Il mercato sotto le mura
Remo Roma

Foto – un banco del mercato nell’immediato dopoguerra davanti al negozio di Bataglina

Conoscevo il mercato di Soliera sin da metà degli anni ’60 del secolo scorso, quando da Sorbara la mia famiglia si trasferì a Secchia; un mercato che si sviluppava nelle giornate di martedì e di sabato, quello del sabato più partecipato rispetto a quello del martedì, in termini di banchi e pubblico. Sin da allora si svolgeva nella piazza F.lli Sassi e nelle adiacenti vie 4 Novembre e Garibaldi, oltre all’uscita del “voltone” verso via Roma, in piazza Repubblica e tra il Municipio ed il parchetto antistante via Marconi (dove ora c’è la piazza Lusvardi). Complessivamente, un mercato dalle modeste dimensioni ma che – nel corso degli anni – è aumentato di consistenza, dovuto anche al costante aumento della popolazione solierese.

 

Mercato dei primi anni dopo la guerra. Notare il selciato in ciottoli prima che il sindaco Roncaglia disponesse l’asfaltatura della piazza alla fine degli anni’40-inizio anni’50.

Molto meglio ho conosciuto quella realtà dal 1973 quando, per motivi professionali ed a seguito di disposizioni dell’Amministrazione comunale, unitamente ai colleghi della Polizia Municipale ne abbiamo gestita l’organizzazione. Come previsto dalle normative nazionali, il Comune aveva stabilito il numero degli ambulanti che potevano esercitarvi l’attività, quelli che avevano il posto fisso e quanti posti rimanevano disponibili per quelli occasionali. Era stato pure adottato uno specifico “Regolamento” per un ordinato sviluppo di quell’attività commerciale, prevedendo – tra l’altro – gli orari di arrivo e di inizio della vendita, quello di uscita delle attrezzature, il posto assegnato e le relative dimensioni, quante assenze giustificate non compromettevano il posto fisso, ed altro ancora.
Ogni mattina di mercato, all’orario stabilito un Agente della Polizia Municipale accertava le presenze degli ambulanti a posto fisso ed assegnava – in base ad una graduatoria aggiornata a cura dell’ufficio comunale preposto – i posti liberi a quelli occasionali presenti alla cosiddetta “spunta”; questo era per me un compito ingrato quando non c’erano posteggi sufficienti da assegnare, ciò che comportava l’esclusione dal poter svolgere la propria attività ad un ambulante, che talvolta arrivava anche da località distanti. Era pure nostra competenza l’incasso del “plateatico”, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, che per molti anni si fece giornalmente, con rilascio delle ricevute e la custodia del relativo introito fino al versamento in Esattoria. Dopo circa 10 anni di questo sistema di esazione per i titolari del posto fisso, le procedure furono modificate: ogni esercente riceveva la nota di quanto doveva pagare e l’invito, entro un determinato termine temporale, a fare il versamento direttamente all’Esattoria sollevando così la Polizia Municipale dal compito, che rimaneva solo per gli occasionali.

Con il trascorrere del tempo, le attrezzature di questi esercenti – forse molti anni orsono costituite da carretti o poco altro – diventarono sempre più ingombranti: da modesti furgoni a più capaci autocarri, da piccoli ombrelloni, le coperture dei banchi diventarono strutture sempre più ampie. Questo comportò, in alcuni punti dell’area mercato, una riduzione degli spazi a disposizione della potenziale clientela, sia a fronte dei banchi che negli spostamenti nella stessa area mercato. Giunse anche una comunicazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco segnalante la necessità che in quell’area fossero garantite adeguate possibilità di intervento e transito di mezzi di soccorso, condizione non assicurata nella situazione in quel momento in essere.

Via Garibaldi con la storica sistemazione dei banchi

Della problematica fu investita, tra l’altro, la Commissione Mercato ai cui componenti l’Assessore preposto illustrò l’orientamento della Giunta Municipale: quella di spostare il mercato nell’area Fiera di via Mazzini e di destinare un’area adiacente l’attuale Bocciodromo allo Spettacolo Viaggiante (Circo Equestre e Giostre), obbligo previsto da una specifica legge. Quanto proposto parve fattibile, così un pomeriggio l’Assessore, la Commissione Mercato e lo scrivente (segretario di quella Commissione) si recarono nell’area e – metro e picchetti alla mano – disegnarono la possibile collocazione di tutti i banchi previsti; una soluzione che alla fine parve idonea e fattibile, da adottare con relativi atti amministrativi. Di tutto quanto non vi fu seguito alcuno poiché, tra le altre motivazioni, fu riferito che gli esercenti del centro – che allora erano in numero consistente – non ne furono per nulla convinti: lamentavano una probabile diminuzione del loro giro d’affari, poiché allontanare il mercato dal centro storico avrebbe significato un minore incentivo ad acquisti presso i loro esercizi.
Altra considerazione fu quella di riconoscere come – da sempre – i mercati sono nati tra le sicure mura dei centri abitati; nulla ha pesato constatare come gli ambulanti non arrivassero più con il carretto ed un modesto ombrellone mobile. Così il mercato rimase nella vecchia collocazione, vi furono solo alcuni spostamenti di banchi che consentì un maggiore rispetto delle richieste condizioni di sicurezza in caso di emergenza.

Altri storici ambulanti del mercato di Soliera

Ci fu un periodo abbastanza lungo in cui un esercente presentava con frequenza, a giustificazione di sue ripetute assenze, immancabili certificati medici che – ovviamente – non potevano da noi essere confutati: in tal modo l’ambulante si garantiva dalla revoca del posto fisso per cumulo di assenze ingiustificate nel corso dell’anno. Qualche altro esercente ci segnalò come le giustificazioni per queste assenze non fossero veritiere e l’ambulante in quei giorni svolgesse la propria attività in altri mercati; un più attento controllo dei certificati già presentati ed agli atti dell’ufficio, consentì di appurare che si trattava di certificati riprodotti in fotocopia, con la sola modifica della data di compilazione. La cosa fu comunicata all’Assessore che mi pregò di chiarire i fatti con l’interessato; convocato in ufficio, dimostratagli quanto accertato e messo al corrente che avrei proposto il suo allontanamento, l’ambulante ammise il sotterfugio adottato e promise che ciò non si sarebbe più ripetuto. L’Amministrazione non adottò alcun provvedimento a suo carico ed egli continuò a frequentare il mercato con regolarità fino a quando io fui incaricato di quei compiti.
In fondo a via 4 Novembre e con alle spalle il “grattacielo” di Soliera, l’ultimo banco poneva in vendita ortofrutta: si trattava di un ampio banco che presentava in bell’ordine i suoi prodotti sui lunghi banchi e nelle cassette disposte, per le esigenze igienico-sanitarie, in alto rispetto al piano stradale. In quel tempo ed esattamente sul fronte opposto della via, al piano terra dell’esistente fabbricato era attiva la “Birreria Luppolo”, frequentatissima dalla locale gioventù e non solo, mentre al piano superiore vi erano alcune abitazioni; una di queste era occupata da giovani africani (marocchini, forse), uno dei quali lo si vedeva molto di frequente ubriaco e che – quando sotto effetto dell’alcool – infastidiva avventori del locale o passanti, rendendo talora necessario l’intervento dei Carabinieri. Un sabato mattina venne richiesto il nostro intervento perché un uomo, in evidente stato di ubriachezza, si era avvicinato al banco di ortofrutta ed era stramazzato sopra il banco stesso, causando la caduta dei prodotti che prima vi stavano sopra: il manto stradale tra via 4 Novembre (in leggera pendenza rispetto alle altre) e le vie Grandi e Matteotti e la colonnina spartitraffico ivi presente era coperto di pere, mele, finocchi ed altri prodotti. Autore del misfatto fu pro-prio questa persona che – condotta nel nostro ufficio – rifiutò di essere identificata e produrre qualsiasi documento di riconoscimento, per cui lo consegnammo ai Carabinieri, che ben lo conoscevano.

Sin dai primi anni in cui frequentai Soliera, sul marciapiede di via Garibaldi ed a lato della casa della famiglia Andreoli stazionava una piccola roulotte: si trattava della rivendita della famiglia Luppi che quotidianamente ne alzava un lato, facendo comparire così un negozietto con il suo banco di vendita. Del tutto uguale a quelli posti in locali in muratura, era munito di bilancia, attrezzi da taglio, di un tappo di legno, di carta da avvolgere ed altre attrezzature, e vendeva pollame. Ogni giorno, con qualunque situazione climatica, il padre, il figlio e la nuora (e più tardi pure il nipote), erano a bordo della roulotte e con estrema correttezza e competenza servivano i numerosi clienti: con tagli precisi e secondo la richiesta di questa o quella cliente nascevano sottili bistecche di pollo, o tacchino, o faraona, o coniglio e con altrettanta precisione seguiva una scrupolosa pesatura. Non mancavano mai utili consigli sulla conservazione e sulle diverse cotture. Quella loro presenza si è mantenuta per molti anni, fino a quando non trasferirono l’attività tra quattro mu-ra. Credo che, pur se molti anni sono ormai trascorsi da quei giorni, tanti attempati solieresi possano con piacere ricordare quelle persone e la loro prima, singolare, attrezzatura.
Il nostro Regolamento del Mercato poneva il divieto all’esercente di richiamare i presenti con grida od altri sistemi, tantomeno con l’uso di altoparlanti, pena l’allontanamento. In un altro paese, anni orsono ho avuto occasione di assistere all’attività di un ambulante che, con tanto di altoparlante, metteva in vendita vantati pacchi di merce di pregio a prezzi vantaggiosi: lenzuola, coperte, tovagliame ed altri similari articoli erano questi prodotti; ed, in genere, questa sua declamazione attirava molto pubblico e pure acquirenti. La cosa che a me parve inconsueta fu che egli mostrava l’articolo posto in vendita ai convenuti, ma che gli acquirenti – pagatolo – ricevevano un pacco chiuso, senza che fosse possibile verificarne il contenuto. Una cosa del tutto simile si verificò in un’unica occasione al nostro mercato a carico di un ambulante occasionale al quale era stato assegnato il posto alla spunta; era la prima volta che si presentava e – poiché vi fu l’impressione che vendesse in quel modo – fu avvisato che quella forma non era concessa, ricevendo ampie assicurazioni in tal senso. Come se non fosse stato da noi prima informato, piazzata l’attrezzatura nel posto assegnatogli ed esposta la merce in vendita, iniziò a richiamare l’attenzione proprio con le modalità vietate, peraltro da me chiaramente udite nell’ufficio comunale. Intervenimmo immediatamente, l’esercente fu sanzionato e diffidato dal ripresentarsi, egli raccolse in fretta merci ed attrezzature e si allontanò: non lo si è mai più visto.

Le foto contenute nel racconto provengono dal Materiale Fotografico del Comune di Soliera

 

>>“Il mercato del Sabato”<< da Il castello di Soliera – Uno sguardo dal ponte, di Azzurro Manicardi.

 

24 febbraio 2021

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