Quanto freddo e quanta neve …
Vincenzo Apparuti

Nella foto – via IV Novembre (Fotostudio Vaccari)

L’anno 1985 era incominciato secondo quanto previsto dai maggiori meteorologi del tempo, i “lunari” AL BARNARDON ed IL PESCATORE REGGIANO: inverno freddo con vento, pioggia, neve, insomma tutto nella norma. Poi arrivò il vento di tramontana, “la buriana” (strana assonanza con il vento siberiano che i russi chiamano burian) e le temperature precipitarono:
A Modena città la notte di domenica 6, giorno della befana, si registrò una temperatura minima di – 11,2°, cui seguirono punte di -13° il lunedì, di -16° il venerdì, di -13,2° la domenica successiva.
Nella bassa modenese le cose andarono molto peggio: nelle campagne di Carpi la temperatura minima raggiunse i -28°, nel Mirandolese -22°, a San Prospero – 25°. I dati sono certi perché ricavati dagli archivi storici delle temperature del periodo nella nostra provincia. Personalmente ricordo che il lunedì mattina, appena uscito in bicicletta da casa alle 8, le mucose del naso diventarono secche, la pelle tirata e non si riusciva a pedalare tanta era la neve caduta. Arrivato nel deposito di carburanti dove lavoravo, controllai il termometro che segnava -23°.
Oltre all’abbondante nevicata della notte del 6, ne seguirono altre due a poca distanza l’una dall’altra. Complessivamente i arrivò a quasi un metro di neve. Ed il vento siberiano continuava a sferzare.
Temperature così basse impedirono fin dall’inizio uno sgombero delle strade. Si formò infatti un notevole strato di neve ghiacciata, il transito degli automezzi causò profondi solchi che rendevano molto difficoltosa la guida, oltre che estremamente lenta. Questo per la prima settimana, poi nei giorni successivi le temperature incominciarono a salire e, anche se molto lentamente, il ghiaccio incominciò a sciogliersi.
La mattina del 7 il quadro era impressionante. Le autocisterne uscite dalle rimesse si fermavano quasi subito perché la bassa temperatura faceva solidificare la paraffina, che normalmente è presente nel gasolio, con la conseguenza che si intasavano i filtri bloccando il flusso del carburante.
I telefoni squillavano in continuazione e tutti volevano il gasolio immediatamente, come di solito succedeva la prima volta che la brina faceva la sua apparizione. La situazione era però evidentemente diversa.
Dalla Raffineria di Cremona comunicarono che le consegne di prodotti erano state sospese causa la chiusura della autostrada Fiorenzuola/Brescia per impraticabilità delle carreggiate.
A questo punto, considerato che avevamo le normali scorte operative per una decina di giorni e senza la certezza dello sblocco dell’autostrada, l’obiettivo era quello di non lasciare al freddo nessuno consegnando un quantitativo ridotto, commisurato ai ritiri fatti dal cliente negli anni precedenti, con ’intento di accontentarne il maggior numero possibile.
La prima necessità era di attrezzare ogni automezzo con qualche cosa che scaldasse il gasolio nei serbatoi, per consentire ai camion di funzionare (e si fece ricorso ai fornellini da campeggio). Bisognava però tenere conto che lo stato delle strade consentiva velocità ridotte, che bisognava scavalcare cumuli di neve per arrivare alle cisterne dei clienti, che anziché servire uno o due clienti, con il frazionamento delle consegne per accontentare più utenti Il tempo impiegato era enorme.
Ed i telefoni continuavano a squillare sia per sollecitare l’evasione degli ordini che per farne di nuovi.
Per chi stava in ufficio ma, soprattutto, per chi guidava su quelle strade ghiacciate è stata una fatica ed una tensione nervosa che nessuno ha dimenticato. Voglio ricordare che si trasportavano prodotti infiammabili ed un “fuori strada” poteva avere conseguenze disastrose. E in ufficio arrivavano telefonate di ogni tipo.
Da lunedì 14 le temperature cominciarono a salire. Quando ormai i serbatoi del deposito erano quasi vuoti arrivò finalmente la notizia che l’autostrada Fiorenzuola/Brescia era stata riaperta e che la Raffineria riprendeva a consegnare.
Domenica 20 gennaio, dalle otto di mattina fino alle tredici arrivarono ventidue autotreni e finalmente tutto tornò alla normalità.

 


Via Matteotti (Fotostudio Vaccari) 

Piazza f.lli Sassi (Fotostudio Vaccari)

Naturalmente l’eccezionale fenomeno interessò tutte le attività produttive e di servizi perché la difficoltà di transito sulle strade comportò un notevole rallentamento nel ricevere le materie prime e nella distribuzione dei prodotti finiti.

Andarono in difficoltà anche le scuole perché gli autobus e le vetture non avevano tempi di percorrenza certi, l’affluenza era ridotta, non sempre gli insegnanti che venivano da fuori arrivavano in tempo per completare l’orario di lezione.
L’agricoltura subì ingenti danni perché, persistendo per vari giorni le basse temperature, le piante, e soprattutto la vite, dovettero essere tagliate al suolo, sperando che le radici non fossero compromesse e consentissero una ripartenza per avere il raccolto l’anno successivo.
Fu una ecatombe anche per le piante ed i cespugli ornamentali dei giardini, in particolari per i bellissimi e maestosi “deodara”. Non se ne salvò uno!
A causa del terreno ghiacciato vi furono numerosi incidenti fra i pedoni, con conseguenti fratture di vario genere.
Finalmente la vita tornò alla normalità. Restava il problema della neve che aveva invaso il paese.


Via Don Minzoni (Fotostudio Vaccari)

“Spetàmia ca vegna loi o ciamàmia Loi ca’l vegna cun la ròspa?”
Si decise di portarla nel parcheggio di via Mazzini, nella zona Fiera e, senza aspettare luglio a fine marzo era tutto finito in acqua.
Resta il ricordo di chi aveva messo fuori dalla finestra una pentola di acqua bollente che, per il gran freddo, fece così presto a gelare che il ghiaccio era ancora caldo.

25 marzo 2021