Cosa accadrebbe se … Soliera si mettesse a volare
Isa Bignardi

Foto – Fotostudio Solierese

Il grande Obelisco di Cleopatra fu il primo a sfrecciare verso il cielo come un missile programmato per quel giorno.
Venerdì mattina, mercato del Contadino in Piazza Lusvardi a Soliera, ore 8.00 in punto. Neanche Arnaldo Pomodoro era a conoscenza del fatto.
Circa trenta persone, in prevalenza pensionati, alzarono tutti insieme il naso coperto dalla mascherina anticontagio. Fino a quel giorno avevano avuto occhi distratti per quella stramberia del Sindaco. Solo scuotevano la testa.
– Che ci farà mai quel coso stretto e lungo proprio nella Piazza davanti al Castello…
Ma quel venerdì i loro occhi l’avevano visto prendere il volo e sostare a mezz’aria in alto nel cielo.

– Ehi, cosa succede stamattina?
– E’ roba da matti .
– Ve l’avevo detto io che sotto sotto c’era un mistero, qualcuno ci nasconde troppe cose! Le voci concitate si davano il passaparola.
Dai negozi affacciati sulla piazza uscirono la Fioraia Rosellina, il panettiere Mitico Corelli sporco di farina sul naso, il fratello della Rosellina con l’alloro in mano, pronto per fare una corona da morto. Tutti col naso per aria a guardare l’Obelisco che volava. Il farmacista Dodi col megafono chiamò la Protezione Civile, così tutto il paese sentì quel richiamo e accorse. Arrivarono dalle vie le signore in vestaglia con i bigodini in testa e le parrucchiere spettinate con i bigodini in mano.
Accorsero le badanti russe ed ucraine con gli occhi stralunati, finalmente libere di parlottare nella loro lingua: – Strannyye veshchi v Italii! Tak povezlo!
Nessuno capiva, ma tutti sapevano che stavano parlando bene dell’Italia.
I ragazzi con i telefonini immortalavano l’evento per trasmetterlo in diretta su Instangram o Tik Tok.
Giunsero gli impiegati comunali con il Sindaco davanti al corteo. Che occasione ghiotta per dar voce alle brontolate!
– Signor Sindaco, ci sveli subito cosa ci sta sotto!
– Quell’installazione strana dovrà pur significare qualcosa di losco!
E il bisticcio continuò. – Taci tu, ha fatto bene a dar lustro al nostro paese!
Il sindaco girava la testa di qua e di là per cercare di rispondere almeno a qualcuno. Non fece in tempo a pronunciar parola che un vento forte fece alzare i tendoni delle bancarelle del mercato. Come tanti aquiloni, le tele si gonfiarono e si sollevarono, trascinando i banchetti ricolmi di ogni “Ben del Contadino”.
Nel traballamento ascensionale frutta e ortaggi non restarono in equilibrio.
Quando un bel caco maturo si spiattellò sulla pelata del barbiere, la gente capì che la pioggia miracolosa era cominciata. Per un attimo tutti dimenticarono obelisco e banchetti e … giù a rimpinzarsi di mele, mandarini, agli, cipolle. Di tutto riempivano tasche e borse della spesa.
Gli ambulanti urlavano: – Ehi, cosa mangiate! E’ roba nostra, pagate almeno le spese!
Ma l’occasione non poteva andar perduta. Ogni solierese voleva assaggiare quei frutti piovuti dal cielo come una manna.
L’amato “Angelo di Soliera”, che aveva fatto della sua vita un capolavoro aiutando gli altri, comprese l’eccezionalità del momento. La sua scassata bicicletta senza sosta sfrecciava più del solito mentre lui raccoglieva quell’abbondanza a piene mani. –
Questo cavolo per la Signora Gina; un po’ di pomodori per Giuseppe…- e bisbigliava tra sé e sé mente tirava su dalla strada. Avrebbe portato il tutto più tardi insieme al suo saluto: – Ciao! Come stai? Ti voglio bene!
Il godimento durò poco. Nel parapiglia generale l’arrotino indicò: – Guardate là!
Una grande scia colorata si spandeva nel cielo. Rosellina si cacciò le mani nella chioma di riccioli rossi : – Aiuto, i miei fiori!
Una cosa alla volta prese la via del cielo e deposta su una nuvola bianca vicina all’Obelisco di Cleopatra. Alberi, prati , case, negozi, giardini e piazzette trovarono la loro sistemazione lassù.
– Oh … gente! Sto volando anch’io! –. Toccò al Primo Cittadino di Soliera sperimentare l’emozione di essere risucchiato in cielo. Poi a gruppetti salirono tutti gli abitanti, nessuno escluso. Salì Il barista con la tazzina del caffè traballante in mano. Sembrava contento e cantava: “ Moriremo tutti! traballero traballà”, ma lo diceva per scherzo, forse per scaramanzia. Anche il Parroco si portò in alto sulla soglia della sua Chiesa aerea. – “Ora pro nobis” – già i fedeli erano in preghiera per scongiurare la catastrofe.
Venne la volta di cani, gatti e altri animali, come nell’Arca di Noè. Gli amici pelosi scodinzolavano tra le nuvole alla ricerca del proprio umano prediletto.
– Amor mio! – gioivano le mamme adottive sollevando i loro cuccioli che leccavano o facevano le fusa.
Era bello ritrovarsi, anche per aria, tutti insieme, finiti là senza un perché.
Il ventò consegnò tutto il necessario per vivere in pace.
Alla fine giunsero in volo anche le stoffe del Grande Magazzino di Soliera: rasi, velluti, pizzi e passamanerie formavano quadri d’arte nel cielo, istantanei e sempre mutevoli. Che bellezza!
– Come si sta bene qui, più vicini al sole! – la gente mostrò di apprezzare. Le lamentele continue non c’erano più.
– Qua c’è anche più silenzio e meno polvere. Così è più facile andare d’accordo e volersi bene.
Trascorsero mesi e mesi. Intanto, da isolati quali erano, lasciarono passare i pericoli della pandemia in corso. A contagio finito, venne l’ora di scendere ma tutti si sentivano diversi dentro. Avevano guardato il mondo da lontano ed avevano capito di più, molto di più. Decisero di cambiarsi gli occhiali e di restare là per aria, lontani dalle beghe insignificanti che possono rendere più brutta la vita.
Era questo il segreto di Cleopatra, nascosto dentro il grande Obelisco di Arnaldo Pomodoro.

29 novembre 2020