Una domenica da signore
Azzurro Manicardi

Nell’estate del 1941 facevo il garzone da barbiere nella bottega di Geminiano Loschi (Picàl), ex Sindaco di Soliera dal 1921, in Via Vicolo di Mezzo. Prendevo servizio il sabato pomeriggio fino a sera tardi e poi la domenica mattina finché c’erano clienti (gli altri giorni della settimana faceva il sarto). La paga per il mio lavoro era, forfettariamente, di una mezza lira, che era sufficiente per l’ingresso al Cinema Italia e un gelato dal gelataio Facchini, o una granita dal Gàlo, o un pezzo di gnocco di castagne dal Sio.
Facchini, il gelataio, si piazzava di fronte al cinema Italia con un carretto a tre ruote smaltato e a forma di gondola, sollevava il coperchio tondo e luccicante dei contenitori e con una paletta estraeva il gelato che con abilità appoggiava sul cono, cercando di non farne entrare troppo per agevolare invece il cumulo ed esaltarne quindi la quantità.

Al Gàlo (Armando Previdi) di professione faceva il muratore. Per arrotondare lo stipendio, nei giorni festivi dell’estate spingeva un carretto con sopra una stecca di ghiaccio che grattava con una specie di pialla metallica. Versato il ghiaccio triturato in un bicchiere, rigorosamente di vetro, aggiungeva un piccolo bicchierino di sciroppo a scelta (amarena, menta, limone, tamarindo) e un cucchiaino, per il prezzo di 20 centesimi.

Al Sio (Enrico Ferrari) girava in bicicletta con un portapacchi su cui appoggiava il contenitore col gnocco di farina di castagne. La scia di profumo che lasciava dietro di sé lungo il percorso era un richiamo magico, invitante, e chi poteva gli correva incontro festoso.

2 febbraio 2021