Quando Soliera incontrò Guccini
Odo Semellini

Il 9 luglio del 1990 segna una data importante nella mia vita: è in quel giorno, infatti, che iniziai a lavorare come operatore culturale presso il Comune di Soliera.
Al mio arrivo, oltre a rivedere Tina Colarusso – la memoria storica del servizio Cultura e Scuola, già incontrata nel corso del mio servizio civile in Biblioteca nel 1984 – feci la conoscenza di quella che, per 5 anni, fu la squadra di cui ho fatto parte: gli assessori Annuska Raimondi (Scuola e Cultura) e Arcangelo Lo Savio (Politiche giovanili) e la caposettore Cristina Dainese.
La sede dei nostri assessorati era presso il Centro culturale “Il Mulino”, inaugurato poco tempo prima: a pian terreno c’era una sala con un palco, che ben si prestava a concerti, mostre, assemblee e pure a riunioni più raccolte. Il primo piano era occupato dalla Biblioteca, mentre all’ultimo vi erano i nostri uffici e uno spazio non ancora sfruttato a dovere, se non per sporadiche riunioni.
Fin dai primi tempi vi fu un buon affiatamento tra di noi e, nel giro di un anno o due, oltre a consolidare iniziative già in essere come “E…state insieme” e i corsi culturali del Mulino (tra cui il corso di pittura, nato da un’idea dell’assessore Raimondi, e tuttora operante come scuola vera e propria), si misero in moto alcune iniziative nuove, come le mostre di artisti locali e le rassegne musicali di “Soliera in concerto”, con la collaborazione della scuola di musica dell’ARCI per la parte classica e delle band giovanili per la parte rock.
L’iniziativa più importante o, almeno, quella che io ricordo più volentieri è stata l’inaugurazione della Fonoteca nel giugno del 1992. L’idea nacque dai colloqui tra noi operatori e l’assessore Lo Savio, e subito organizzammo degli incontri con alcuni colleghi di Correggio, Carpi e Nonantola, i cui Comuni avevano già istituito da diverso tempo il servizio di fonoteca. Era importante, infatti, conoscere le esperienze sul campo, sia per valutare costi e benefici, sia per evitare eventuali errori di percorso e, non ultimo, orientare la scelta del Comune di Soliera sul tipo di pubblico che si voleva raggiungere. Arrivammo quindi a stabilire che si sarebbe posta l’attenzione su un’utenza giovanile, allora non sufficientemente coperta dai servizi dell’Ente pubblico, soprattutto per quanto riguardava gli spazi di ritrovo e aggregazione.
Una volta individuata la sede nel locale sottoutilizzato al secondo piano del Mulino e programmati gli acquisti di attrezzature, arredi e compact disc sulle disponibilità di bilancio, iniziammo a interrogarci su come lanciare il servizio: l’idea era quella di creare un evento che portasse molte persone all’inaugurazione e, al tempo stesso, che restasse nella memoria della cittadinanza solierese. Ci dicemmo che avrebbe fatto al caso nostro un artista musicale di richiamo, disposto a colloquiare con il pubblico senza eccessive formalità. E così la scelta cadde su Francesco Guccini e, per condurre la chiacchierata, venne chiamato il professor Brunetto Salvarani, che dell’autore emiliano era (ed è) un profondo conoscitore.
Per preparare la serata, con Lo Savio e Salvarani mi recai nella casa di via Paolo Fabbri 43, a Bologna, dove Guccini ci accolse amichevolmente, fra l’altro deliziandoci con due anteprime: la lettura del sesto capitolo del libro Vacca d’un cane, non ancora edito, e l’esecuzione alla chitarra di Acque, canzone poi incisa nel disco Parnassius Guccinii del 1993. Gli accordi con il suo agente di allora, il compianto Renzo Fantini, prevedevano due regole semplici semplici: Francesco non avrebbe dovuto suonare, guai se fosse comparsa come per magìa una chitarra durante l’incontro; inoltre, non si sarebbe dovuta promuovere la sua presenza attraverso giornali, radio, stampati pubblicitari.
Accettammo di buon grado le indicazioni di Fantini. Pur restando fedeli alle richieste rivolteci, la promozione dell’inaugurazione non fu un certo un problema: anche se all’epoca internet praticamente non esisteva, in una realtà come la Soliera di 30 anni fa la rete era il passaparola. Come cantava un illustre collega di Guccini “una notizia un po’ originale/non ha bisogno di alcun giornale/come una freccia dall’arco scocca/ vola veloce di bocca in bocca”. Così bastò spargere la voce in qualche bar e qualche salone di parrucchiera per ottenere l’effetto voluto: all’inaugurazione avemmo la soddisfazione di vedere il Mulino “gremito ai limiti della capienza in ogni ordine di posti”, da piano terra all’ultimo dove, sulla terrazza, si tenne il dialogo tra Guccini e Salvarani, documentato dagli scatti del fotografo Giuliano Teritti. Fu una serata molto intensa: Francesco, con il suo carattere ben lontano dai modelli dello star system, si mostrò particolarmente in forma e ben disponibile a raccontare aneddoti e storie e a sottoporsi al fuoco di fila delle domande del pubblico.


Insomma, l’obiettivo era raggiunto: contammo almeno 500 persone ad affollare i locali del Mulino e, con Guccini, ad apprezzare l’apertura della Fonoteca. Da lì, nel giro di qualche anno, come naturale sviluppo del servizio, nacque lo Spazio Giovani di Soliera, da cui presero esempio altri Comuni, come Carpi con lo Spazio Giovani Mac’é!.
Il fatto che quel servizio sia ancora attivo, a quasi trent’anni dalla sua inaugurazione, un po’ mi inorgoglisce: perché la sua ideazione e la successiva realizzazione avevano radici robuste; e chi vi ha lavorato, dopo che il sottoscritto ha salutato il Comune di Soliera alla fine del 1995, ha pure migliorato le opportunità fornite dallo Spazio Giovani.
Ci sarebbero altre cose da raccontare: 5 anni a Soliera sono stati un’esperienza importante per la mia vita professionale, che non s’esaurisce nella pur trionfale serata gucciniana; e, pure, un’occasione di crescita umana di quelle che non si dimenticano. Per questo qui voglio abbracciare idealmente tre persone con le quali, purtroppo, non ci sarà più il piacere di trovarsi per ricordare quel periodo. Sto parlando di Annuska Raimondi, Cristina Dainese e della carissima amica Tina Colarusso: tre donne intelligenti, caparbie e capaci, che se ne sono andate via troppo presto, lasciandomi da solo a raccontare delle cose che abbiamo fatto insieme. È anche merito loro se Soliera ha conosciuto uno sviluppo culturale che, tre decenni fa, sembrava un sogno folle … che a poco a poco, grazie alla loro bravura, è diventato realtà.

Le foto contenute nel racconto provengono dal Materiale Fotografico del Comune di Soliera

19 febbraio 2021