Accoglienza e memoria

Il tema dell’accoglienza, di grande attualità, non è nuovo per Soliera: l’alluvione del Polesine del 1951 e l’immigrazione dal Mezzogiorno nel dopoguerra per la ricerca del lavoro hanno portato qui diverse famiglie, oggi integrate nel tessuto sociale ed economico.

E questo è avvenuto perché la Comunità ha saputo accoglierli e non farli sentire spaesati.

Oggi, oltre all’arrivo qui di persone, o famiglie, per le più diverse ragioni, si sceglie spesso di abitare a Soliera, più che viverci. Sicuramente chi arriva qui con questo obiettivo se non trova una Comunità accogliente (e se non è disposto a farsi accogliere) difficilmente potrà sviluppare senso di appartenenza e integrarsi.

Altro tema è quello della memoria: ogni luogo e ogni Comunità hanno vissuto gli effetti di eventi che hanno interessato l’intera Nazione, se non un ambito più vasto.

Anche adesso stiamo vivendo gli effetti della pandemia che dallo scorso anno ha stravolto il modo di vivere del mondo intero.

E quasi un decennio fa abbiamo vissuto il terremoto, la cui ricostruzione è ancora in corso. E “tenere memoria”, di questo ma anche di altro, è importante per la storia della nostra Comunità, che nel futuro sarà in ogni modo condizionata da questo presente, che a sua volta è stato condizionato da quanto accaduto in passato.

Impariamo quindi a conoscere e valorizzare fatti del passato, tasselli di storia e di elementi identitari, anche riconoscendo i luoghi che li caratterizzano, affinché questi non perdano di significato e rischino la cancellazione.

Chi sa perché la via Rimembranze si chiama così? Fu voluta a memoria dei caduti della prima guerra mondiale, e gli alberi un tempo qui presenti, ne ricordavano il numero. A proposito di alberi, anche oggi quelli del bosco di Stradello Arginetto hanno un significato: un albero di benvenuto per ogni nuovo nato!

Un suggerimento per contribuire alla valorizzazione della nostra comunità? Osservare e ascoltare con più attenzione… prendersi questo tempo, e non pensare che sia tempo perduto!

Si racconta che...

Il Coronavirus
Luisella Vaccari

Il 23 febbraio del 2020 era una bella domenica di sole che confermava ancora una volta la buona sorte metereologica che da sempre accompagna l’ "Andar per mostre castelli ed altro”.

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Quattro sagome traballanti
Guido Malagoli

La prima volta che li vidi fu un pomeriggio di una giornata di Novembre soffocata dalla nebbia e dal grigiore. Vidi quattro sagome traballanti, incerte.

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Più in alto … l’alluvione del’66
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Sulla parete destra dell’ingresso in “rocca” che immetteva sulla piazza, ricordo una targa bianca con una scritta blu su cui era scritto “ Metri 28 s.m.”.

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La corona
Guido Malagoli

Al tempo di Vittorio Emanuele III la corona reale faceva bella vista di sè sui documenti ufficiali, era il suggello della sovranità.

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Esploriamo...

IL NEMICO ERA COME NOI
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Note tecniche della mitragliatrice Maschinengeweher Patent Schwarzlose m.07/12 esposta al Castello.

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IL NEMICO ERA COME NOI
Modi di dire

Il nemico era come noi - Modi di dire derivanti dalle esperienze della Prima Guerra Mondiale

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