Immacolata Picone
Luciana Ognibene

Nella foto: Orianna Ognibene con la piccola Immacolata Picone

Sistemando i cassetti a casa di mio padre, come sempre, brontolavo per la quantità di cianfrusaglie che contenevano e la quantità di fotografie, sparse ovunque.
“Ma non si può, una volta per tutte, raccogliere tutte le fotografie e metterle in una scatola?”
Non so quante volte ho pronunciato questa frase. Niente! Foto dappertutto!

Un giorno, brontolando come al solito, trovo questa bella foto, molto grande e colorata che ritrae mia zia Orianna, sorella del babbo, con una bambina per mano lungo una strada ghiaiata di campagna.
Dietro si intravede una vecchia casa colonica e ai lati dei cumuli di neve.
Ho già visto questa foto, ma non ho mai chiesto chi fosse questa bimba, ho sempre pensato ad una di famiglia, figlia di chissà quale zio o prozia.
Quel giorno, invece, l’ho chiesto: “ Babbo, chi è questa bimba?”
“E’ l’Immacolata Picone! “
“E chi sarebbe?” chiedo io.
“Una bimba di Napoli che ha vissuto con noi, dopo la guerra, per qualche anno”
“Ma va! Questa poi è nuova! Dai babbo, raccontami … ti ricordi?”
“Certo, anche se ho quasi novant’anni mi ricordo bene.
Eravamo nel 1947 alla fine o forse agli inizi del 1948 perché io lavoravo alla Corni da poco . (Fonderie Corni di Modena)
Avevo sedici anni e un giorno la “Dirigenza” chiese chi fosse disponibile ad ospitare dei bambini provenienti da Napoli.
Erano bambini poveri e bisognosi di un po’ di tutto dopo la fine della guerra. Io andai a casa e parlai con mia madre e le mie due sorelle (il papà era orfano di padre morto nel 1945 d’infarto) che furono subito entusiaste del progetto.
La mamma lavorava in campagna nel podere degli Adani dalla mattina alla sera e le mie sorelle facevano le magliaie in casa.
Il giorno che arrivarono i bambini da Napoli andai anch’io a riceverli in stazione dei treni a Modena con alcuni dirigenti della Corni.
Da un vagone scese una bambina, bellissima, avrà avuto quattro anni che mi prese per mano e non la lasciò più.
Era Immacolata e la portai a casa.
Immacolata dormiva in camera con le mie sorelle, abitavamo in una casa di campagna in Via Rosa Pelata e si affezionò tantissimo a me e all’Orianna che la lavava, la pettinava e vestiva come una piccola principessa.
Rimase con noi due anni e poi tornò a Napoli.
L’Orianna iniziò una regolare corrispondenza con la madre della bambina e qualche mese dopo andò a riprenderla : avrebbe iniziato la scuola elementare a Soliera.
Rimase ancora tre anni e poi tornò a Napoli definitivamente.
Non l’ho mai dimenticata quella bambina che quando tornavo a casa dal lavoro mi correva incontro e mi buttava le braccia al collo, voleva la tenessi in braccio.
Era bellissima!
E questo è tutto.

13 gennaio 2021

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