Il rastrellamento
Mauro Vaccari
Nella foto: danneggiamenti alla linea ferroviaria in località Appalto
Ho ricevuto dal Centro Studi Storici Solieresi l’invito per la rievocazione del “70^ ANNIVERSARIO DEL RASTRELLAMENTO A SOLIERA E LIMIDI DEL 8.6.1944”, come è scritto nel cartoncino allegato.
La mia mente è andata a quel giorno che il calendario segnava ”Corpus Domini”. Anch’io ero a Soliera “garzone di bottega” dal sig. Codeluppi Aladino (riparazione e deposito per biciclette) e fui presente a quella dura circostanza. Prima di passare alla cronologia dei fatti è bene ricordare alcune date storiche:
10.6.1940 – Dichiarazione di guerra alla Francia e Gran Bretagna da parte dell’Italia
10.7.1943 – Sbarco Alleato in Sicilia: ”Operazione Husky”
25.7.1943 – Seduta del Gran Consiglio del Fascismo e caduta di Mussolini
8. 9. 1943 – Armistizio tra Italia ed Alleati, firmato a Cassibile (Sicilia)
12.9.1943 Liberazione di Mussolini (Gran Sasso) ad opera dei parà tedeschi;
15.9.1943 – Costituzione della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.);
30.9.1943 – Costituzione del C.N.L.A.I. (Comitato Nazionale Liberazione Alta Italia) e
nascita della RESISTENZA.
Durante la vendemmia (ottobre 1943) si parlava già di ribelli, di badogliani, di partigiani che operavano sull’Appennino Modenese mentre da noi tutto sembrava tranquillo. Sul finire del 1943 a Soliera, stando alle fonti del locale C.L.N. (Comitato Liberazione Nazionale), vi erano squadre di partigiani ma solo la metà era armata alla meno peggio, quello che mancava era l’armamento, non mancavano i giovani né gli ideali che li animavano.
La RESISTENZA in pianura si stava organizzando, mentre quella in montagna era già attiva, favorita dal fattore “terreno”. Platealmente apparve a Soliera il 1.5.1944 “Festa dei Lavoratori”, dove i Partigiani, la notte precedente, avevano scritto sui muri, con vernice nera (catrame), ” W gli Alleati”, W il 1° Maggio, W i Partigiani” e attorno al paese, nei crocevia apparvero, attaccate ai pali di legno della linea elettrica, bandiere rosse.
Ricordo che al “Casèin di Vec” (Casino dei Vecchi), dopo la Corte di Soliera, ne avevano messo una grande alla porta – finestra verso Soliera: era ben visibile, si vedeva da lontano.
Alla scritta “Casa del Fascio” sostituirono quella di “Casa del Popolo”.
Agli inizi del mese di giugno (6.6.1944) i “gappisti” (G.A.P. = Gruppi d’Azione Patriottica) di Soliera costrinsero i 10 civili incaricati di sorvegliare la linea telefonica Carpi – Ravarino dal Reggente del Fascio Repubblicano, a segare 11 pali di legno, che reggevano la linea e a tagliarne i fili, sabotandola per parecchio tempo.(1)
Nella piazza di Soliera apparvero le stesse scritte, con una in più : “W Ercole Ercoli”; la maggior parte della gente non conosceva questo personaggio, poi si venne a sapere che era il nome di battaglia di Palmiro Togliatti, capo del Partito Comunista Italiano (P.C.I.); anche sul muro di cinta del cimitero di San Michele apparvero analoghe scritte con una più lugubre:” Fascisti prenotatevi”.
Si giunse alla festività del Corpus Domini (8.6.1944), che a quei tempi si osservava, c’era perfino una giostra per bambini a sinistra del portone d’ingresso al Castello, di fronte alle finestre dei genitori di Iside (impiegata al Banco di San Gemignano e San Prospero, che il sig. Enzo Montorsi dirigeva). Per la circostanza c’era tanta gente a Soliera.
Verso le ore 18, provenienti dall’Appalto, arrivarono i tedeschi: circondarono il paese e iniziarono a rastrellare e convogliare la gente in piazza Fratelli Sassi (2). Allo stesso tempo una parte della colonna aveva proseguito per Limidi, dove rastrellarono e concentrarono la gente nello spiazzo antistante la bottega degli Arletti, seguendo la stessa prassi: vecchi, ragazzi e donne a casa e “fermo” dei giovani, che finirono a Bologna assieme a quelli di Soliera.
Io e Giglio Lodi, figlio di Fausto, eravamo i garzoni del sig. Aladino Codeluppi, il quale aveva rilevato la bottega da meccanico-deposito di biciclette dal sig. Pietro De Pietri (3). Entrò in bottega un tedesco, con “machinen pistole” prese Aldo, il babbo di Aladino, e noi ci mise con le spalle al muro al lato della porta.
Un altro milite tedesco andava avanti e indietro sotto il portico per evitare che i rastrellati entrassero nei portoni delle case e guadagnassero la libertà.
Con Giglio concordammo di allontanarci perché la cosa iniziava a prendere una brutta piega tra le urla e lo sbraitare dei tedeschi; stando sempre con le spalle al muro ci spostammo verso il negozio del sig. Ferrari (detto Patachèina) mentre il tedesco ci voltava le spalle, quando invertiva il tragitto e veniva nella nostra direzione noi ci fermavamo. In un paio di volte raggiungemmo l’angolo della casa Ferrari, svoltammo, e con le braccia alzate raggiungemmo lo spiazzo davanti al Castello.
Da uno dei camion fermi in via Roma, un italiano coi baffetti ci ordinò: ”Abbassate le braccia e andate a casa”, cosa che facemmo alla svelta, raggiungendo la casa di Giglio di fronte alle Scuole Comunali. Ci venne ad aprire la porta la sua mamma che abbracciò forte Giglio; capì chi ero io e mi abbracciò anche me: in quell’abbraccio sentii la mamma che aveva tremato di paura e di angoscia per il figlio e pensavo a mamma Amorina e nonna Ildegarda. Aveva serbato la cena: Giglio volle dividerla con me ma né lui né io avevamo fame; ci guardavamo con occhi spiritati, non parlavamo e così andammo a letto.
Alla mattina presto mi prestarono una bicicletta e così potei tornare a casa; trovai nonna e mamma, Regina e Pietro Luppi nella disperazione, perché la notizia del rastrellamento era arrivata la sera stessa dalle donne che i tedeschi avevano mandato via da Soliera. Anche Daniele Luppi era stato preso.
La nostra salvezza fu che avevamo i pantaloni corti per cui sembravamo ancora più piccoli della nostra età: 14 anni, sebbene GIGLIO fosse più alto di me (4).
I rastrellati vennero portati a Bologna al comando delle SS ed inseriti nell’elenco dei “politici”; il giorno dopo vennero trasferiti al Campo di Concentramento di Fossoli (Carpi). Sui loro vestiti (5) cucirono un triangolo rosso con IT = Italia, che significava “Deportato Politico Italiano”: attesero di essere mandati in Germania. Anche se erano considerati “politici” la maggior parte di essi verrà usata come mano d’opera in Germania.
Non si è mai conosciuto il numero esatto dei rastrellati di Limidi e Soliera; dalle testimonianze dei “catturati” la quantità oscillerebbe tra i 70 –75 giovani.
Oltre a dare una risposta alla Resistenza per il sabotaggio della linea telefonica, era un’azione per procurarsi mano d’opera per spedirla nel Reich.
Di Giglio e della famiglia Lodi ho sempre conservato un profondo sentimento di viva riconoscenza, gratitudine e di amicizia per avermi accolto nella loro casa in un momento così doloroso.
All’indomani del rastrellamento il Paese si interrogò puntando il dito sul Reggente del Fascio Repubblicano, il sig. Renzo Galli (impiegato al dazio), e alle Autorità della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana), come correi dei tedeschi e sul giostraio che aveva impiantato la giostra come elemento “attirante” gente. In seguito la “correità” tra R.S.I. e S.S. tedesche, autori del rastrellamento, non fu mai chiarita, mentre quella del giostraio era lampante: egli sfruttava le feste religiose per guadagnare qualche lira e nulla più. Sollecitati dai famigliari dei rastrellati le Autorità locale della R.S.I. ottennero la liberazione dal campo di concentramento di Fossoli di una decina di giovani tra cui Ermanno Gualdi, Luigi Lancellotti ed altri.
Daniele Luppi, Alessio Poppi, Nando Bulgarelli, Massimo Zironi ed altri andarono a lavorare in una fonderia. Zironi, vinto dallo sconforto, preferì darsi la morte.(6.1.1945 a Brandemburg Havel), gli altri ritornarono a guerra finita come larve umane.
NOTE
(1) – A quell’epoca ero garzone di meccanico di biciclette nella bottega del sig. Aladino Codeluppi, assieme a Giglio Lodi; veniva spesso da noi Setti anarsoch che portava sempre in testa un basco perché era compagno di lavoro del sig. Ugo, (fratello maggiore di Aladino) alla Fiat Grandi Motori di Modena, e sfollato con la famiglia in casa di Aladino e genitori. Chiedeva in prestito le “tronchesi”che puntualmente riportava il giorno dopo; noi le utilizzavamo per tagliare i raggi delle ruote quando si doveva recuperare il mozzo per fare la “raggiatura nuova” della ruota. Con il senno di poi capii a cosa gli servivano le tronchesi: per tagliare i fili del telefono nelle azioni di sabotaggio.
Valoroso gappista morì, assieme al suo compagno Ivano Martinelli di Limidi (conosciuto a casa nostra nel 1943) a Sozzigalli, in uno scontro a fuoco contro i tedeschi il 3.3.1945.
(2) – La colonna dei camion (due o tre), la camionetta e le motociclette con sidecar e mitragliatore in vista (B M W – R 75 con mitragliatore MG 42 “machinen geweher” detto “sega dì Hitler”), arrivò dall’Appalto. Si fermò all’altezza delle scuole Comunali, mentre le motociclette andavano a costituire posto di blocco sul ponte dell’Arginetto per San Michele, all’incrocio con le strade del Macello, e per la Corte, in modo da bloccare l’eventuale fuga degli uomini. Quando i tedeschi furono certi del “blocco” al Paese, si mossero giungendo fin sotto il castello di Soliera.
(3) – Quando il sig. Pietro De Pietri smise di fare il coltivatore diretto rilevò la ferramenta, la bottega del meccanico ed il deposito di biciclette del sig. Guadagno.
La ferramenta la gestiva la moglie signora Telmina con le figlie Rina e Maria, mentre il figlio Dino studiava da geometra; la bottega ed il deposito era prerogativa del sig. Pietro. Iniziai sotto di lui il mio apprendistato e dirò che oltre ad essere comprensivo, buono, era anche generoso con la paghetta di fine settimana; altrettanto dirò della benevolenza che la signora Telmina mi dimostrava e della mia infatuazione per la bellezza prorompente di Rina… avevo quattordici anni !!
Siccome il lavoro della ferramenta cresceva, perchè vendevano anche prodotti per l’agricoltura, il sig. Pietro cedette la bottega ed il deposito di biciclette al sig. Aladino Codeluppi; così passai sotto il sig. Aladino e conobbi Giglio Lodi che era il suo garzone, bravo, paziente, sapeva far di tutto, e mi insegnò tanto, per cui diventammo veri amici.
(4) – L’amico e coetaneo Nando Bulgarelli di Secchia, fratello di Adolfo il biciclettaio di Soliera, indossò per la festa del Corpus Domini un paio di calzoni alla zuava per apparire più “grande e maturo” con le ragazze. Sarà per i pantaloni alla zuava o perché sembrava adulto, venne catturato e spedito in Germania assieme a Daniele Luppi ed altri.
(5) – Il Campo di Concentramento di Fossoli (Carpi) fu creato per i prigionieri inglesi catturati nell’Africa Settentrionale e funzionò dal 1942 al 8.9.1943 ; era in grado di ospitare fino a 5000 persone. Dal dicembre 1943 al febbraio 1944 venne gestito dalla R.S.I. come Campo di raccolta ed internamento razziale (Ebrei, zingari) poi passò sotto il controllo delle S.S. tedesche che lo adibirono per : Ebrei, oppositori politici e nemici del Reich, con destinazione Germania, via ferrovia: Carpi,Verona, Bolzano, lager in Germania. Il 20.11.1944 venne bombardato dagli Alleati che causarono la morte di 17 sorveglianti nazi-fascisti; trovò la morte Ermes Bernini, parente di mio padre, che dalla Polveriera di Soliera era stato trasferito a Fossoli ; il campo rimase attivo fino all’inizio del 1945 per essere chiuso per l’avanzata degli Alleati.
