La biblioteca è un mondo
Franca Giovanardi

Quando sono venuta ad abitare a Soliera perché mi sono sposata, non è stato facile. Lasciavo la mia terra ai piedi delle colline, dove sono nata, per un piccolo paese perduto in una pianura totale che mi sembrava senza confini. La mia prima casa era un appartamento al primo piano del “palazzone”, una costruzione moderna che con il paese non aveva nulla a che fare ma che mi regalò, con la sua altezza, qualche consolazione. Appena scoprii infatti che lo stenditoio comune era situato all’ultimo piano non esitai a salire. Volevo vedere le mie colline e ci riuscii: non solo vidi le colline ma anche le montagne più alte. Fu una scoperta che mi rese felice. Era come ritrovare i confini, sentire che non ero poi tanto lontana dalla mia terra d’origine.
Un’altra scoperta che mi fece sentire “a casa” fu il fiume. Era il mio fiume, il Secchia, che qui però scorreva pensile tra due argini ricoperti di vegetazione. A Sassuolo il suo letto era largo, col fondo di ciottoli bianchi in cui l’acqua trasparente formava delle “canale” dove noi ragazzi facevamo il bagno in quelle estati calde e assetate. Ma familiarizzai subito anche con questo Secchia solierese grazie a mio marito che, fin dalla prima estate mi portò a fare il bagno alla “diga”, dove l’acqua era alta e dove conobbi nuovi amici.
Ma la scoperta fondamentale, quella che mi fece percepire il paese con altri occhi, fu sapere che a Soliera c’era una biblioteca. Una biblioteca è un mondo, un tesoro a portata di mano. “Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca” ha scritto Borges. Nei libri trovi mondi inesplorati, mondi paralleli alla tua realtà; i libri sono memoria, contrasto all’oblio, conoscenza, storie di uomini, di affetti, emozioni, sentimenti. Ho sempre amato leggere, fin dall’infanzia, e mia madre, che lavorava in una cartolibreria ante-litteram, mi regalava libri. I libri hanno accompagnato tutta la mia vita. Non sono mai partita senza una buona dose di libri in valigia. Ho letto di recente questa storia di cui non conosco l’autore che mi ha colpito e che testimonia a cosa possa portare l’amore per i libri:
“Il Gran Visir persiano Abdul Kassem Ismail, possedeva 400 cammelli che portava sempre con sé. Questi cammelli trasportavano la sua biblioteca, ricca di 117.000 libri. I cammelli erano allenati a procedere in un certo ordine, in modo che i libri fossero sempre classificati in ordine alfabetico dal primo all’ultimo di questa carovana letteraria”.
Non persi tempo e mi misi alla ricerca della sede della biblioteca di Soliera. Mio marito e i nuovi amici, che nel frattempo avevo conosciuto, mi diedero le prime notizie. L’idea della biblioteca fu di Danilo Lusvardi, per 14 anni sindaco di Soliera, un uomo dinamico, energico e deciso che governò l’amministrazione con fermezza ma anche con grande umanità. Era un osservatore attento alla realtà e ai bisogni sociali del suo paese e lavorava per accrescere il benessere dei suoi concittadini. Per quanto riguarda la cultura, oltre a creare la Biblioteca comunale, propose l’allestimento di una “Biennale nazionale di pittura Comune di Soliera” la cui prima edizione fu nel 1969 e assicurò il sostegno a pubblicazioni e manifestazioni culturali. Realizzò inoltre durante il suo mandato altre opere che rientrano nel campo della cultura: la Scuola Media, la scuola materna statale, l’ampliamento della scuola Materna comunale e l’Asilo-nido Roncaglia.

Foto – La prima biblioteca allestita negli anni ’70 presso la residenza municipale – (Materiale Fotografico del Comune di Soliera)

Ero molto interessata a conoscere gli inizi e lo sviluppo della biblioteca perché mi sembrava una cosa importante per un paese che non aveva una libreria né un’edicola che vendesse libri. Gli inizi dell’attività furono abbastanza insoliti. Nella prima metà degli anni sessanta, Lusvardi affidò a Vincenzo Apparuti e Ruggero Toni, due ragazzi freschi di studi magistrali, l’incarico di acquistare libri utili agli studenti che frequentavano le scuole superiori a Modena. Il comune mise a disposizione una cifra modesta (circa 200.000 lire). I due, dopo aver consultato diversi cataloghi, procedettero all’acquisto, aggiungendo alla lista anche un po’ di narrativa. I libri acquistati furono sistemati in due stanze di proprietà del comune in via Gramsci, dove aveva sede anche una sala riunioni. Chissà se Lusvardi conosceva questa frase di Marguerite Yourcenar :
“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.
Il primo bibliotecario fu Arrigo Borsari, a cui fece seguito Annuska Raimondi. Dal 1973 si aggiunse come collaboratrice Carla Vaccari, alla cui memoria storica debbo parte delle notizie che seguiranno. Al pensionamento di Annuska, Carla divenne la nuova bibliotecaria. Restò per molti anni e la sua attività fu decisiva per lo sviluppo della Biblioteca. Fu la prima persona che conobbi andando in biblioteca: una persona dinamica, accogliente, attenta. Nell’ottobre del 1976 la biblioteca fu spostata, per motivi di spazio, in via IV novembre, sopra all’attuale Banca Popolare. Il numero dei libri, rivolti sia agli adulti che ai bambini, era infatti aumentato e continuava ad aumentare e così anche i lettori! Ricordo con piacere che feci parte per qualche anno del consiglio di gestione. Mi piaceva molto stare in mezzo ai libri.
Nell’ottobre del 1983 avvenne un nuovo spostamento in Via Roma (dove attualmente c’è il cosiddetto “Modulo” delle scuole elementari) per il continuo ampliarsi delle attività e nel 1988 la biblioteca di nuovo cambiò sede, sempre per gli stessi motivi, e andò in via Nenni, al “Mulino”. Comprendeva un settore adulti e uno dedicato ai ragazzi. Dal 1988 cambiarono anche i bibliotecari: Annarosa Viscusi poi Marco Dugoni. Finalmente nell’ottobre del 2003, dopo tanti “San Martèin” avvenuti tutti – forse nel rispetto della tradizione ? – nel mese di ottobre, la biblioteca trovò definitivamente casa al Castello Campori, in piazza fratelli Sassi. Il settore “Infanzia e giovani adulti” rimase al Mulino.


L’attuale collocazione al piano nobile del Castello Campori (in passato appartamento dei marchesi Campori) è prestigiosa. I pavimenti delle diverse sale, realizzati con la tecnica del seminato alla veneziana, formano disegni che sembrano quelli di un tappeto. Sono molto belli e danno un senso di raffinatezza ed eleganza. Le diverse sale si snodano a destra e a sinistra dell’ingresso, in cui si trovano il banco per il prestito e gli espositori delle novità librarie. Le altre sale sono arredate con cura con tavoli da lettura dotati di cablaggio per i pc personali, tavoli per la consultazione dei volumi e per lo studio e scaffalature per gli oltre 40.000 volumi presenti. La biblioteca è dotata anche di postazioni per la navigazione Internet e per l’ascolto dei CD e di una emeroteca. Conserva inoltre due importanti donazioni: il fondo Emilio Lancellotti e il Fondo Zucconi. Passando dalla Sala Consiliare a latere si raggiunge poi l’Archivio-deposito dove vengono conservati altri volumi.

 

L’attuale èquipe della biblioteca, formata da Alessandra Varvaro, dal 2017 coordinatrice gentile e competente, insieme a Giulia Muzzarelli e Serena Bellodi, ha messo in campo diverse iniziative per rendere più vitale l’attività della biblioteca stessa. Sono andata ad intervistare Alessandra per conoscere meglio la realtà di questi ultimi anni. L’obiettivo primario del loro lavoro è far sì che la biblioteca diventi un luogo d’incontro e di promozione della cultura, che garantisca a tutti il libero accesso alla cultura e all’informazione e diventi punto di riferimento per le attività di animazione culturale: un centro culturale insomma, che va ben oltre l’attività di solo prestito dei volumi. Ricordo con piacere di aver partecipato a serate di presentazione di un libro, a recital, ad incontri con gli autori, a serate musicali.

Foto del Fotostudio Solierese

Queste attività hanno portato in biblioteca persone che non c’erano mai entrate e che, conoscendo questa realtà, sono andate ad aumentare il numero dei lettori. E i lettori chi sono? Sono un numero ridotto dai 18 ai 35 anni, la maggior parte è situata dai 40 anni in poi ed è una maggioranza al femminile. I giovani frequentano la biblioteca ma per altre attività. Un dato statistico per rendere l’idea: i prestiti sono aumentati del 16% nel 2018 e del 19% nel 2019. In quel periodo vennero anche realizzati con successo diversi progetti: corsi di alfabetizzazione digitale per smartphone e tablet, aderendo al programma regionale “Pane e Internet”. I progetti erano diretti a dare risposte adeguate ai bisogni della comunità, in una logica di accoglienza e di servizio. Importante è stato inoltre il rapporto con le scuole, gli insegnanti, i genitori che ha dato vita ad un gruppo di volontari , “Nati per leggere”; questo gruppo, attivissimo, andava nelle scuole a leggere per i bambini, Asilo-nido compreso.
Dal 2020 si diede inizio al lavoro di ricollocazione del patrimonio della biblioteca, dividendolo in varie sezioni attraverso una classificazione particolare. Grazie a questo lavoro lungo e gravoso, noi lettori-utenti potremo rintracciare da soli il volume che ci interessa grazie ad una nuova etichetta con apposite indicazioni.
E poi arrivò il Covid 19 che provocò il lockdown e la chiusura della biblioteca. Sono state sospese perciò, tranne per la pausa estiva, tutte le attività di promozione della lettura e il rapporto diretto col pubblico. Però la vita doveva continuare! La biblioteca allora ha garantito il prestito di libri con consegna bisettimanale, in orario diurno o serale, a casa degli utenti, rispondendo alle richieste pervenute via email. A mio parere la “consegna a domicilio” è stata molto importante perché nel tempo sospeso della pandemia un libro può essere di grande aiuto. Però non vedo l’ora di passare sotto il voltone del castello, girare a destra sotto il portico, salire la scala ed entrare in biblioteca a sentire il profumo dei libri.

 

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18 gennaio 2021