Una serata estiva di nobiltà
Franca Giovanardi
Correva l’anno 2007. A Soliera, in una splendida serata estiva, con tutte le stelle necessarie a rendere bella una serata estiva, la luna che stava sorgendo e il cielo che dalla luce del tramonto stava declinando verso la notte, mi trovai a vivere una vita non mia, la vita di una nobildonna che, insieme al marito conte Calcagnini, feudatario di Formigine, partecipava alle “prove generali” di un matrimonio di rango che avrebbe dovuto avere luogo il giorno dopo.
Si trattava delle nozze di Enea Pio di Savoia, signore di Sassuolo e di Soliera, Consigliere di stato in Piemonte, Ambasciatore, Cavaliere, Governatore non ricordo più di cosa con Laura Degli Obizzi, figlia del Marchese di Orciano e di Beatrice Pio di Savoia dei signori di Carpi che avvennero nel 1573 o forse 74 (qui la storia è un po’ lacunosa). L’idea della serata era di Guido Malagoli che scrisse la divertente sceneggiatura e la regia di Luisella Vaccari.
Gli attori: la “Cumpagnìa dal Turtèl” quasi al completo e decine e decine di solieresi di ogni età nei ruoli previsti dal copione: dagli sposi ai nobili e meno nobili invitati, dalle danzatrici ai monsignori, dai ciambellani ai musici, dal servidorame al popolo. Dall’estero, forse da Bomporto o Bastiglia, venne anche un gruppo di sbandieratori. Insomma, un casino di gente.
Una delle idee vincenti che resero indimenticabile la serata fu di affidare il “corteo dei nobili” a personaggi molto noti: l’allora Sindaco Baruffi, Assessori, il presidente del consiglio comunale e altri consiglieri. Fui cooptata come nobildonna insieme a mio marito, che non era molto felice all’idea di partecipare quando scoprì che il suo costume prevedeva una calzamaglia molto aderente che sottolineava la forma delle gambe. Aveva infatti ereditato dalla sua famiglia un paio di gambe decisamente storte, rinvenibili anche in alcuni dei suoi numerosi nipoti. Quando però – in Via della vite a Modena, dove andammo a scegliere e provare i costumi di scena tra risate e commenti vari – si vide allo specchio nello splendido vestimento cinquecentesco azzurro come i suoi occhi, cedette e accettò di sfilare sotto gli occhi dell’intero paese.
Io naturalmente ero la Contessa maritata col Calcagnini, con un meraviglioso abito che faceva pendant con quello del signor conte. Era di broccato azzurro intenso con riflessi viola e ricchi inserimenti di un tessuto quasi rosato bordato di pizzi e pietre preziose di ogni forma e grandezza. I miei capelli, a quell’epoca biondi e corti, erano stati tirati allo spasimo da una bravissima parrucchiera che era riuscita, con mille forcine, spillette, pettinini a dare l’idea che fossero lunghi. Aveva fatto un miracolo! Il costume prevedeva che l’acconciatura fosse ornata da una specie di fascia, dello stesso tessuto del vestito, tempestata di fiori-gioiello con pietre preziose. Il tutto era montato su un “cerchietto” di normalissima plastica che mi stringeva la testa provocandomi dolore. In alcune foto della serata le mie pose da Contessa di sangue blu vengono visibilmente turbate dai miei tentativi di togliere qualche spilla, senza grande successo.
Anche mio marito aveva in testa, e debbo ammettere che lo portava con estrema noncuranza, un cappello piumato. Sembrava che avesse portato da sempre cappelli piumati! Così conciati partecipammo al corteo dei nobili che, uscendo dall’ingresso principale della rocca, sfilava tra il pubblico e raggiungeva il luogo della cerimonia. Riuscimmo a sorridere per tutto il percorso. Non inciampammo, facemmo gli inchini dovuti quando arrivammo davanti alla coppia di nubendi, salimmo la scala che portava sul palco con una certa grazia (ci tenevamo ben stretti l’un l’altro), ci sedemmo dove dovevamo sederci: insomma credo che l’Autore della performance e la regista abbiano apprezzato la nostra partecipazione. Per noi fu una serata nobilissima e molto divertente.
>>“Inaugurazione castello e matrimonio storico”<< In primo piano – Soliera, Fiera di San Giovanni 2007.
20 maggio 2021
