Il Medusa Danze
Ruggero Morselli

Che nostalgia!! Succede che prima o poi ti ritrovi una vecchia foto dimenticata e automaticamente aneddoti e ricordi affiorano più o meno con piacere, rivedere il Medusa compagno di viaggio della splendida gioventù che non torna più.
Quando lo hanno abbattuto, per naturale costruzione consona ai tempi, io da casa, abitando proprio di fronte in Matteotti da una vita, non ho resistito nel fare qualche foto e mentre scattavo dalla finestra, altrettanto faceva Giuliano, dalla strada sottostante, il nostro rimpianto fotografo per eccellenza, scomparso purtroppo prematuramente.
In concorrenza, nel periodo primavera-autunno, con la Conca Verde all’aperto dove oltre ballare si pattinava in massa coi pattini a rotelle in via IV novembre ora sede dell’evidente (anche troppo) Palazzone, il Medusa era appuntamento d’obbligo settimanale per serate di approcci ed eventuali agognate conquiste.


Il titolare Bagigi (nella foto insieme ad alcuni amici), che nonostante la mia età acerba, mi fermava sempre per quattro chiacchiere, quando ci incrociavamo, lui super navigato, vero marpione, non mi chiedeva mai direttamente quello che gli interessava ma la prendeva larga e, senza che me ne accorgessi otteneva molto più di quel che voleva sapere, ne uscivo suonato come un pugile (ma non ero il solo) personaggio scomodo come si usa dire, di una simpatia incredibile e una furbizia unica, una persona favolosa a mio giudizio.

 

 

Foto dal Materiale Fotografico del Comune di Soliera

Carichi come molle, dopo una interminabile settimana di attesa, ci si scatenava a twist cha-cha-cha e rock and roll, ottimo per mettersi in mostra, senza mai però perdere di vista i modenesi in trasferta, visti come invasori a casa nostra, mentalità diffusa ai tempi che certo non riguardava il nostro caso, nell’accogliente inverno padano, con umidità accompagnata da nebbia gelata impenetrabile, in motorino vestiti alla belle meglio, classico giornale sullo stomaco sotto al paltò, l’ evasione temporanea dalla morosina al pomeriggio della domenica dove si ballava, con obbiettivi Rovereto Concordia o peggio Mirandola dove in 48 (il motorino), si arrivava anche in un’ora e mezza con ciglia e baffi bianchi gelati, biglietto alla cassa ed entrata precipitosa alla ricerca di qualsiasi cosa provocasse calore e proibitivo da abbandonare fino all’ultima suonata giusto il tempo per sgelare e riprendere calore per affrontare il ritorno, che divertita!! Le poche lire buttate per un’entrata servita a restare aggrappati a un termo, certo di timore di concorrenza da parte dei locali ne abbiamo subita poca piuttosto una leggera compassione e nessuna invidia.
Era costume nei locali da ballo che a intervalli fra un bughi (così chiamavamo il rock) e l’altro, un sostanzioso abbassamento di luci ti annunciava l’atteso agognato LENTO che metteva a dura prova la timidezza dell’adolescenza, momento clou, e mentre le gentili ragazzine sfornavano dei NO a ripetizione finché non fosse giunto il loro preferito, come un fuggi fuggi di formiche spaventate in fretta per anticipare la concorrenza, ci spalmavamo a macchia d’olio per la sala con obbiettivo LA BELLA tanto desiderata.

 

 

 Veglia dello Sport – anni 1970/1971 – Un gruppo di amici si esibisce in una “gara canora” con la solista Irene Mezzanotti (al centro)

La scarsità in certe serate di presenza femminile metteva a dura prova la nostra pazienza permettendole libertà che in occasioni migliori non ne avrebbe approfittato, detta all’Alberto Sordi in un suo bel film “quattro pelose e pure pretenziose” dopo un certo numero di rifiuti all’invito al ballo le battute tipo “sgnureina balla”? Perentorio ennesimo NO! Ahh, ma alora et ciaver an sin ciacara gnanc” (ah, ma allora di far l’amore non se ne parla neanche) questo e altro erano all’ordine del giorno.
La fine dei favolosi anni 60 coincise con la scomparsa del buon Bagigi e la conseguente fine dell’attività del Medusa, dopo qualche anno di abbandono fu poi ripreso da proprietà e (dubbia) nuova attività col nuovo nome di Mitò, l’entrata principale di Matteotti divenne secondaria e la principale, comodamente accessibile al park di V. Mazzini, fu aperta in via dei Mille di fronte alla bottega di Mario il calzolaio conosciutissimo per l’attività svolta quasi in estinzione, ed era consuetudine comune passare da lui nel tentativo illusorio e il più delle volte inutile di ritrovare le proprie scarpe consegnate per riparazione.
Si passava, non si sa mai le avesse riparate, di routine con o senza fretta non importava pensava lui a rimetterti in carreggiata, ciao Mario sono pronte? Risposta: mi sembra di sì dacci na’ guardata che finisco qui, lui era emarginato in un misero angolino stretto del negozio, a fronte di un tavolino di un metro x un metro dove legava incollava e batteva chiodi, spazio minacciato e continuamente ridotto dall’aumentare continuo della enorme montagna di campionario di calzature di ogni tipo, attuali d’epoca di tela cuoio gomma scarponi imbottiti e non, sandali ciabatte il tutto alla rinfusa spaiate qua e là, ovunque dove occupare spazi, ho capito ripasso! Ma no dove vai? Siediti.
La decisione da prendere nell’immediato era di due soluzioni, te ne andavi e ritornando ti ritrovavi esattamente al punto di prima, oppure restavi e miracolosamente lui e solo lui, simile alla versione dei pc dell’ultimo grido, riusciva a ritrovarti le tue scarpe sepolte chissà dove, e aspettando, te le sistemava aggiornandoti di cose di paese che tu neanche lontanamente potevi immaginare, alternativa scarpe perse sicuramente.
E per rimanere in argomento l’ufficio pettegolezzi del paese (ci si conosce tutti un punto d’appoggio ufficiale è importante) non ha smesso l’attività anzi, a scanso di smentite la sede attuale principale è rimasta in loco, molto vicina, senza voler pubblicizzare e che resti fra noi, da Paolo al barbèr al fiol ed Manèta. (il barbiere, il figlio di Manèta)
Chi non ha conosciuto l’elettricista Artioli Albertino detto Manèta? Personaggio con forte carenza di timidezza noto per la grande, inimitabile proprietà di espulsione di magoni interiori indifferentemente da chi glieli provocasse fosse pure il Presidente della Repubblica.
Un piccolo esempio, ma significativo, per ricordarlo la memoria mi riporta agli anni 50 – 60, tensione politica ai livelli di guardia, guerra fredda, i confronti fra le parti erano scontri tra avversari, la piazza cambiava totalmente colore e atmosfera, o bianco o rosso, a seconda dei comizi svolti, i curiosi di colore (idea politica) contrario si sistemavano sotto al portico con l’illusione di passare inosservati, se scoperti non evitavi rimbrotto tipo “set andè a fer”, (cosa sei andato a fare?) e in occasione di apertura di uno di questi di colore bianco sono sul palco Manetta e il Parroco.
Il primo, come consuetudine responsabile dell’impianto elettrico, appoggia il microfono al Parroco il quale apre il comizio esordendo con: un doveroso ringraziamento al Sig. Manetta per … al che con scatto felino Manetta si avvicina al microfono e davanti alla piazza piena ribadisce perentoriamente “compagno, prego!” Stupore di Don Ugo con tensione annullata da risata totale di piazza, compresa la mia sotto al portico, naturalmente dietro una colonna.


Un vecchio detto dei nonni dice che da un pir an n’è mai nasu un pàm (da un pero non è mai nata una mela) quindi Paolo il figlio, dopo il tirocinio con William Cavani ora in pensione e dedito all’antica passione della fotografia, ha rilevato l’attività di barbiere, sede ideale, come pare dalle parrucchiere, non tutte solo in maggioranza, per scambi di dicerie varie a essere magnanimi, non so se d’accordo, sembra di essere cattivi e sparlare ma sono ambienti che rilassano!

Ma chi è che esce senza sorriso e più ricco, di cosa non si sa ma si è soddisfatti appagati, il negozio quindi figura come barbiere ma in concreto è fiero erede del patrimonio del compianto Mario in chiave moderna, il termine BRAGHER è persino offensivo per Paolo, non ne vuol sapere si ritiene un INFORMATICO tradotto sarebbe che lui si informa (con passione e senza nessun sforzo) per poter poi godere del piacere di riferire, a chiunque, anche se non clienti, provare per credere.

Le prede più ambite, con sguardo al passaggio davanti alla vetrata curato e soprattutto dettagliato nei minimi particolari, è la sposa, se formosetta è meglio, non si disdegnano le prominenze delle raga in età stimolatrici della frase “sle bàuna!” (quanto è buona) e non è poi che qualcuna non se ne sia accorta e non manchi di fare passerella, con caffè di fronte oppure ondeggiando nel passare per ritirare l’auto nel park di v. Mazzini, se da una parte fa anche piacere essere protagoniste a altre, specie a fronte di significative occhiatacce, sembra di leggere sulle labbra “vè si guerden chi caiaun lè” (veh, come guardano quegli imbecilli) il tutto senza dimenticare il secondo mestiere svolto in negozio che sarebbe, tempo permettendo, il taglio di capelli e barbe perfette.
Il particolare dell’entrata secondaria del Mitò è citato per un curioso episodio a cui non potevo non assistere, di fronte alla finestra del mio appartamento in via Matteotti una sera d’estate, mi entra un improvviso mulinello di luci blu lampeggianti , la stanza illuminata come una discoteca, ambulanza? Pompieri? non ho sentito sirene però? Naturale curiosità prevale e cosa vedo in strada? Una grossa auto dei carabinieri seguita da enorme auto anonima e altre due auto dei carabinieri altrettanto grosse, ma se la caserma dei carabinieri del paese è dotata di una misera fiat uno?? Ma che succede? Finalmente viene aperta la porta secondaria del locale e in contemporanea quella della misteriosa auto enorme, frettolosamente scende un’apparizione elegante, bianca e pura come una colomba, come una visione surreale intravedo un‘onorevole che si intrufola all’entrata e scompare, il popolarissimo parlamentare Ilona Staller in arte Cicciolina, che debuttava a Soliera a contatto ravvicinato, molto ravvicinato pare, ai suoi beniamini, per il piacere dei contribuenti felici e soddisfatti di sapere che parte dell’introito delle adorate tasse, è usato per scorte e stipendi accompagnati da generose mini pensioni, da “politici” per lavoro extra protratto pensate, fino a tarda notte pur di stare vicino ai suoi elettori.
A parte il personaggio citato e conosciuto, le serate infrasettimanali che sembravano morte e con personaggi perfettamente sconosciuti erano comunque portatrici di file continue alla cassa del Mitò, il park sempre pieno, auto da tutte le province limitrofe con invasione alle volte anche di cortili condominiali privati seguiti dalle giuste lamentele degli inquilini, alla vista di un movimento così importante mi sono informato del tipo di spettacolo svolto durante la serata, soddisfatto anche nei dettagli mi rimaneva il dubbio della realtà, ma venivo sempre smentito dalla conferma interpellando altri, tutti però a loro volta informati da amici ai quali è stato riportato da conoscenti, nessuno in diretta, tutti per sentito dire e la fila era reale a tutti gli spettacoli, tutti sapevano nessuno è mai entrato (chiaramente nemmeno io giuro!) … bel mistero!

30 dicembre 2020