Quella colonna
Guido Malagoli

Quella colonna, soltanto quella tra le tante, mi chiama quando attraverso la piazza. Non so perché. La sua voce si è fatta più forte da quando i miei capelli si sono fatti più bianchi. Sto parlando della colonna degli avvisi funebri, quelli che tutti chiamano i murtòri, che si trova davanti alla chiesa, in angolo con la stradina Don Minzoni. Hanno rifatto la piazza con eleganza ma lei, la colonna, è ancora identica, piena di incrostazioni di colla indurita sulla pietra antica, e questo è un bene perché la gente troverà ciò che cerca, come sempre. Non è come andare a leggere un avviso sui grandi tabelloni di ferro lungo le strade dove passi in fretta, fermi un attimo la macchina prima che qualcuno ti suoni dietro, dai un’occhiata se lo vedi, se è proprio vero, a che ora c’è il funerale.
Intorno alla colonna si percepisce qualcosa di più rarefatto benché non assomigli a un totem dello spirito o a un muro del pianto.
Lo percepiscono, da sempre, soltanto i vecchi solieresi che s’incontrano davanti alla colonna della compassione per riflettere sulla vita con lunghi silenzi e sospiri. Appena fai una sosta noti che qualcuno si affianca, allunga il collo dietro di te con la voglia di parlare. Capita di sentire frasi di questo tipo: “Lo conoscevi?”
“Eccome se lo conoscevo. Aveva tre figli. Guarda, c’è il nome scritto, insieme alla moglie, le nuore, i nipoti…”
“Che disgrazia”
“Poveretto, ha patito …”
Si parla del defunto a voce bassa, come in confessionale, com’è giusto. Sono parole intime come quelle degli amici che ti prendono sottobraccio. Poi i ricordi. “ Mi ricordo quando …” Si raccontano le cose buone e a volte anche quelle meno buone dette a mezza voce con la mano davanti alla bocca come se lui o lei, che ti fissano dal mortorio, potessero sentire. Ma che importa? E’ un omaggio alla vita, si esorcizza la morte, si augura “la luce eterna, lassù, e una prece” come scrivevano nel secolo scorso i “parenti dolenti” sulle vecchie lapidi scolorite .
Nella piazza rinnovata passeranno mille persone, giovani e famiglie a passeggio con i bambini. Passeranno i vecchietti come me e si soffermeranno davanti a quella colonna per cercare un nome , una data, con gli occhi lucidi. Gli avvisi gocciolanti di colla che annunciano la scomparsa di una persona giovane mi faranno venire addosso qualcosa che non so neppure dire, ma che fa paura come uno schiaffo improvviso.

29 novembre 2020