La piazzetta campanaria Don Ugo Sitti
Guido Malagoli

Quando inaugurarono la piazzetta nel 1992, mi pare, esultai. Il ciottolato liscio che si estendeva fino al bastione con eleganti prospettive e rotondità, valorizzava gli antichi mattoni dal colore rosso scuro della torre campanaria che pareva proteggere la chiesa di San Giovanni dall’alto della sua cornice merlata. E’passata una trentina di anni e la piazzetta m’incanta come allora.
La balaustra dalla quale ci si affaccia sul bastione dell’antico borgo mi suggerisce la visione di un piazzale Michelangelo in sedicesimo dal quale lo sguardo può scivolare con lentezza sul prato per assaporare la quiete dello spazio aperto. Quando si fa buio i lampioni di ghisa illuminano lo spazio con una luce discreta creando un raffinato sapore “fin de siècle” come se qualcuno fosse in attesa di un landò trainato da cavalli. L’effetto scenografico dell’insieme non è guastato dalle panchine moderne, anonime griglie di ferro, sulle quali siedono due fidanzatini dallo sguardo perduto, teneri come quelli delle illustrazioni di Peynet .
Se ci fossero vasi di ginestre e di lavanda sulla balaustra, sarebbe bello appoggiarsi verso sera ad osservare il volo delle rondini che corteggiano il campanile. In questo gioiello di piazzetta che nel mio cuore sarà sempre la “Piazza fiorita con campanile rosso e balconata” ho ascoltato concerti della banda e cori polifonici, serate etniche, ho visto film importanti e proiezioni, ho ritrovato amici nelle sere d’estate.
Ho un solo cruccio. La fontana di marmo mi è sempre sembrata presuntuosa nella sua incerta modernità, ma se non altro l’acqua usciva dai suoi becchi e questo mi bastava per assolverla. Ora è tristemente silenziosa, sporca, superflua. Ci vuole un bambino assetato per dichiararne la totale inutilità.
Teniamola da conto questa piccola piazza e quando passiamo di là, ritroveremo un po’ di gioventù ogni volta che vedremo una coppietta di anziani seduti sulla panchina, sotto ai tigli.

3 dicembre 2020

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