Il verde

In genere quando pensiamo al “verde” ci riferiamo a quello con funzione ornamentale, sia esso pubblico o privato; ma questi sono concetti “attuali” e comunque recenti. Il “giardino pubblico”, ovvero uno spazio con vegetazione ornamentale nei centri urbani con funzione sia estetica che ricreativa, con valenza perfino di salute pubblica, nasce in Francia sul finire del Settecento e si diffonde più tardi in Europa, quando tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento gli strumenti urbanistici prevedevano ampi spazi da destinare al verde pubblico.

Solo nel secondo dopo-guerra le leggi urbanistiche nazionali e regionali hanno introdotto il concetto di standard, assegnando anche al verde pubblico un ruolo qualitativo e quantitativo nella pianificazione comunale.

Soliera è una città che ha altissimi standard di verde pubblico, che comunque è fuori del borgo murato, nel quale non è presente verde.

Al di fuori delle mura il verde comincia dalle fossa castellane: il viale alberato dal borgo verso il Mulino; il prato e il parco Campori, quest’ultimo voluto dalla famiglia tenutaria del castello quando lo ha ceduto, e ridisegnato dopo l’assetto che ha oggi la fossa a mezzogiorno e sul lato est della rocca; e infine il verde del “campo del prete”.

Oggi qui ci fermiamo, perché la nostra Mappa di Comunità è riferita a Soliera dentro le mura.

Ma uno sguardo al passato ci riporta alla mappa “Gallica”, interessante non tanto perché ci mostra la presenza di qualche piccolo orto dentro le mura, ma perché ci fa vedere come era organizzato il verde fuori le mura, facendoci immaginare la vita degli abitanti del borgo, che di giorno uscivano per lavorare i campi (disegnati ad acquerello sulla mappa, che riporta con minuzia la struttura dei filari di vite maritata, siepi, orti e frutteti, campi seminati) per rientrare la sera nel borgo, in uno scambio continuo dentro/fuori le mura che scandiva il ritmo delle giornate e di una vita regolata con tempi lenti delle stagioni.

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