Passeggiata indimenticabile al parco Campori
Marzia Oliani

Bimbi … stamattina andiamo tutti insieme al parco Campori! Evviva evviva, era una esultanza unanime quando si usciva dal nido per andare tra le vie del paese a farci vedere, ci piaceva pure sentire i commenti dei passanti …”ooh ma che bé putèin, guèrda, quel lè al g’a la candela, a m’arcmand stè ateinti d’an perdner un quèlchidun aah!!!”  (Oh ma che bei bambini, guarda, quello ha la candela, mi raccomando state attenti a non perderne qualcuno)
ecco le ultime parole famose … ci piaceva portare i bimbi al parco, era un modo per farli correre e divertirsi spensierati, e loro esaudivano le nostre aspettative e le nostre raccomandazioni.
Stiamo parlando degli anni ‘80, gli anni in cui ho iniziato a lavorare di ruolo come educatrice al nido Roncaglia!!
Stare coi bimbi e le famiglie mi ha fatto vivere il tempo in cui ho lavorato, come un tempo di crescita e di gioco pensato per loro e anche per me! Un lavoro straordinario, fatto di coccole quotidiane, di pianti, di sorrisi, di fatica fisica, di confronto, di relazioni, di condivisione, di studio, di formazione , di passione, di coinvolgimento, di competenze, che ogni giorno devono essere coltivate con cura e trasformate in benessere e in talenti nelle future generazioni!
Quella mattina usciamo tutti insieme, mano nella mano per andare al parco Campori, perché al parco della resistenza non c’erano le altalene e la giostra come al parco Campori, per cui era molto più bello giocare lì … ma c’era una cosa che ai bimbi piaceva molto, quella montagnola con quella specie di sotterraneo con i gabinetti incorporati che gli dava la possibilità di nascondersi e poi di farsi ritrovare .

Noi eravamo in due educatrici con 17 bambini di età compresa tra i 20 e i 30 mesi, per cui eravamo sempre in allerta e controllavamo sempre, per non perdere nessuno nel tragitto di andata e ritorno dal nido che distava circa 15 m di strada a piedi dal centro del paese.
Eccoci arrivati a destinazione, chiudiamo il cancello di entrata e “liberiamo” i bambini nella loro corsa e nel loro girovagare alla scoperta del parco, ogni volta per loro era una novità, come se fosse sempre la prima volta, vedevamo sui loro volti, la gioia e la voglia di correre come non mai … e anche noi eravamo felici di portarli in un luogo diverso, volevamo farli sentire a casa anche fuori dal nido e fargli capire che il paese e il mondo fuori è un luogo di appartenenza, importante per la crescita di ognuno di noi!
Rimaniamo nel parco circa una mezz’ora, avevamo una sezione di bimbi per lo più di sesso maschile, bimbi molto svegli e soprattutto molto energici e “scalmanati” a parte qualcuno più calmo e più in osservazione delle situazioni nuove … anche le femmine si univano a loro nella corsa e nelle risate, e questo li faceva stare bene insieme!
Andrea infatti era uno di quei bimbi taciturni, tranquilli, insomma un bel “pagnottone” come si diceva tra noi … anche se era inserito molto bene nel gruppo dei suoi coetanei …
Facciamo l’appello e tutti ritornano in fila per rientrare, benissimo, partiamo e con calma rientriamo al nido, ma … appena cominciamo a togliere le giacche, mi viene immediatamente un dubbio atroce, non sento la voce di Andrea, non lo vedo, non c’è!! Ma come??? in un attimo la mia mente ripercorre tutti gli ultimi momenti, sono nel panico, ma dov’è andato a finire?? Cerco nel salone di ingresso e nella sezione, pensando che si sia ficcato e nascosto da qualche parte, ma non c‘è!!! Immediatamente mi affiorano alla mente due miliardi di pensieri, tra cui quello … si sarà perso? Si sarà fatto male, l’hanno investito, l’hanno rapito … insomma … brutti pensieri mi sfiorano nella mente devastata dalla tragedia di quei momenti!!
Immediatamente corro verso il parco, come? Non lo vedo, continuo a cercarlo e al mio richiamo sento una vocina che dice “ciono qui” non piangeva, era solo disperato perché molto probabilmente non ci aveva più visti…
Lo abbraccio e lo prendo in braccio facendogli un mare di coccole e di carezze, sembrava tranquillo, come è lui ancora oggi, calmo, sereno e sicuro di sé, insomma come si dice “un brev putein “, “un brev om”
Ritorniamo al nido sorridenti, ma col pensiero di doverlo dire alla mamma Annuska che abitava proprio a fianco del nido insieme a tutta la famiglia … mi assumo la responsabilità di andare io stessa a casa per dare la triste notizia alla mamma che di quei tempi era pure assessore nel consiglio comunale! Che figura, proprio lui dovevamo “dimenticare”???
Suono il campanello tremando di paura per la reazione che potesse avere Annuska, invece lei mi sfoggia il suo bel sorriso e mi dice che Andrea si deve fare furbo, vedrai che d’ora in poi non succederà più dalla paura che ha avuto, ma voi non dovete mai più “dimenticare “ nessun bimbo al parco o in qualche altro luogo in cui andate in passeggiata o in gita! E cosi è stato! Mai più,è stata la prima ed unica volta, ma un vero dramma!!