La valigia di Paoluzzi
Isa Bignardi

Ero una giovane insegnante negli anni settanta.
La mia scuola era a Modena, ma abitavo a Carpi. Nel tornare a casa, la mia tappa d’obbligo era fermarmi a Soliera. Nel paese c’era un negozio che non potevo trovare in nessun altro posto al mondo, solo lì c’era ciò che cercavo.
Arrivavo nelle sere nebbiose in cui non si vedeva a un palmo e si provava soltanto il desiderio di arrivare al caldo di casa. Eppure quella fermata sulla Nazionale per Carpi era per me un’attrazione fatale. All’Appalto la macchina sterzava da sé, presto avrei parcheggiato la Bianchina davanti al negozietto del mio cuore.
Finalmente entravo nell’antro magico. No, tranquilli, niente di esoterico! Ma il profumo della carta e dell’inchiostro mi inebriava più di ogni altra pozione misteriosa.
– Buonasera, Sig. Paoluzzi, cerco una carta che sembri un velluto.
– Cosa deve farne?
– Con i miei alunni devo realizzare una composizione tattile, sa, siamo in una scuola sperimentale. Devo sviluppare il laboratorio di arte.
E ci mettevamo a chiacchierare nel negozietto un po’ buio sul far della sera, quando gli studenti erano già usciti da scuola e passati da lui per un qualche acquisto di libri o cancelleria.
Speravo sempre che entrasse qualche altro cliente, così potevo sostare in quel luogo che era una pura suggestione dei sensi. Il mio sguardo era attratto da tutto e solo per buona educazione tenevo ferme le mani. Carpivo a pieni occhi: ogni oggetto mi faceva balenare un’idea nuova ed io non volevo altro.
– Cos’è questo? Quello stiletto come si usa? Come potrei fare ad inchiostrare il limografo senza troppo sporcare?
– Usi questo rullo, sa , lo passi bene sulla retina e stamperà senza problemi. E’ meglio che i bambini non vadano a casa con tante macchie, se no i genitori brontolano.
– Eh, con queste nuove tecniche possiamo stampare un “Giornalino scolastico” al mese, i genitori sono contenti.
– Non sarebbe meglio il ciclostile? E’ più rapido, si stampano tante pagine al minuto.
Io gli chiedevo spiegazioni, lui mi informava volentieri la funzione dei vari oggetti. Partivamo sempre da lì: dal mio racconto di vita scolastica che lui ascoltava per dedurre cosa andare a cercare.
– Venga pure, mi segua – e mi invitava nel retrobottega.
Il suo paradiso era anche il mio.
Altissimi scaffali tutt’intorno allo sgabuzzino straripavano di ogni cosa che riguardasse il fare con la carta, il disegno, l’arte.
-Mi ha chiesto una carta speciale; guardi qua: questi paginoni sono di un velluto perfetto. Li sfiori.
Erano i suoi tesori tutti quei fogli di carta diversa e quei materiali impilati l’uno sopra all’altro, fino a toccare il soffitto. Erano le sue rimanenze storiche, proprio quelle che lui amava di più, in barba alle mode del momento che non seguiva affatto.
Sebbene fosse molto alto, prendeva la scala e tirava giù anche un solo cartoncino. Rovistava nel mucchio e trovava la tonalità perfetta. A volte nel tramestio si spiegazzava un piccolo angolo, ma noi c’intendevamo: a me non importava e lui lasciava andare qualche sconticino. Dava l’impressione di amare molto il suo lavoro.
Mi chiedevo sempre come un negozio piccolo così potesse contenere tutto quel bendiddio. Ciò che poteva servirti era lì, nella “Cartolibreria Paoluzzi”, quella di fronte alle Elementari di Via Roma.
Al Sig. Giannino piaceva chiacchierare e restare informato. Così noi parlavamo di storia, attualità, soprattutto di didattica. Erano gli anni di inizio del “Tempo Pieno” con le importanti trasformazioni che ne conseguirono. Insegnanti, alunni e genitori sperimentavano nuove strade e si avvertiva il bisogno di un continuo confronto.
Da quelle conversazioni sono nate alcune mie idee di maestra curiosa e credo che lui fosse contento quando gli riferivo di qualche risultato ottenuto. Era una forma di scambio.
In quella bottega di paese non trovavi luci e colori sfavillanti che ti invitassero a comprare, o grandi scaffali con oggetti firmati. Era un ambiente all’antica: l’insieme creava lo stesso piacevole disordine che suscitano le cose vissute. Per me era un mondo di senso, senza tempo, senza fretta.
Il Sig. Gianni Paoluzzi, cartolaio in Soliera, in realtà era un maestro elementare che aveva scelto di aprire un negozio, ma l’universo della scuola e della cultura erano il suo diletto, così come il mio.
Conservo ancora gelosamente molti oggetti acquistati da lui, insieme a tanti fogli grandi della sua carta vellutina. Non ho mai osato consumarla, pensavo di non poterne trovare più. Ancora mi parla di quegli anni. Se la prendo tra le mani, l’annuso e sfioro sotto le dita il puro velluto, mi ritorna intatto il profumo inebriante di quella magica bottega di paese.
Ed immagino lui, Giannino, con una valigia piena di carte e di idee condivise attraverso le nostre parole.

Ecco l’inventario approssimativo degli oggetti conservati nella
Mitica Valigia di Paoluzzi

1) n° 11 fogli grandi di carta vellutata (chiamata vellutina da Paoluzzi e da me) di
tutti i colori, toccare per credere , proprio come il velluto, morbida e
perfetta per fare i prati o le nuvole. E’ la mia preferita.

2) n° 5 grandi fogli di carta patinata, lucida, rigida, crepitante sotto le
dita, liscia come l’olio, con colori brillanti adatti a far risaltare
particolari, come una finestra illuminata nella notte.

3) n° 37 fogli di carta grandi e piccoli da origami, come era in uso proporre a
scuola questa attività che sembra facile, ma non lo è!
Peggio della matematica.

4) n° 18 rotoli di carta crespa multicolore, piacevole per la sua malleabilità e
disponibilità ad essere aperta in corolle… per questo ancora usata dai fiorai.

5°) n° 35 fogli di carta velina in ogni più piccola sfumatura di colore; leggera come un
soffio, sgualcibile al tatto, delicata e trasparente, sovrapponibile, vuole
essere trattata bene e ti darà meravigliosi risultati in arte.

6) n° 45 fogli di carta da collage, da ritagliare, punteggiare, strappare, ridurre
in quadrettini per ottenere effetti artistici che vanno dal mosaico alla pop
art … ricerca sempre interessante.

7) n° 22 fogli di carta di riso: trame ruvide che puoi seguire sotto le dita, colori da
sogno, puoi strapparla con le mani in modo delicato per ottenere oggetti
decorati da regalare alla mamma per la sua festa… felicità!

8) n ° 53 fogli di cartoncino colorato, la base per ogni lavoro realizzato in classe, così
ci aveva detto un pittore invitato in classe.

9) n° 3 fogli di carta assorbente e di carta carbone, oggi poco usate, a causa
della pratica dimenticata di usare penne e pennini ad inchiostro; ci si
sporcava le dita ma che soddisfazione non fare macchie!

10) n° 4 grandi fogli di semplice carta da pacco color avana, carta tuttofare, molto
utile, riciclabile, la puoi usare di qua e di là, da scrivere , da appendere, per
avvolgere o usare come passe-partout e o segnalibro originale.
Fino a quando ce n’è un pezzo la si consuma.

L’ inventario procederà ora in fretta con un elenco di oggetti molto in uso nelle scuole degli anni ‘70:

– penne stilografiche con cartucce ;
– matite senza gingilli, pastelli semplici per colorare; i pennarelli no,
allora erano vietatissimi a scuola, bucavano i quaderni e non addestravano
la mano! Da usarsi con parsimonia su fogli bianchi.
– reparto gomme: gomma da matita, gomma per inchiostro , gommapane;

– pennini per china, pennelli per acquerelli, gessi e gessetti, pastelli a cera…
tutto per dipingere e inventarsi idee colorate;
– oggetti utili per stampare gli immancabili “Giornalini di classe”: matrice per
ciclostile, correttore in liquido rosso, stiletto per incidere la matrice,
punteruolo, spazzolino per macchine da scrivere, timbri e tampone,
normografo, lettere e numeri trasferibili.

E i temperini, gli astucci, i righelli?
L’elenco potrebbe continuare. Quanto è profonda la valigia!
Ma mille altri dettagli non aggiungerebbero granché.
Meglio andar di fantasia. E’ lei che fa volare le nostre parole.

24 marzo 2021