IL RISCATTO

C’è sempre una possibilità…giocatela fino in fondo
Per quelli della mia generazione le fasi della vita erano scandite da intervalli ben precisi.
Per esempio, nascevi neonata proprio come adesso, uguale….poi fino a 9-10 anni eri bambina, ma non come adesso, eri proprio bambina bambina, con la purezza e l’ingenuità dei bambini .
L’adolescenza durava fino verso i 14 anni e te la dovevi sbrigare da sola perchè nessuno aveva tempo per occuparsi dei problemi di quell’età….poi improvvisamente a 15 anni, eccoti ragazza a pieno titolo e allora avevi il permesso di. indossare le calze velate, le prime scarpe con i tacchi e di andare a ballare, nelle feste in casa degli amici o nelle balere che tenevano aperto la domenica pomeriggio.
Questo importante passaggio coincideva con l’inizio delle scuole superiori per le più fortunate e per molte altre della mia generazione con l’entrata in fabbrica.
Se avevi la fortuna di frequentare le scuole superiori, come capitò a me, che avevo due genitori illuminati, e nonostante le nostre modeste condizioni economiche, scelsero quella strada, cominciavi a scoprire la città e ad assaporare i primi momenti di libertà.
Iniziai quell’anno, era il 1966, la prima magistrale.all’ Istituto Carlo Sigonio di Modena
Non avevo ancora 15 anni ero quindi nel periodo a cavallo tra l’adolescenza e la giovinezza quando l’instabilità dell’umore è al massimo e, un giorno sei alle stelle e un giorno sotto terra. Sei lunatica e in certi momenti riesci ad essere cosi antipatica, che tu stessa ti meravigli.
Quello era stato un anno più o meno cosi. Faticoso, con molti alti e bassi ..
A scuola,il primo trimestre fu un piccolo disastro poi pian piano cominciò la risalita e verso la fine dell’anno scolastico avevo recuperato tutte le materie tranne la matematica ancora in bilico tra il cinque e il sei.
Quel mattino salii sul pullman che mi avrebbe portato a Modena ed ero piena di ansie, perchè c’era l’ultima verifica di matematica e io avevo il terrore di affrontare quella prova. Se fosse andata bene sarei stata promossa , in caso contrario sarei stata rimandata. E non mi sembrava una differenza trascurabile.
Con alcune delle mie compagne facemmo il viaggio insieme, con altre ci incontrammo in stazione delle corriere, eravamo tutte nelle stesse condizioni e accomunate dalla paura di affrontare quella prova decisiva. Era necessario studiare un piano. “ Facciamo cabò, se non ci presentiamo forse il prof ci farà recuperare con una interrogazione e tutto sarà più facile”disse Annina .
L’idea geniale di Annina fu apprezzata da tutte, almeno all’inizio.
Ci incamminammo verso il centro della città e intanto si discuteva sul da farsi convinte che stavamo facendo la cosa giusta. Io come al solito ero la più silenziosa. Troppi dubbi, troppe perplessità e anche una buona dose di paura. Non ero mai stata fuori da scuola , non avrei saputo come giustificarlo a mio padre che certamente non avrebbe capito, e di conseguenza non avrebbe approvato… che casino! Fu cosi che, intanto che le mie amiche parlavano, il dubbio saliva sempre più forte nella mia testa .
Arrivate davanti al Duomo , mi staccai veloce dal gruppo, entrai, mi fermai dinanzi al primo altare, accesi una candela e uscii di corsa. Che opportunista … ma a volte la disperazione e la paura ti fanno fare gesti inconsulti. Raggiunto di nuovo il gruppo delle mie amiche, trovai il coraggio di dire loro che io sarei comunque entrata .“ Mi dispiace ragazze, non me la sento, non mi attento” Nessuna replicò, ma intuii dai loro sguardi che si sentivano tradite, come se avessi violato un patto già stabilito.
Continuai da sola la strada Camminavo in fretta a testa bassa e avrei voluto essere invisibile al mondo intero, Quando varcai il portone del vecchio palazzo dove aveva sede la scuola, il mio cuore andava a mille, ma ormai era fatta, avevo deciso, mi sarei giocata l’ultima carta fino in fondo.
Il prof di matematica, entrò in classe con la cartella in una mano e il registro sotto il braccio.
Fece l’appello. C’erano parecchie alunne assenti quel giorno, “Tutte più coraggiose di me”, pensai … Poi ci dettò il compito e io continuavo ad avere una paura pazzesca e non riuscivo a calmarmi” Concentrati “ mi ripetevo, ma niente… Solo quando cominciai a scorrere gli esercizi, mi accorsi che erano più facili di quanto mi aspettassi. Li feci tutti alla perfezione, presi un bel voto e riuscii a rimediare l’insufficienza. Quell’omino basso, panciuto, sempre cupo e accigliato, che a me sembrava già vecchio anche se aveva poco più di quaranta anni, era stato inaspettatamente generoso.
Fui promossa a giugno con mia grande gioia. La mia irremovibile ostinazione mi aveva ripagato e forse anche la candela aveva fatto la sua parte. Mi rimaneva solo il rimorso del tradimento, ma le amiche, si sa, se sono vere amiche, sanno sempre capire e perdonare.
Dopo pochi mesi avrei compiuto 15 anni e sarei diventata “ragazza” a pieno titolo, ma avrei continuato ad aver paura a fare “Cabò.
Le trasgressioni mi hanno sempre intimorito e a volte penso di essermi persa qualche brivido divertente. Che dite sono ancora in tempo per rimediare? non vorrei passare per una troppo noiosa.

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