Incontro in piazza
Franca Giovanardi

Domenica mattina. Piazza vuota, sto rientrando a casa, mi fa male il ginocchio destro che ho scoperto di avere da quando mi fa male. Tre o quattro ragazzi extra-comunitari sono davanti alla tabaccheria e le loro voci sono l’unico suono in questa atmosfera quasi rarefatta. Dalla chiesa non esce nessuno, nemmeno un canto.
“Ciao Franca!” Riconosco la voce di Riccardo, un ragazzo speciale che ha trovato una sua collocazione in paese. Alto, dinoccolato, gli occhiali neri sulla pelle chiara del viso, con la sua immancabile bicicletta ascetica (ruote, telaio, manubrio, seggiolino e niente più) mi viene incontro.
“Che strano” – penso – non ha in testa il suo solito berrettone calato fino a coprire fronte e orecchie.
“Ciao Riccardo, come va?”.
Di solito è lui che lo chiede, è il suo mantra quando incontra qualcuno. Si ferma, il suo sguardo, che spesso va “al di là” di te, corre più volte a una finestra della casa a fianco. Mi risponde subito, felice di potersi narrare.
“Sono stato dalla Bianca (la signora della finestra) che aveva bisogno. Adesso vado dalla Paola, poi dalla Giuditta. Sai, hanno bisogno di me e io le aiuto!”


Aiutare le signore anziane, con piccoli ma preziosi servizi, è il lavoro che si è inventato. Capisco che vuole dirmi qualcosa d’altro, qualcosa che lo emoziona fortemente. Diventa rosso in viso, ai lati della bocca si forma una schiumetta bianca che pare non avverta. Si avvicina, come per raccontarmi un segreto e sento il suo odore. Riccardo parla in fretta, le parole si accavallano come quelle di un bambino molto piccolo quando impara a parlare e vuole dire tante cose.
“Ieri sera sono stato fuori col gruppo, stiamo preparando uno spettacolo. Vieni a vederlo, vero? E’ bello! E’ la storia di Pinocchio e io faccio il padre di Pinocchio.”
E’ felice ed entusiasta.
“Verrò di sicuro, tienimi informata sulla data!”. Ci lasciamo così.
“In quel momento la porta della chiesa si spalanca improvvisamente ed esce una fiumana di gente che sorride, si muove, corre da una parte all’altra, lo sguardo fisso sulla porta. Compaiono misteriose scatole, vengono aperte e il contenuto viene distribuito ai presenti: una musica proviene dall’interno. Gli sposi! Gli sposi! Macchine fotografiche, flash, telefonini a tutt’andare per ricordare… i ricordi.
Veniamo inglobati nell’aria di festa. Anche Riccardo. E’ passato il momento per raccontarsi. Mentre continuo il mio percorso penso come Riccardo, ragazzo con una storia familiare difficile di non affettività, di distanza, freddezza, non presenza, sia riuscito, con tutte le sue vecchiette, a costruirsi un nido, una sorta di famiglia allargata da cui riceve affetto e, qualche volta, anche qualche euro.

 

>>“Riccardo Goretti”<< articolo Gazzetta di Modena e poesia alla mamma.

>>“Conferimento XXIV Premio della Bontà”<<

 

4 dicembre 2020