Il muro del pianto
Marisa Zanini

Come in ogni paese delle nostre latitudini esiste un posto, di solito un muro, un angolo, una parete del centro cittadino, facilmente accessibile e visibile alla popolazione dove affiggere i manifesti mortuari. Questo luogo l’ho sempre chiamato “il muro del pianto” anche se non ho mai visto nessuno piangere davanti a quel muro.
Piuttosto gli annunci mortuari sono una inesauribile fonte di chiacchiere e rimembranze per chi si ritrova a leggerli parlando del defunto, ricordandolo in qualche frangente o storia magari nota a pochi . Si può talvolta risalire la trafila delle parentele fino ad arrivare alla conclusione di una inaspettata vicinanza genealogica.
Quando lavoravo a Cavezzo come medico di famiglia, il suddetto muro era la parete di una vecchia casa a fianco della edicola /tabaccheria del centro. Ogni mattina tutti quelli che passavano ad ogni ora per il giornale o un pacchetto di sigarette davano una rapida occhiata al muro. Io controllavo i nuovi manifesti per vedere se qualcuno dei miei assistiti fosse deceduto a mia insaputa. A Soliera, il muro del pianto si riduce ad un angolo di un edificio a ridosso della via centrale, proprio di fronte all’entrata della chiesa. Ogni volta che passo su quel corridoio pedonale che congiunge via Garibaldi a Piazza Fratelli Sassi mi fermo a leggere e soprattutto ad osservare gli altri lettori. Qualcuno osserva e commenta, qualcuno si meraviglia, “eppure stava così bene, l’ho visto proprio due mesi fa, chissà cosa gli sarà successo?” Un altro signore aggiunge invece che tutti sapevano che era malato di cuore “sarà morto di infarto” aggiunge e se ne va. Due donne anziane parlottano, mentre un’altra indica il manifesto alla figlia “vedi, te lo avevo detto, è proprio lei, è morta ieri”. Qualcuno sottovoce parlando fra sé e sé cerca di identificare il defunto. Quei fogli orlati di nero o di piccoli ricami sono tutti simili , ricordano un po’ le grida di manzoniana memoria a conferma che tutti devono passare da quel muro per l’ultimo laico saluto.
3 dicembre 2020