La corriera di Valenti
Luisella Vaccari

Il concetto di infinito teorizzato dagli scienziati fin dall’antichità, trova negli anni ’50 una sua chiara dimostrazione nel sistema di carico passeggeri della corriera di Valenti, il cui assunto era “Quand an gh’in sta piò, un al gh’è sta ancòra”. (Quando non ce ne sta più, uno ci sta ancora) Soprattutto al lunedì mattina che c’era il mercato a Modena.
Alle sette, alla fermata della piazza davanti al primo occhio di portico, un mucchio di studenti e operai erano pronti all’assalto della diligenza. La corriera nasceva a Carpi vuota ed era destinata ai passeggeri di Soliera perché quelli di Carpi avevano la linea diretta che passava per l’Appalto; con le fermate di Limidi e zone limitrofe arrivava già mezza piena e a Soliera sembrava aver raggiunto la saturazione. E invece a Villa Margini nuovi arrivi tra cui Alfredo Verasani detto Gnàsi, operaio metalmeccanico che già al martedì salutava con la storica frase “Curag ragaz che dman l’è sàbet!”. (Coraggio ragazzi che domani è sabato)
E poi l’Appalto, Ganaceto, Villa Pini, Lesignana; alla fine eravamo così fitti che i colpi di tosse e gli aliti della notte ti arrivavano sul collo e non potevi nemmeno tirar fuori dalla cartella un libro per ripassare.
C’era sempre tanto freddo e tanta neve ma se qualcuno sperava nella defezione della corriera, per schivarsi l’interrogazione di matematica, rimaneva deluso, la corriera è mancata pochissime volte.

Ma a un certo punto comparve “il rimorchio”, un vecchio trabiccolo, malandato e traballante, con le tappezzerie scrostate, le manovelle dei finestrini inutilizzabili, privo di riscaldamento e destinato, dissero, agli studenti.
E, per quanto gelido e inospitale, il rimorchio è stato il nostro regno. Ci potevamo finalmente distendere, potevamo parlare, studiare, guardarci in faccia e scoprire le tracce del sonno o la preoccupazione per il compito in classe.
Al ritorno all’una e mezzo, lo stomaco vuoto rendeva ancor più acre l’odore del gas di scarico, ma quella sì che era festa! La preoccupazione del compito in classe o dell’interrogazione era svanita e noi potevamo ridere e scherzare fino a quando Carlone, il bigliettaio, non veniva a sgridarci. Ma ché sgridarci, gli scappava quasi da ridere e con fare fintamente minaccioso ci chiedeva l’abbonamento, un cartoncino che si sfilava da un contenitore di metallo sul quale lui avrebbe dovuto fare un buchetto ma che molto spesso era stato dimenticato a casa.
Noi: l’Annuska, brava seria diligente, innamorata degli splendidi occhi azzurri di Giancarlo, l’intellettuale della compagnia, la Luisa mite e indecifrabile, Tonino dai capelli ramati, gli occhi pieni di pagliuzze dorate, dinoccolato, simpatico da morire, la Lia bella elegante e invidiata da tutte perché faceva danza classica … e ancora tanti Ivano, Franco, Arrigo …

Quanto ho amato gli anni della corriera!
La corriera, culla della mia adolescenza, della nostra adolescenza, mia e dei miei amici, ragazzi di provincia.
La corriera, che ha assistito impassibile alla nostra crescita: ci siamo arrivati bambini ne siamo usciti ragazzi.
Sveglia alle sei e mezzo (a meno che non ci fosse qualche ripasso da fare che allora ti alzavi anche prima), una veloce sciacquatina con l’acqua tiepida della “caldirèina” , una altrettanto veloce colazione col caffelatte pronto dalla sera prima in un angolo della stufa per essere riscaldato, … e via di corsa, i primi anni con la cartella poi, divenuti più grandi, con i libri legati da un elastico.
Via di corsa verso gli amici, verso la scuola, verso i primi amori, via di corsa a imparare.
Dagli amici abbiamo imparato la bellezza delle risate e della complicità, dalla scuola abbiamo imparato la magia dello scambio tra quello che ti arriva e quello che sei in grado di restituire, dai primi amori l’emozione del batticuore.
Grazie corriera di Valenti!
24 dicembre 2020

La foto risale a tempi più recenti (anni ’60). La fermata è in via Garibaldi e il palazzone è in costruzione. (Foto dal Materiale Fotografico del Comune di Soliera)

 

>>“Autolinee Valenti”<< nota storica di Azzurro Manicardi.

 

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