I Nomadi a Soliera
Marisa Zanini

Qualche decennio fa in occasione di una visita ai miei genitori nella nuova casa di Via S. Maria fra l’argine del Secchia e l’abitato di Soliera venni a sapere che in serata ci sarebbe stato un concerto all’aperto presso i giardini del paese: il Parco della resistenza. E’ il parco più grande che accompagna un bel tratto di via Arginetto e delimita le prime strade a ridosso del centro storico. Allora non conoscevo né il centro cittadino, né la sua storia, né i suoi abitanti. Il concerto era tenuto da un gruppo musicale, allora si chiamavano complessi, molto famoso, quello dei Nomadi. Nonostante conoscessi la loro formazione, i loro successi, i brani più volte cantati in compagnia o da sola in auto con la musicassetta a tutto volume non avevo mai assistito in diretta ad una loro esibizione. Ricordavo però di averli incontrati almeno due decenni prima a Milano in Piazza Duomo quando ancora i pullman turistici ci potevano arrivare. Ero in terza media e avevo tredici anni, era il 1967. Mi trovavo in gita scolastica e dai finestrini del bus alcune delle ragazze più scatenate salutava un gruppo di quattro ragazzi vestiti di nero con barbe incolte e capelli lunghi e pantaloni a zampa di elefante e loro si avvicinarono convinti che li avessimo riconosciuti. Erano solo ragazzi poco più grandi di noi. “Siamo di Modena” disse Rossana, la compagna di classe alta e bionda che avrebbe poi costituito il gruppo musicale dei Modena city Ramblers come solista. I quattro intanto si erano avvicinati e adesso li vedevamo benissimo davanti al piazzale e di fronte al Duomo. “Anche noi siamo di Modena, io sono Augusto, Augusto dei Nomadi”. Questo era il ricordo indelebile di quell’incontro fortuito quando ancora il gruppo musicale era agli esordi.
Non potevo mancare quell’occasione, sentire e vedere Augusto Daolio e ascoltare la sua voce vibrante dal tono inconfondibile a Soliera, nel parco della resistenza, a pochi passi dalla casa dei miei genitori. Fu davvero difficile trovare un parcheggio se non quasi fuori dal paese, per la ressa di persone e auto, una folla indescrivibile si era riversata per l’occasione ghiotta. Il pubblico era fitto fitto, una marea festante che parlava e cantava scambiandosi battute, mentre sentivo l’odore e vedevo la brace di qualche spinello. L’atmosfera era rovente anche per il caldo torrido estivo, era buio e la band aveva iniziato a suonare già da un po’galvanizzando con le sue note alte e intense il pubblico assembrato sotto e attorno al palco che a malapena riuscivo a intravedere. Ero sola, gli amici non avevano fatto in tempo ad arrivare e così mi era più facile farmi strada nella folla per trovare un punto strategico per sentire meglio e vedere il mio idolo, Augusto e la sua voce. La gente assiepata attorno ripeteva a gran voce le note della canzone, erano i loro cavalli di battaglia, le note risuonavano come un mantra nell’aria accompagnate dalle nostre voci. Superando ogni ritrosia mi misi a cantare presa dalla foga e dall’adrenalina del momento. Dopo mezzora di musica indimenticabile ero diventata un tutt’uno con la gente vicina, giovani e meno giovani assiepati e felici. Poi dopo l’ultimo replay richiesto a gran voce la musica finì e mi dispiacque tanto di non essere arrivata prima per godermelo tutto quel meraviglioso incontro musicale che non si è più ripetuto. Questo fatto giocò molto a favore dell’ipotesi, allora solo vaga, di diventare cittadina di Soliera.
26 marzo 2021

 

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