Il circo di Bais
Luciana Ognibene

Il giorno prima era il solito prato spoglio, tra le case e le strade Via Roma e Via xxv Aprile di fronte all’asilo ma il giorno dopo, come nascono i funghi, dal nulla, improvvisamente come una Magia ecco, appariva il Circo con il suo tendone, i carrozzoni e la gente colorata.
Per noi bambini era uno spasso, era allegria, divertimento e già sapevamo che avremmo presto incontrato quel simpatico omone in bicicletta, goffo, con la sua sportina piena di pane secco, BAIS!!
Bais ci faceva ridere con la sua comicità ingenua, fanciullesca, pronunciava le parole tradotte dal dialetto, le pronunciava male, sbagliate e per noi era uno spasso.
Ora che sono adulta lo assomiglio molto a Zampanò del film “La strada” ma senza quell’alone drammatico.
Il circo di Baìs era molto semplice ed io conservo il ricordo di sua figlia che arrivava in pista con un costumino succinto, con le pailettes, scintillante e le gambe lunghe con le calze a rete e faceva un numero con suo marito di equilibrismo sulla bicicletta.
Il clou dell’esercizio era quando lei, sdraiata a pancia in giù sulla canna riceveva una pacca sul sedere, un po’ nudo! E giù, tutti a ridere!
Sempre loro si esibivano in un numero al trapezio e quello era il mio preferito, volare, fare le capriole in aria e … bum! Lasciarsi cadere sulla rete elastica a prendere gli applausi.

Sognavo e mi chiedevo la vita che facevano, sempre in giro, chissà cosa avevano dentro i carrozzoni, dove era il bagno?
Era tutto un piccolo mondo misterioso e come ogni magia, una mattina, non c’era più, svanito.
Rimaneva il solito prato tra le case e le strade, deserto e solo un po’ calpestato.

31 gennaio 2021