Quasi cento anni in via Garibaldi
Lia Andreoli

Nella foto mio fratello Lucio con la mamma e un’amica

A Soliera in via Garibaldi c’è una Casa a due piani, con giardino in discesa sul davanti, chiuso da un grande cancello.
Un tempo, per aprirlo, infilavo semplicemente una mano fra le due ante e sollevavo un martelletto. Per tutta la larghezza della casa, sempre sul davanti, scorre un terrazzino largo non più di 150 cm che, con tre scalini, scende sul marciapiede pedonale; allora bastava uno scrocco senza chiave per aprire un cancelletto di ferro … ed ecco, come per magia, ero in paese.
Da questo terrazzino tutti entravano direttamente in cucina, in casa.
Nel 1930 un capomastro di chiara fama la costruì dotandola di una vera porta principale con ingresso, sul lato opposto, a nord in via IV Novembre.
Era sopraelevata, su una bella terrazza circondata da colonnine, con tanto di scalinata che scendeva al livello stradale. Di fianco al portone principale c’era un negozio con vetrina: era il Negozio di Stoffe di Rino e Vanda, i miei genitori che, appena sposati lo avevano ereditato da una zia Andreoli. Mia madre era convinta che il suo spirito fosse rimasto nella casa perché a volte ci sembrava di sentire i suoi passi.
Per noi la sua presenza era normale.

Negli anni ‘50 il Negozio di Stoffe fu trasferito in centro paese, cioè in Piazza F.lli Sassi, in un locale di proprietà dei Sig.ri Montorsi (oggi dei F.lli Ferrari). Da quel momento il negozio sulla terrazza divenne L’ UFFICIO DAZIO.
L’ Ufficiale Responsabile era Vaccari che vi rimase fino alla pensione. Il suo ruolo fu poi coperto da un giovane che credo venisse da Roma: Sandro Ricolli.
Varie attività si succedettero in quel locale: Lemer Bianchini, esperto in cose elettriche, vi vendeva tutte le novità di elettrodomestici e, negli anni 2000, si susseguirono una frutteria, una pelletteria, una mostra di falegnameria …

Il matrimonio di mio fratello Lucio con Loredana, nel 1965, portò alla prima trasformazione della Casa: il piano superiore divenne appartamento dei nuovi sposi, quello inferiore, appartamento dei miei genitori. Il negozio si trasformò in camera da letto dei genitori e l’ingresso divenne la mia stanza.
Praticamente all’interno furono alzati dei muri, ma fuori sulla terrazza restavano, in bella vista,la saracinesca del negozio ed il portone d’ingresso principale.
Oggi la Casa è di nuovo abitata da una sola famiglia, quella di Veronica e Paolo Andreoli con le loro due ragazze; il negozio e l’ingresso sono stati inglobati in un’unica grande cucina, con vista sulla terrazza di via IV Novembre.

Fra via Garibaldi e P.zza F.lli Sassi c’è via Don Minzoni, nota come “Contrada” insieme a via Gramsci.
In quelle contrade ogni giorno incontravo famiglie storiche come quella di Renzo Fregni che aveva una Ferramenta sotto casa e, al piano superiore, la sua famiglia composta dalla moglie Zenaide e i due figli Mauro e Claudio. Mauro era mio amico di giochi.
Poco avanti, i vari gruppi familiari dei Loschi: quello di Geminiano, il Primo Sindaco di Soliera eletto dopo la guerra ed amatissimo dai suoi concittadini. Era anche sarto.
Quello della Peppina con la figlia Carlina, parrucchiere,  quello della Patrizia e della Mirella, molto amica dell’Anna Brausi, una delle figlie del campanaro, (ma questa è un’altra storia);
e le varie botteghe … il Negozio di Alimentari della Maria, dove comperavo il latte sfuso col pentolino, una piccola Edicola dove mia madre mi mandava a fare le puntate del Lotto, il Forno di Mezzo dei Borelli in via Gramsci e, di fronte, il Mulino col suo profumo di farina.
Sempre in via Gramsci abitavano gli Arletti, una famiglia numerosa e molto operosa. Tutti ricordiamo Argimiro in farmacia Lodi ed in Parrocchia.
Al suo matrimonio mi fecero recitare una poesia sull’Altare.
Un giorno, in Don Minzoni, mi imbattei in una scenetta che oggi classificheremmo di “Collaborazione di Vicinato”, ma che allora era la normalità: dalla sua finestra al I° piano la Peppina stava reggendo, forte forte con le mani, il capo di una stoffa di grana robusta e di colore verde bottiglia, lunghissima, tanto da scendere dalla finestra per parecchi metri.
Dall’altro capo, in via Gramsci, c’erano la Carlina e mia madre che reggevano il resto della stoffa.
Scoprii che era il tendone da sole che stavano confezionando, insieme a mia madre, per il terrazzino della nostra casa.

6 dicembre 2020