La bicicletta rubata
Luciana Ognibene
Quando passo vicino al Comune, in angolo Via Gramsci, non posso non pensare a quella bicicletta che nel lontano 1955 fu parcheggiata proprio lì da mia madre.
Mia madre era molto bella, da giovane portava sempre scarpe con tacchi alti che le slanciavano le gambe, aveva un bel portamento, un sorriso splendente di ragazza semplice, sottolineato solo da un filo di rossetto, unico cosmetico che si concedeva.
Avrebbe potuto accettare la corte di tanti ragazzi, ma a lei piaceva solo mio padre, lei voleva lui.
Ballarono insieme qualche volta, quando lei aveva diciassette anni, ma poi mio padre cambiò ‘direzione’, non trovava nessun interesse per questa studentella troppo giovane. Così passarono cinque anni nei quali non si frequentarono più, lei andava a ballare con sua sorella e lui si vedeva con ragazze più…mature.
So che lei lo ‘sbirciava’ da lontano, aspettava…
Un giorno, la mamma si recò in Municipio, per una commissione d’ufficio e parcheggiò la bicicletta lì fuori, nell’angolo, contro il muro.
Putacaso mio padre era lì nella piazzetta intento a chiacchierare con alcuni amici e la vide; scattò subito lo scherzo, prese la bicicletta, la nascose e aspettò che uscisse la mamma.
Appena lei uscì e non trovò la bicicletta, si diresse senza indugio da lui dicendo: ”Dove l’hai messa?”
“Che cosa?”
“Dai, non fare il furbo, lo so che hai preso tu la mia bicicletta!” E si misero a ridere e non solo …
Rimasero a parlare più di un’ora, il papà me l’ha raccontato mille volte, rimase fulminato: aveva lasciato una ragazzina, una stupida studentella ed ora aveva trovato una Donna, la Sua Donna!
S’innamorarono follemente, complice la bici, per tutta la vita.
3 dicembre 2020
