Luigin e Pavloun
Azzurro Manicardi

Una “memoria senza tempo” – Fra fantasia e verità.
La piazza è deserta durante il pomeriggio di una calda giornata estiva, col sole che picchia perpendicolare sui tetti infuocati delle case e dove la gente è rintanata senza il conforto del condizionatore. I bottegai e i gestori delle osterie, all’ombra dei portici, protetti a loro volta dai tendoni di tela rosso mattone, sonnecchiano seduti davanti alle loro vetrine.
Luigìn Vaccari è solo nella sua osteria deserta data l’ora pomeridiana, e Pavlòun Campagnoli, il macellaio, con la bottega di fronte, senza la protezione del portico, attraversa la piazza con in mano un cartoccio: “Ciao Luigi, ecco il chilo di carne che mi hai chiesto, non ti scomodare per pagare, perché l’ho già annotato nel libro, intanto dammi una bottiglia di lambrusco, ma di quello che bevi tu. Con ‘sto caldo infernale non ne posso più, e notala sul mio conto assieme alle altre”.
Quattro chiacchiere sulle cose passate, un paio di “sbraghirate” locali, e Pavlòun torna nella sua bottega. Fra l’annoiato e il pensieroso gli sorge un dubbio: “E se Luigìn aggiunge alla nota una bottiglia in più? Aspetta, aspetta un po’ che io, per sicurezza, aggiungo un chilo di carne”.
Lo stesso dubbio, sembra, fosse venuto anche a Luigìn che fece la stessa operazione nella nota delle bottiglie.
Poiché, amichevolmente scherzando, espressero i dubbi che erano sorti a entrambi, giunsero ad un amichevole compromesso: “Cancelliamo tutto e ripartiamo da zero pagando di volta in volta”. Una stretta di mano suggellò il nuovo accordo, con dichiarazione di reciproca stima, fiducia e rinnovata lunga amicizia. Così si viveva la piazza tanti anni fa.

17 gennaio 2021