Primo
Luciana Ognibene

Sono nata a Soliera e fino all’età di dieci anni ho abitato in un appartamento al terzo piano proprio di fronte al Castello Campori.
Al pianterreno c’erano dei negozi: Oscar e l’Iride erano i parrucchieri, Sisto vendeva e aggiustava le macchine da cucire e noleggiava le bombole del gas e l’altro era un negozio di scarpe che inizialmente era nostro.
Dalla finestra della cucina si vedeva il Castello e il campo intorno ad esso dove, un bel giorno, iniziarono i lavori di costruzione del nuovo parco giochi.
Era un progetto bellissimo ed io, da brava bambina curiosa, non ne perdevo un passaggio. Alla fine divenne un luogo fantastico, addirittura costruirono una piscina, so-lo per i pesci, molto grande e di una forma strana che si poteva attraversare saltellando.
C’erano altalene grandi e piccole, gli scivoli alti e bassi, le giostrine che giravano in tondo, una specie di pista per le biciclette e una pista di pattinaggio.
Naturalmente passavo lì delle belle ore, lì potevo incontrare gli altri bambini. C’era uno strano ragazzo che veniva sempre al parco, si chiamava Primo ed era un tipo particolare, sentivo usare una parola strana “ritardato”, ma non capivo di che ritardo si parlasse.
Mi ricordo che rideva sempre, con una bocca un po’ sdentata, non parlava e il suo divertimento preferito era quello di spingere i bambini sull’altalena.
Con tutta la forza che aveva Primo e la nostra leggerezza di bambini, ci faceva salire quasi fino a fare il giro, ci faceva volare!!!
Mi ricordo che mia madre era un po’ preoccupata e forse anche gli altri genitori per il fatto che non comprendevano bene la natura di questo ragazzo, era molto più grande di noi e temevano che potesse in qualche modo infastidirci.
“Stai attenta” era la parola più usata dalla mamma e dalla nonna ed io certo che stavo attenta, avevo una paura dell’ “uomo nero”, l’”orco” che ti avvicina e poi ti porta via e chissà cosa ti può fare!
Giravano dei “vecchi sporcaccioni” (vèc spurcaciòun) come li chiamavano la mamma e la nonna che cercavano di toccarti o si tiravano giù i pantaloni, personaggi anche non vecchi che, purtroppo, anni dopo avrei incontrato e, senza toccarmi, mi hanno lasciato un segno, brutto, un segno di un gesto schifoso.
Ma Primo no, Primo continuò a spingerci sulle altalene o sulle giostrine rotonde silenzioso, col suo sorriso sdentato per tanto tanto tempo.
Poi il ricordo svanisce….

27 novembre 2020