Le campane a martello
Luciana Ognibene

  • “Se sarà un maschio ti chiedo di suonare le campane a martello”
    Questo disse mio nonno Ivo al suo amico Mandrìn, il campanaro di Soliera.
    Al nonno erano già nate due femmine, l’Orianna e la Fernanda (zia Nina e zia Wanda) e questa volta, forse, sarebbe stata la volta buona; non voleva far fare dieci figli alla nonna Pia prima del tanto agognato maschio, o stavolta o mai più.
    Era il cinque Luglio del 1931 e, ad un tratto, il suono tanto temuto delle campane a martello echeggiò per tutto il paese.
    “Odio! Mo in du el al fog? Al fog!!!!” (Oddio ma dov’è il fuoco?)
    Tutta la popolazione allarmata si riversava fuori dalle case per cercare di capire dove fosse l’incendio.
    Quando scese il campanaro dal campanile accorsero numerose persone per sapere cosa fosse successo e dove.
    “Mo in du él al fog?” (Ma dov’è il fuoco?) gli ripeterono
    Mo che fog! Mo no! E’ née un putèin, un masc, al fiòl d’un me amig!” (Ma che fuoco! Ma no! E’ nato un bambino, un maschio, il figlio di un mio amico!)
    “Mo chi él?” (Ma chi è?) gli chiesero e lui : “ Al so po’ mè!!!” (Lo so poi io!)
    E se ne andò via.
    Era nato mio padre.

 

28 NOVEMBRE 2020