Il Coronavirus
Luisella Vaccari

Il 23 febbraio del 2020 era una bella domenica di sole che confermava ancora una volta la buona sorte metereologica che da sempre accompagna l’ “Andar per mostre castelli ed altro”. La bravura organizzativa di Sandra del Centro Studi, di Pina dell’Arci e di Carla degli Amici dell’arte trova quasi sempre un importante alleato nel bel tempo e si sa che la gita col bel tempo è già un mezzo successo assicurato.
La meta era Reggio Emilia con visita al “Ritratto di giovane donna” del Correggio, percorso nei Chiostri di San Pietro e infine visita guidata al Museo e alla Sala del Tricolore.


Tutto bello e ben organizzato ma l’emozione più forte per me che non l’avevo mai vista, è stata la Sala del Tricolore. Il ragazzo che ci ha raccontato la storia di questo luogo, simbolo dell’impegno civile della città, mi ha suscitato un tale interesse e una tale emozione partecipativa che a tratti è sconfinata nella commozione.
Alla fine ho dato a lui UNA STRETTA DI MANO e a Sandra UN ABBRACCIO per la bella giornata che ci aveva regalato poi soddisfatta e paga, quasi felice, ho iniziato a scendere le scale insieme a tutti gli altri, GOMITO A GOMITO, commentando entusiasti COI VISI VICINI E SORRIDENTI.
Ero circa a metà scala quando ho avvertito un brusìo e un parlare leggermente concitato, tutti rivolti al piano terra dove la Pina parlava col cellulare lasciando trapelare brani di conversazione. Terminata la telefonata ci disse che dal giorno successivo per la Lombardia e il Veneto ci sarebbe stata la chiusura totale di tutte le attività (fabbriche, uffici, negozi, trasporti, scuole); ad eccezione delle necessità dei servizi primari, tutti in casa!
E per noi dell’Emilia Romagna dal mercoledì successivo erano previste chiusure e limitazioni ad eventi, viaggi, sport, visite guidate come questa che stava per finire e che, non sapevamo, sarebbe stata l’ultima per tanto tempo.
Già da un po’ si sentivano notizie su questo virus, dal nome altisonante “Coronavirus”, che, arrivato dalla Cina, si stava diffondendo in Italia ma la notizia, ufficiale ed incontrovertibile, nero su bianco, mi colse di sorpresa e colpì nel muro di gomma dell’incredulità, rimbalzando indietro.
“Ma dai Pina, hai capito bene?” “Sarà una misura precauzionale di pochi giorni” “Come si fa a stare chiusi in casa?” “Il lavoro, i figli, gli amici, la scuola…? Ma è impossibile!”

Oggi è il 23 febbraio 2021, un anno è passato e quella STRETTA DI MANO, quell’ABBRACCIO, quel procedere GOMITO A GOMITO e parlarci COI VISI VICINI, vissuti allora con tanta naturalezza, ci sono ancora negati.
Se quel giorno ce lo avessero detto non l’avremmo creduto e ci saremmo ribellati.
E invece un po’ alla volta ci siamo adattati, facendo del nostro meglio.
I governanti ci hanno dato ordini e istruzioni e noi le abbiamo seguite.
Con grande fatica.
Quando ci sentiamo o ci vediamo distanziati con i nostri amici, dalle nostre mascherine esce spesso un sospiroso “Non ne posso più!”. Già in aprile dell’anno scorso dicevamo così e invece “possiamo ancora”.
Potremo finché dovremo, fino a quando non sarà finita.

23 febbraio 2021