Ercole e il bambino
Ruggero Toni

Foto dal Materiale Fotografico del Comune di Soliera

Salita la rampa di scale che dal portico sulla piazza porta all’ingresso del castello e superato il grande portone sempre spalancato che finge di vigilare sull’ingresso, continuando il mio cammino incerto e curioso mi trovai di fronte, sulla sinistra, ad un vasto scalone che saliva quasi a spirale. Restai impressionato dalle sue dimensioni. Erano per me inspiegabili e pensai che quei larghi gradini dovessero condurre a piani superiori ignoti e misteriosi. Avevo circa otto anni e con la mia piccola bicicletta nera avevo seguito mio padre fino alla piazza. Forse dovevo sbrigare qualche compito affidatomi da mia madre.
Invece di adempiere al mio dovere appoggiai la bici a una colonna e seguii mio padre a distanza di qualche passo: stava andando alla sede del Banco S. Geminiano, allora sistemato al primo piano del castello. Per lui si trattava d’affari, per me di insaziabile curiosità. Lui svoltò oltre la porta a vetri della banca, io subito dopo mi trovai di fronte alla grande scala. Restai ammutolito, a bocca spalancata, senza emettere alcun suono. Ma non solo per la scala! Il primo ballatoio della rampa era dominato da una figura enorme, un gigante ignudo con una poderosa clava quasi appoggiata a una coscia. Il viso sembrava impassibile, lo sguardo vagante nel vuoto, il torace gonfio di muscoli, le braccia poderose, le gambe possenti. Era di un biancore innaturale, sembrava di gesso. E in effetti lo era. Lo seppi anni dopo quando uscii dalla mia innocente ignoranza. Era la statua di Ercole, figlio di Giove. E solo allora mi spiegai la sua presenza. Gli Este di Ferrara, per vantarsi e attribuirsi un prestigio di stirpe, non esitarono a dichiararsi discendenti del semidio. Avevano poi voluto sistemare questo simbolo della loro potenza nella irrilevante rocca di Soliera che più volte avevano infeudato ai Pio di Carpi, poi di Sassuolo, infine ai Campori. Io la guardai a lungo a bocca aperta ma non capivo.
Crescendo, dopo molto anni, percorsi quelle scale anche molte volte al giorno. Ricordo che, da adolescente, mi capitò di incrociare sui gradini Bianca. Era una ragazza che abitava al piano superiore del castello. Eravamo quasi amici. Aveva un corpo perfetto. Nel guardarla mi veniva quasi spontaneo sostituire con la sua figura la statua poderosa di Ercole. Ero incantato dalla sua grazia e dalla bellezza morbida e sinuosa che ricordava la splendida venere di Cirene. Che distanza separa nella vita forza e bellezza?

22 gennaio 2021