri di parole o bugie.
Mi sentivo costantemente in ansia, come se dovessi essere perfetta davanti a tutti.
Vedevo tutti i miei compagni alzarsi, uno dopo l’altro. Parlavano senza stancarsi mai.
Quando è stato il mio turno, mi sono alzata con le gambe che tremavano e la testa piena di pensieri. Ma quando ho cominciato a parlare, ho notato che la classe stava ascoltando davvero. Non mi guardavano come pensavo. Non mi giudicavano. O almeno, sembrava che
non lo facessero.
Ho parlato per un po’, e mentre parlavo, mi sono accorta che il mio corpo cominciava a rilassarsi. La voce non tremava più. Mi sentivo più tranquilla. Anche se mi sembrava strano, più parlavo, più mi sentivo come se stessi scoprendo una parte di me che non conoscevo. Le parole venivano da sole, come se avessi parlato con una vecchia amica che mi capiva.
Alla fine, quando ho finito di parlare, mi sono seduta di nuovo, e una strana sensazione di soddisfazione mi ha attraversato. Non mi ero sentita giudicata, e nessuno mi aveva preso in giro. In qualche modo, mi sentivo più forte, come se avessi superato una grande paura. E per la prima volta, ho pensato che forse parlare delle emozioni non fosse poi così male.
Non è stato facile, ma ho imparato che tutti abbiamo emozioni complicate, e che non dobbiamo nasconderle o averne paura. E chissà, magari la prossima volta che dovrò parlare davanti alla classe, non avrò più la paura nello stomaco, ma solo un piccolo sorriso dentro.

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