Veglia delle rose
Gianni Marverti
Negli anni 60 e 70, quelli del famoso boom economico, le persone amavano particolarmente il ballo e la musica e per divertirsi frequentavano le balere e i dancing.
Uno di questi era il Medusa che diventò molto noto anche grazie ad una serata particolare durante la quale veniva premiata l’eleganza e la bellezza dell’abito indossato delle partecipanti.
Si teneva quasi sempre alla fine di gennaio e si chiamava Veglia delle rose, un evento creato e voluto da mio zio Wilson Marverti, “Bagigi” per gli amici.
Dopo l’arrivo del pubblico, durante lo svolgimento delle danze, una giuria composta da alcune Personalità del paese e da esperte modiste sempre del paese, sceglievano fra i partecipanti, le concorrenti con gli abiti più idonei alla sfilata finale.
Verso la fine della serata, si sospendevano le danze e al centro della pista da ballo veniva montata una passerella sulla quale le concorrenti venivano invitate a sfilare accompagnate dal loro cavaliere mostrando al pubblico e alla giuria il loro abito.
La premiazione avveniva subito dopo la sfilata e alla prima classificata veniva consegnata una spilla a forma di rosa d’oro, opera creata da un noto orafo modenese, alla seconda un bocciolo di rosa sempre d’oro e alla terza classificata una rosa d’argento-
Fra i miei ricordi fotografici ho trovato una foto molto importante perché chi vinse quella rosa in una serata di gennaio del ’74 è stata la ragazza che diventò in seguito mia moglie.
>>"Isolda la sarta"<< La Voce – 14 maggio 2003.
31 dicembre 2020
Radio Esse
William Stefani
Nella foto Massimo Valentini alla consolle
Negli anni 70 iniziò una rivoluzione che avrebbe cambiato il sistema radiofonico italiano, iniziarono a nascere le cosiddette radio libere, la prima esperienza fu Puntoradio di Zocca dove trasmetteva quello che sarebbe diventato la rok star per eccellenza Vasco Rossi, mi ricordo che allora si andava come in processione a vedere cosa era questa prima esperienza di radio libera.
Da lì a poco tempo sarebbero nate in tutti i comuni italiani come funghi le radio libere, e naturalmente anche a Soliera tra il 76 e il 77 nacque la radio libera che non si poteva che chiamare Radio Esse (esse sta per Soliera), il tutto iniziò con una prova tra quello che è stato il nostro grande tecnico Adriano Lugli e Reverberi Giuliano con un piccolo trasmettitore di 3 Watt riuscirono a sentire le loro voci da una radio. Da lì fu un attimo far nascere l’idea di creare una radio libera a Soliera. Bisognava trovare una sede e Carletti Romano mise a disposizione il suo solaio in Via 4 Novembre, un piccolo trasmettitore e il segnale copriva Soliera e le zone limitrofe, un mixer a valvole, un mangianastri e la radio era funzionante. Naturalmente la novità di una radio a Soliera rapidamente divenne un evento che galvanizzò il paese, crescevano i giovani e anche non giovani che desideravano cimentarsi dietro un microfono, furono tante anche le ragazze che parteciparono fino dalla nascita della radio e che entrarono anche nei tempi successivi, ricordo alcuni nomi, Daniela, Antonella, Mariangela, Meris, Roberta, Gabriella, Cristina e tante altre, ci furono poi le prime pubblicità, naturalmente Carletti che metteva a disposizione il locale, e il negozio di meccanici biciclette e motorini dei f.lli Berni. Io personalmente iniziai la mia attività dopo alcuni mesi, una sera andai per vedere cosa era questa radio, pensavo di vedere impianti enormi e mi trovai di fronte una stanza praticamente quasi vuota, dopo questa prima visita ritornai dopo un po’ di tempo per chiedere da parte di alcuni amici che amavano la musica classica e lirica se era possibile trasmettere anche questi generi musicali, la persona con la quale parlai mi disse ma certo che è possibile, domani sera puoi venire e puoi iniziare a trasmettere la musica che preferisci. Io rimasi scioccato ma poi pensandoci mi dissi che potevo provare, e la sera seguente con un disco della quinta sinfonia di Beethoven iniziai la mia carriera radiofonica, diventai direttore, socio e proprietario (se non è stata una carriera questa!). A parte le battute in poco tempo quello che sembrava un divertimento del momento iniziò a crescere e a diventare un punto di riferimento per i cittadini e le istituzioni, con le prime pubblicità arrivate fu possibile acquistare un mixer di ottimo livello e da qui iniziò un graduale aggiornamento tecnico della radio anche perché l’aumento delle radio sulla frequenza Fm richiedeva l’aggiornamento degli impianti di trasmissione per poter continuare a coprire la zona e quindi dal trasmettitore di 3 Watt si passò a quello di 200 Watt.

La bella compagnia di Radio Esse
I fermenti erano enormi, sempre più gente approdava alla radio, sempre più attività economiche acquistavano la pubblicità e quindi l’evoluzione tecnica e di qualità di programmazione viaggiavano velocemente. Il continuo aumentare delle radio libere con il conseguente intasamento delle frequenze rendeva sempre più complicato riuscire a mantenere il bacino di utenza, per questo motivo si fece il grande passo di installare un trasmettitore sull’appennino modenese con un trasmettitore di 1000 Watt, e quindi quello da 200 Watt che avevamo in sede serviva per mandare il segnale al trasmettitore in appennino, questo ci permetteva di coprire la nostra provincia e anche zone di altre regioni, questo salto di qualità ci portò a decidere che ormai la radio aveva bisogno di un nome che uscisse dall’ottica comunale e una sera dopo una lunga discussione si decise che il nuovo nome sarebbe diventato Radio Centro Emilia. Naturalmente questo salto fece aumentare i costi e quindi anche la necessità di avere sempre maggiori entrate. Con varie vicissitudini anche di tipo amministrativo che ci fecero chiudere per un breve periodo, per alcuni anni l’attività continuò fino a quando si rese necessario dover decidere per alcuni di noi di valutare la disponibilità a diventare imprenditori in un mercato che si evolveva e che non permetteva più di svolgere l’attività in modo volontario. A quel punto vista la non disponibilità a fare questo grande passo si decise di vendere la radio che dopo un po’ di tempo si trasferì a Modena.
Per concludere voglio fare alcune considerazioni su cosa è stata per chi l’ha vissuta e frequentata Radio Esse, per me è stata una delle esperienze più belle e importanti della mia vita, ho conosciuto tante persone e con loro ho condiviso momenti felici e esaltanti, è stata per tutti una scuola di vita che ci ha fatto crescere come persone, ha creato delle amicizie che a distanza di 40 anni sono ancora vive, due anni fa abbiamo fatto una cena per rivederci e eravamo circa in 30, è stata una serata meravigliosa nella quale abbiamo rivissuto i bei momenti trascorsi in radio. Allora eravamo giovani mediamente sui 20 anni, oggi con i capelli bianchi e pensionati alcuni di noi stanno pensando e stanno già lavorando per far rivivere una radio a Soliera, negli intenti vuole essere una radio di musica ma anche di servizio per i cittadini e le istituzioni, vedremo se questa idea nei prossimi mesi diventerà realtà.
Io ho fatto una narrazione di quello che è stata Radio Esse, in queste poche righe che seguono scritte da Zanoli Fabrizio in occasione della cena di 2 anni fa a mio avviso è racchiuso il video di una piccola parte di quello che succedeva in radio. “Ragazzi, da che parte posso cominciare? dal 1978 perché prima vivevo nella landa solierese, lontano dalla metropoli del centro di Soliera...la conoscenza di Adriano, di Stefano Torricelli, Maurizio Beghi, Horacio Casali, poi via via di tutti gli altri. Francesco Severino, Salvatore Morale, il grande Pipi, Tonino Melillo, Massimetto Dondi, oltre a quelli già citati.
Poi ragazzi, non dimentichiamo che con la Radio c’è chi ha preso moglie e chi quasi…, quindi ha avuto anche una funzione socialmente importante per la comunità…la sala di registrazione con prenotazione per avere un po’ di ingenua intimità …le prime schermaglie con le radio concorrenti, i viaggi del venerdì sera per curiosare a Radio Luna … i lunedì sera con l'Alfasud TI di Adriano verso Parma per vedere fin dove si sentiva la radio ... le telefonate spacciandosi per il tenente Marini della Aeronautica dell’Aeroporto di Bologna denunciando spurie di radio concorrenti ... le pubblicità sul nastrino dei negozi solieresi, le tribune elettorali con le interviste a pagamento (meno male...) ... e la festa su Via 4 novembre con William vestito da Babbo Natale e cioccolatini caramelle ai tanti bambini intervenuti... il torneo l'Amico con le radiocronache dirette e l'intervista dal campo come Galeazzi....”
1980 – Gianni Morandi intervistato da Radio S all’Arena di Verona
22 dicembre 2020
La corona
Guido Malagoli
Al tempo di Vittorio Emanuele III la corona reale faceva bella vista di sè sui documenti ufficiali, era il suggello della sovranità; su uno spartito musicale la corona è quel cappellino con puntino che dà la possibilità di allungare a piacimento il valore della nota o della pausa fino a quando l’esecutore ha fiato nei polmoni oppure vede segnali di noia nel pubblico.
Poi, aiutatemi anche voi a scoprirne altre, io conosco il tappo a corona sulle bottiglie di birra, c’è la corona dentata per caricare l’orologio e quell’altra di maggior diametro nella bicicletta; mi pare che esista anche la corona degli alberi, raramente si vede la corona funebre ancora in uso per i morti di rango; ricordo la corona circolare delle circonferenze concentriche, la corona del rosario per dire due preghiere in santa pace e la corona dei denti, chi non la conosce? Non credevo che esistessero tanti tipi di corone. A noi, fragili umani, come se non bastassero quelle già esistenti, è toccato sperimentare un nuovo tipo di corona che ha il cinismo di diventare maschile quando si abbina al nome virus e si trasforma immediatamente in un terrificante coronavirus, micidiale,subdolo, invadente, canaglia, assassino. Non mi stancherò mai di offenderlo perché lui va per la sua strada come se niente fosse e combina massacri senza guardare in faccia nessuno.
Si ha un bel da dire: possiamo usare la nostra modernissima tecnologia per arginare lo tsunami virale. Si può fare, grazie alla scienza, alla biologia, agli esperti. Si farà, certamente. Quando, non si sa.
Io, però, faccio parte di un coro, la corale “G. Savani” di Carpi. Scusatemi se vi annoierò parlando di me.
Un coro come il nostro, per esempio, come può conservare l’essenza di “coro” se i coristi devono indossare la mascherina sulla bocca/naso e mantenere la distanza minima di un metro? Come può essere ancora coro? E il maestro come può dare gli attacchi perfetti se non si vedono le sue labbra? Si dice: esiste l’elettronica, le video chiamate on line, skype e altre diavolerie simili. Vero. Però, per quanto ne so, il segnale video va ad una velocità, il segnale audio invece se la prende comoda e arriva quando arriva, stanco e assonnato come l’eco soffocato che vien fuori da un pozzo profondo.
Arrivo al dunque. Quando vado (andavo) alle prove del coro io guardo tutte le persone del circolo, baristi compresi, rivolgo un saluto a voce alta, a volte basta anche una parola semplice come “Ciao”, una stretta di mano, una pacca sulla spalla se è gradita: “Clèm, a Cavezz, è tòt a post?” “Emilio grazie per aver portato una sedia anche per me!” “Ciao Sara, questa sera sei più ricciolina del solito!” Poi si canta. Il maestro dirige con le mani, con lo sguardo, col movimento del corpo. Noi cantiamo. Con la telecamera virtuale del mio sguardo inizio una specie di carrellata sul viso degli altri coristi disposti a corona… a “semicorona”. Daniela ride, esprime gioia mentre canta; Sara mi guarda e risponde con gesti ai miei saluti ; Giovanna canta in estasi; Jolanda sorride dall’alto dei suoi novant’anni; Elena è tanto concentrata che solo raramente riesco a incrociarne lo sguardo … poi vado sui tenori : Anna, Franca …Carlo Alberto, Enrico … Torno ai soprani: carrellata sulla prima fila, ciao Antonella, poi alla seconda, alla terza: come va Renata? Il sorriso la illumina. Adesso di nuovo zoommo sui contralti e via così. Che sia per questa ragione che a volte calo? Troppe distrazioni? E’ l’incrocio benevolo degli sguardi che porta a calare mezzo tono? Osservo con uguale intensità anche il maestro, riconosco le diverse espressioni del suo viso o cerco di immaginarle, addirittura! Mentre canto ascolto la voce dei coristi che ho davanti, dietro, accanto, lontano, là in fondo. Le voci formano l’armonia che m’incanta. Questo è “coro” per me. Come potrei cantare davanti a un monitor di vetro, davanti a un tablet come un depresso hikikomori?
Dite che si può? Davvero si può?
Ringrazio tutte le potenzialità dell’elettronica ma io resto legato all’antica. Io devo guardare da vicino i coristi, ascoltarli, salutarli e provare piacere quando mi arriva da qualche parte un sorriso amico.
Secondo me l’immenso valore di un coro nasce dall’essere in semicerchio, a contatto di gomito, di voce, di respiro, di sguardi. Ti odio immensamente coronavirus! Mi presento: sono Guido.
P.S. Ciò che ho scritto sui coristi - la vicinanza gli sguardi, la voce, le pacche sulle spalle, gli abbracci - vale anche per tutti i miei amici, i parenti vicini e lontani (penso ai miei carissimi nipoti) vale per le persone che incontro al mercato e in piazza … Vale, vale.
19 marzo 2021
Come cambia una piazza
Susanna Casari
Piazza allora, quando ho cominciato a venire qualche volta in estate a Soliera, che era per me solo un nome tra i paesi della provincia, scoperto attorno ai 14-15 anni in quanto paese d’origine di una capo delle guide scout.
Piazza dopo, quando sono venuta ad abitare a Soliera: a viverla poco, perché ero fuori tutto il giorno, ma a conoscere pian piano persone, tradizioni, mestieri e arti, storia e storie, cultura, amicizie che sarebbero diventate durature. E ad imparare i segreti per conservare le piante e l’arte di disporre i fiori osservando ogni volta possibile la Lilia all’opera nel suo meraviglioso negozio.
Piazza ai tempi attuali, quando andando occasionalmente a Soliera cerco un bar per un bicchiere d’acqua, e non vedo nessuna faccia nota, o non riesco a ricordare cosa c’era in passato nel locale in cui nel dicembre 2019 abbiamo fatto un mercatino indiano “diverso”: una specie di liquidazione delle rimanenze degli altri anni e un po’ di vintage, tutto comunque a scopo benefico.
Piazza in ristrutturazione: si riuscirà ad inaugurarla in primavera? Siamo quasi alla fine di febbraio, e questa bestiaccia del covid non pare proprio intenzionata ad andarsene… Non ho mai visto la piazza durante la pandemia: ormai abito a Modena, e le due o tre volte che mi è stato lecito venire a Soliera, in epoca “gialla”, l’ho fatto per andare da amici. E poi, chissà, magari la piazza è chiusa per lavori … Già, ma a che punto saranno i lavori …?
Piazza nel futuro: mi piace l’idea di rivederla viva, fremente o anche pigra, ma viva. Guardo il rendering della ristrutturazione e non capisco chi si siederà su quelle panchine: dove sono i centri di aggregazione che richiamano gente che possa sedersi sulle panchine? Quali interessi potranno trovare in piazza gli adulti di oggi o quelli di domani, ora ragazzi: studi professionali … uffici al pubblico … gastronomie o pasticcerie … altri centri di interesse di qualsiasi genere, commerciale e non … forse la parrocchia? Ma la Chiesa perde pezzi in tutto il mondo, è difficile pensare che proprio la parrocchia di Soliera debba raccoglierne di nuovi. Però, hai visto mai? Le vie del Signore sono infinite, e magari passano proprio per Piazza Sassi …
La biblioteca e i centri culturali all’interno del comune: quelli possono essere un richiamo, in un futuro prossimo e non solo, se la scuola saprà fare il suo mestiere. Ma per arrivare lì molti useranno la bicicletta o parcheggeranno la macchina nelle strade dattorno: gli uni e gli altri passeranno dal voltone, e dal voltone passeranno di nuovo per tornare indietro.
Chissà chi si fermerà in piazza...
12 marzo 2021
La prima volta a Soliera
Marisa Zanini
La prima volta che ho visto Soliera è stato trent’anni fa quando venivo a trovare mio padre in via S. Maria, una strada dritta e lunga appena fuori dal paese che porta all’argine del fiume Secchia.
Ero arrivata in centro per una commissione e girando in auto alla ricerca di un parcheggio mi sono stupita della rete di strade ordinate, regolari, quasi tutte alberate con villette graziose provviste di verdi giardini fioriti, case basse al massimo di due piani. Tanta quiete e silenzio.
Ricordo che avevo pensato che quello fosse il posto dove avrei voluto vivere fuggendo dal clamore del traffico cittadino di Modena dove allora abitavo. Un viale passava davanti a un grosso edificio, la scuola elementare quasi di fronte a due distributori di benzina dove mi sono fermata. In fondo si intravedeva, fra le fronde di alte piante, una piazza e la torre con l’orologio, la torre del castello di cui si vedeva anche una parte delle mura. Affascinante.
Era l’invito a lasciare l’auto e proseguire a piedi alla scoperta del nucleo, il centro storico a cui si accedeva passando sotto la torre dell’orologio per un voltone ombroso che si apriva sulla piazza Sassi. Qui si affacciavano una fila di case in ristrutturazione sopra un lungo e largo porticato dove erano aperti vari negozi: la merceria, il barbiere con le vecchie sedie monumentali, la macelleria, l’edicola, la pescheria, un fotografo e di fronte un altro porticato che ospitava il bar del centro e la canonica a fianco della scalinata dell’ingresso alla chiesa.
Sulla destra dopo il bar, c’era l’edificio del comune, a cui si accedeva con una breve scalinata e sotto l’ultimo ampio porticato una grande lapide che ricordava i caduti delle due grandi guerre. In fondo alla strada della piazza, a terra, sul bordo dell’area asfaltata, c’era una lastra marmorea che ricordava il luogo dove finiva la recinzione delle mura cittadine realizzate nel 1827 e dove iniziava la strada di accesso alla città … Il resto l’ho scoperto vivendo quando sono venuta ad abitare a Soliera proprio nell’edificio che una volta era il vecchio cinema, il cinema Italia.
3 dicembre 2020
Il campetto da tennis
Guido Malagoli
Il fatto è che quando rovisti nei ricordi il più delle volte non viene fuori niente, o meglio vengono fuori quelle cosette che non valgono niente ma che nel tuo io più profondo hanno lasciato una traccia inconsapevole e non sai nemmeno perché.
M’è sovvenuto, vedi un po’ la stranezza, di pensare al campetto da tennis della parrocchia, quello situato dall’altra parte del campo da calcio sotto ai bastioni, cioè al di qua della stradina in discesa che oggi si chiama via Papa Giovanni XXIII
Mi pare di vederlo con la sua recinzione di rete metallica ricucita alla meglio nelle maglie rotte, il cancelletto della stessa rete nella parte inferiore del campo, in fondo, verso la strada, chiuso con un lucchetto che s’andava a prendere in parrocchia o al bar dopo la prenotazione dalla tal ora alla tal altra. Il campo era di terra rossa, ben tenuto, credo ma non giuro. Sotto la parte alta del blisgone era stato ricavato uno spogliatoio per i giocatori. In quel campo giocai, può sembrare strano dirlo oggi , alla mia età, ma vi giocai a tennis varie volte quando venni ad abitare a Soliera dopo il matrimonio. Per non passare il mio tempo libero a tirare la pallina da una parte all’altra del cortile o addirittura lungo la strada di casa mia dove non passava mai nessuno, prenotavo e andavo in quel campetto. Il buffo è che ricordo perfettamente la mia racchetta da tennis, il manico avvolto da un nastro rosso fermato da un chiodino che di tanto in tanto spuntava e pungeva; ricordo quella volta che Claudio Codeluppi tirò le corde della racchetta senza grande entusiasmo visto il modestissimo valore dell’attrezzo, ma non ricordo affatto quanto si pagava per giocare, se si pagava, a chi, come si prenotava, chi ripassava col saccone la terra rossa dopo la partita e nemmeno con chi giocavo. Questo è il colmo. Avrò pur avuto un compagno o no? Vuoto pneumatico. Ricordo bene un buco nella rete metallica dove una volta trovai infilata una pallina seminuova, la confrontai con una delle mie spelacchiata fino all’indecenza e decisi che il cambio era necessario, quasi un segno del destino, e infilai nel buco la spelacchiata, senza rimorso alcuno. Ma ha senso tutto questo? Che razza di ricordo è?
17 dicembre 2020
Verifica sulla Maratona d'Italia
Ruggero Morselli
Nella foto - L’arrivo di Ruggero alla Maratona d’Italia del Bicentenario Tricolore.
Sede della NATALIA GINZBURG università Libera Età Gruppo di Soliera, una comune serata di lezione condotta dalla Prof. Luisella Vaccari libera docente laureata in Greco Latino e Lingue Antiche dialetto modenese compreso.
Cari giovanotti è ora di verifiche vediamo a che punto siamo con qualche interrogazione, dunque l’ultimo argomento discusso è il passaggio della maratona d’Italia nel nostro paese si accomodi lei Sig. Ruggero che mi sembra il più adatto avendo svolto l’attività della corsa già da tempo sentiamo cosa ha da dire.
"Sarebbe più facile avere un pubblico di soli podisti per comprendere la maratona prof.- con loro andrei subito al sodo mentre così rischio di essere frainteso", doverosa premessa per capire che quando si comincia a correre anche se da ragazzo hai praticato calcio o tennis o qualunque sport anche agonistico non riesci più a essere competitivo a certi livelli per mancanza di allenamento o di tempo ormai interamente dedicato alle responsabilità che il corso della vita propone come matrimonio figli e lavoro poi ti ritrovi a mezza età che i tuoi movimenti, non più sciolti come una volta, cominciano a scricchiolare e l’incubo della pancetta incombe inesorabile, ecco allora che o a pausa pranzo o a lavoro di giornata concluso si prova a fare una corsetta.
Difficile convincere dei benefici ottenuti, sembra un paradosso ma più corri e meno fatica comporta, più correvo e più ero ottimista e in forma, più tollerante in casa e più socievole fuori, era la fine anni 70 quando cominciai, quattro gatti sotto sguardi meravigliati e alle volte soggetti a epiteti poco simpatici, il commento più carino “andate a lavorare, se faticaste passa voglia di correre,” qualcuno di questi simpaticoni dopo qualche tempo, specie d’inverno con la sciarpa sotto gli occhi per non farsi riconoscere ci provava a correre e per me è stata grande soddisfazione.
Se sto annoiando me lo dica prof… ‘vada avanti’ negli anni la corsa ha avuto uno sviluppo enorme, da pochi praticanti a società tutt’oggi con centinaia di iscritti su tutto il territorio nazionale, famiglie intere che la domenica mattina non mancano mai all’appuntamento con la corsetta organizzata in città nei paesi e nei quartieri naturale quindi che con l’evolversi del fenomeno spuntassero come funghi in tutte, o quasi, le città del mondo LE MARATONE.

La società Podistica Solierese al completo
La Podistica Solierese negli anni 80 grazie a quei quattro gatti citati sopra e spronati dal prof. Borghi insegnante alle medie, costituendosi in società fu tra le prime in provincia ad organizzare una manifestazione podistica nell’ambito di un calendario annuale gestito dal comitato provinciale podistico di cui facciamo parte tuttora, la prossima edizione sarà la 40sima, bel traguardo vero prof.? non male complimenti!
Dai benefici sopra-citati traendone giovamento dai 7-8 Km. per mantenere la forma si passa facilmente a percorrerne 10 poi 13-15 e così via finché non fai un pensierino sulla maratona e ti chiedi se potrai mai riuscire a fare 42,195 Km. di corsa in una volta sola? Con i compagni giusti le quattro chiacchiere consumate in allenamento pian piano convergono sull’impresa e diventa una sfida con te stesso il desiderio di provare. Tralasciando i professionisti che vivono di sport, un amatore che lavora deve seguire regole inusuali che comportano tempo libero sacrificato da dedicare alla maratona, tutti concordi che non bisogna improvvisare se vuoi condurla a termine, allenamenti sempre più frequenti, in progressione con dovuto ristoro al bisogno e programmati per l’obbiettivo preposto da calendario, fu così che con l’avvento della maratona d’Italia svolta praticamente in casa iniziammo, l’esperienza insegna e infatti all’esordio al 25° km. circa dopo aver saltato 2 ristori (è d’obbligo metterne uno ogni 7-8 Km.) mi girava il mondo intorno e mi hanno ristorato a banane thè e sali minerali appena in tempo prima di probabile malore, non immaginavo di dover bere anche senza stimolo non devi assolutamente rimanere senza benzina anche se stai bene e non ne senti il bisogno, problemi e sacrifici sono però abbondantemente ripagati al termine, poter dire “ce l’ho fatta” è il max!! All’inizio degli anni 90 l’Europa brulicava di maratone e le principali città Italiane si contendevano le date più favorevoli del calendario per lo svolgimento della loro nel calendario nazionale, la carenza di esserne privi a Modena fu sopperita da un’intuizione del carpigiano Ivano Barbolini con l’idea della Maratona d’Italia anticipando Modena, con naturale partenza e arrivo nella stupenda piazza Martiri in Carpi mi pare la terza per ampiezza in Italia, le prime edizioni furono un po’ in sordina attorno alle campagne di Campogalliano e Soliera compreso la periferia di Modena sempre però con arrivo a Carpi, successivamente, all’esordio degli anni 2000, in sintonia coi comuni coinvolti nel caso Maranello Formigine Modena Soliera e l’accordo con la Ferrari, altro cambio di percorso con partenza in quel di Maranello e naturalmente arrivo in piazza Martiri a Carpi, la concomitanza del 34esimo Km. proprio davanti al castello permise un ulteriore traguardo gestito in loco con relativa consegna del pacco gara permettendo così la partecipazione anche a chi non arrivava ai 42, sarà stata l’organizzazione, o il fascino Ferrari oppure il percorso, tutto piano e leggermente in discesa che per gli addetti era manna perchè permetteva tempi impensabili in altre maratone, tutto ciò comportò di diritto di divenire maratona internazionale con forte partecipazione da tutta Italia e Europa." Prof. a me sarebbe venuta set, ‘senta Ruggero mica siamo al bar qua! Lei se non se la sente interrompa riprenderemo un’altra volta’ no no meglio che sforni tutto quello che ricordo, domani non si sa! ‘e allora prosegua ’ Giusto non tralasciare un’eccezione nelle edizioni della maratona d’Italia e parlo di un’ulteriore intuizione del patron Barbolini la maratona del bicentenario del tricolore 1797-1997 il percorso fu modificato in via eccezionale solo in quell’occasione e in una unica edizione, irripetibile e io l’ho fatta prof. contenta? ‘ hee si figuri non sto più nella pelle ’ pensi siamo partiti in centro a Reggio Emilia, tutta la via Emilia chiusa con il passaggio per Rubiera pieno di gente, una novità anche per loro, e per noi vera pacchia, certo non per gli automobilisti che si son trovati deviazioni ovunque e impreviste, di corsa padroni del territorio, Modena cavalcavia tangenziale poi statale Romana fino in piazza Martiri grande giornata, grande soddisfazione come si dice? io c’ero!

Purtroppo fu eliminato il passaggio in Soliera non ci si stava coi Km. che per le maratone sono fissi d’obbligo ma l’edizione dell’anno dopo il vecchio percorso fu ripreso e val la pena raccontare l’emozione all’entrata nel tuo paesello da partecipante, pur sempre un protagonista anche se modesto, al ritorno da Modena, col dovuto allenamento alle spalle, Lesignana poi Ganaceto si vola, Soliera ti aspetta! Deviazione ad Appalto sul cavalcavia l’adrenalina primeggia, in Morello alzi la testa, via Roma percorsa da padrone assoluto (io ci sono mica come te che sei lì che guardi e ti meravigli vedermi correre col pettorale) immagini prof. il passaggio sotto il voltone del castello e la piazza con la gente davanti al bar, davanti alla chiesa, la curva che immette in IV Novembre un cordone di paesani qualcuno ti riconosce e urla il tuo nome un’altro ti conosce ma non sa il tuo nome “forza Soliera”.. adrenalina al massimo con colleghi al fianco anche stranieri, nota stonata è che poi a Carpi ci devi arrivare , è stato bello ma mancano 8 Km. e alla corte passato il bagno di compaesani la fatica si fa sentire con gli interessi, ci si comincia a trascinare le gambe e la corsa non è più brillante come prima, nel mio caso però sono privilegiato nel correre in casa, infatti una inaspettata botta d’incoraggiamento presso il crocevia di Contini (ora rotonda) dove di servizio c’è la comandante Susi Tinti conoscenza di famiglia che mi applaude e sollecita col sorriso, senza ripensamenti esco dalla sede stradale e annullando divisa o ripensamenti vari gli appioppo un bacio al volo senza fermarmi
Da Limidi a Carpi poi i Km. si fan desiderare e corteggiare schifosamente, sono tremendamente lunghi non finiscono più, si arriverà mai? è sempre finita finirà anche stavolta, ‘ma scusi ma chi glielo ha fatto fare?’ a bè allora non ci siamo capiti prof. non mi sono spiegato fatto premessa per nulla, è prova con te stesso, la prova della vita ma se mi fa finire prof. forse mi faccio capire meglio ‘ hei che dite voi giovanotti di una volta lo facciamo finire?’ diceria vuole che da vecchi si torna bambini e infatti l’aula non chiede di meglio una sig. sta facendo la lista della spesa di domani, un altro si diverte coi giochini sul cell. dove abbia poi imparato non si sa e in ultima fila al tel. una gioviale 70enne si sente rispondere dal nipote 22enne ‘ma nonna non rompere e lasciami lavorare! sono a moroso e per una sera che i suoi sono fuori!! vedrai che a casa rientro prima o poi non ti preoccupare! ma torniamo al supplizio del peso dei Km. ancora da percorrere, mai avrei immaginato che da Limidi a Carpi vi fosse tanta strada, è lunga tanto lunga ‘va bè si ricordi che poi arriverà il momento che dobbiamo andare, faccia in modo che non diventi poi troppo lunga anche per noi’ arrivo prof. arrivo era solo per dire che la strada quando le gambe non ti reggono è un supplizio però poi l’ingresso in Corso Alberto Pio …che figata!! pieno di gente di domenica, tanti sguardi, in effetti la maggioranza di compassione nel vedere come siamo messi ma a noi fa un baffo siamo arrivati, manca una manciata di metri, gli acciacchi pian piano si dissolvono come per miracolo, si intravede la piazza là in fondo più ti avvicini più ti risollevi, non importa la posizione d’arrivo quella la lascio ai professionisti importante è concluderla, vincere la tua battaglia, piazza Martiri con due file di gente ai bordi, l’applauso del pubblico sulle transenne appositamente montate sul traguardo con vista Duomo come testimonia foto, impagabile prof. provi ‘ma neanche per idea ho ben altro da fare io che pensare alla maratona, mi annoierei persino a seguirla in auto si figuri!’ Dopo l’arrivo non essendo unico a essere sfatto aspetto turno sotto la tenda per due graditissimi massaggi rigeneranti dal personale preposto, il tempo di una doccia ed ecco che la direzione, ricevuta conferma del mio arrivo, ha pronto il pacco gara accompagnato dal certificato di partecipazione col tempo impiegato assieme all’apposita medaglia coniata per l’occasione, è momento personale di vera gloria.
Sa prof. che in una occasione sono stato ambasciatore di Soliera? ‘Che significa?’ E’ molto semplice come quando i deputati decidono di aumentarsi lo stipendio, tutti d’accordo in società per provare e vedere maratone e città all’estero decidemmo quindi come prima uscita di partecipare alla maratona di Valencia, una piccola manciata di Km. da Paiporta paesino gemellato con Soliera ottima occasione per una visita a entrambi. (Ps. mentre racconto nell’aula in fondo due concentratissimi giocano a briscola scoperta, la sig. del tel. Immusonita perché suo nipote non l’aveva mai trattata così “chissà cosa aveva da fare di così importante? Certe cose sono impensabili è troppo bambino, possibile fosse così occupato da non stare ad ascoltarmi? che mondo??” il resto occupati nelle eliminatorie di gara di pinnacolo allestita in fretta e furia) aggiungo: prof. mi sembra di sentire un brusio non le pare siano un po’ distratti? ‘lei non si preoccupi, la verifica è sua mica loro, a me interessa siano attenti quando spiego vada pure avanti’ il sindaco di allora era Levizzani di Limidi unico che, nel susseguirsi di sindaci, non conoscevo personalmente il quale mi
Delegazione della podistica solierese a Paiporta in Plaza Soliera
convocò come presidente della podistica informato della nostra escursione a Paiporta. Strano, non ci conosciamo nemmeno che vorrà? Ciao Morselli, dice, so che andate alla maratona di Valencia abbiamo rapporti con Paiporta e se mi facessi cortesia di appoggiare al sindaco documenti nostri che stanno aspettando ci eviteresti tante problematiche compresi tempi di consegna che già si sono dilungati anche troppo, ma certo, rispondo, grazie per la fiducia sindaco oltre che poco gravoso è pure un piacere!” non immaginavo certo cosa mi aspettava.
Era il primo febbraio del 97 noi eravamo in otto con noi Tiziano Valentini il più veloce nella corsa vecchio amico (lo è tuttora) con Dani e Antonia due ragazzi spagnoli stupendi, veri angeli custodi per tutto il soggiorno, al nostro arrivo ci hanno immediatamente messo a contatto con le autorità tanto che da presunti maratoneti sembravamo delegazione ufficiale italiana per scambi politici e commerciali. ‘veniamo al sodo’ subito! questa premessa è per dire che avevamo preventivato pomeriggio di relax con cena leggera e ci siamo trovati ingabbiati nel ruolo di rappresentanti ufficiali di Soliera tant’è che era assodato il ruolo nostro di ospiti a nostra insaputa favorevoli o contrari ormai nessuna importanza. Infatti invito a cena del sindaco con assessore e visita alla piazza dedicata a noi (vedi foto) preme però sottolineare la diversità di mentalità, seduti felici in polisportiva, tallonato e corteggiato dal sindaco senza alcun dubbio persona affabile e gentilissima, che ci porteranno? Tante le portate spagnole che ci incuriosiscono e finalmente arrivano con vino e enormi pentoloni con coperchio, la fame stava premendo e appena appoggiano la più grande davanti a me e sindaco lo stesso solleva il coperchio e noo, non è possibile, Bartomè (il sindaco) mi guarda soddisfatto e aspetta il mio assenso sembra dire “hai visto cosa ho fatto preparare per voi?” un umido dal quale in mezzo a occhi di burro fuso simili a quelli della ruota aperta del pavone emergevano schiene di anguille enormi che schifo! Mai sopportato l’anguilla almeno fosse stata ai ferri qualche grasso si dissolveva ma in umido no, colesterolo alto domani ho maratona un disastro e questo mi sollecita favorendomi la prima portata, comincio a roteare il cucchiaio fra la brodaglia, che poi sinceramente si rivelò meno peggio di ciò che pensavo, alla ricerca della più piccola… he se domani! mi guarda e prende l’iniziativa come per dire “non fare complimenti e mi pesca un enorme ibrido probabilmente frutto di stupro pitone - anguilla appoggiandolo nel mio piatto soddisfatto, haa muy bien dico muy bien (tutto il mio spagnolo,) Comacchio, Romagna , anche noi queste Emilia Romagna Comacchio grosse così, sinceramente mai mangiate per ripulsa, affondavo i denti in carne crem-caramel tanto tenera tanto grassa sotto stretto controllo senza via d’uscita con vino nero e duro come catrame fermo a centocinquanta gradi abituato a lambrusco ogni sorsata era un giro di cervello cena insolita con nausea interna accompagnata da sorriso da prassi esterno ‘io lasciavo lì tutto garantito’ ma, ribadisco, prof. è marcia in più di voi donne se si deve star male meglio gli altri, è giusto ma noi siamo più vigliacchi, coraggio zero trattato poi quasi da diplomatico, occasione irripetibile che mi faccio compatire? Infatti non paga della bella serata trascorsa insieme la bestia di dimensioni che fossi stato io dotato così niente maratona ma in giro tutta notte ad accontentare single e ved…. ‘fermo fermo dove vuole arrivare già lo avevo capito solo al sentir nominare l’anguilla, tipico degli uomini non sia scurrile e resti in argomento prego ’ ma veramente non volevo essere quella roba che dice lei prof. ma solo rendere l’idea della dimensione ‘ho capito ho capito vada avanti’ era per dire che ha continuato a ballare nello stomaco fino alle tre di notte l’ideale per lo svolgimento di una maratona il giorno dopo con alzata alle sei per trasferimento e partenza alle nove, ‘ma la maratona poi è riuscito a finirla?’ Valencia e il paesaggio offerto nella fattispecie i 5-7 Km. sul mare, è meraviglia, personalmente non mi sono certo divertito come preventivato e tengo ben nascosta la foto d’arrivo perché inguardabile, uno straccio, liberato dalla bestiaccia finalmente digerita durante la maratona conclusa a mò di via crucis, mi sono poi risollevato a gustosa paella.
Mentre racconto con la lingua all’asciutto per sete il brusio in aula dietro di me si altera che succede? Mi volto e incredibile! stanno complimentando la signora che con un culo ….‘hei hei ricominciamo? per favore!’ prof. non volevo essere quello di prima che fa rima con vinile ma con tutte le matte che la signora ha trovato non vedo altro termine ha vinto il pinnacolo con un esperto rimontato in pista dopo essere stato eliminato e così ha trovato consolazione dal diverbio col nipote, ‘va bè ma torniamo a noi lei dice che le strade durante la corsa sono chiuse ma chi le controlla? ’ le maratone di quell’importanza si comincia ad organizzarle almeno 16-18 mesi prima della data di partenza, quando una maratona prende l’avvio è quasi in porto la prossima e si sono già svolti i primi contatti per quella programmata fra due anni, prefetti sindaci regione e provincia tutti coinvolti per il compito che gli compete, polizia nazionale, carabinieri e le varie polizie municipali al passaggio sul proprio territorio in allerta con personale coinvolto in forze, personalmente, a differenza di fenomeni duracell come l’amico Gozzi che oltre maratone faceva pure delle cento chilometri o l’extra terrestre Grossi con un curriculum di manifestazioni da cento, oltre le duecento maratone svolte (è vero) ‘lei ha veramente bisogno di bere ma anche di mangiare veda di riprendersi mica ho tempo da perdere per ascoltare panzane sa, e neanche di essere presa in giro’ prof. le giuro che è così il correre sull’asfalto comporta micro traumi che alla lunga provocano danni o alle articolazioni o alla schiena per non parlare delle ginocchia, qualche fortunato che fa eccezione alla regola esiste, nella realtà locale la maratona passando in paese a otto Km. dall’arrivo eravamo fra i più penalizzati, Maranello ad esempio data la partenza in un quarto d’ora erano liberi, a Formigine già un po’ di più a Modena già si andava sulle 3-4 orette per il passaggio dei più lenti mentre noi minimo cinque orette e oltre con lo smantellamento dei ristori, l’amministrazione pertanto convocava i volontari di primo mattino a cui ho sempre partecipato quando ho smesso di correre per i problemi sopra citati assieme ai colleghi della podistica e dopo i sermoni di comportamento elargiti dalla comandante Magnanini veniva distribuita una sportina con ristoro personale compensativo per la lungaggine del servizio, giubbino rifrangente e le nostre bandierine rosse per essere visibili e a ognuno un incrocio. ‘chissà come eravate carichi delegati e responsabilizzati a fermare il traffico’ infatti non certo nel mio caso ‘e perché?’ da responsabile della podistica ho avuto il piacere di affiancare Lorella la comandante per qualche anno in un incrocio ritenuto dei più a rischio, avvantaggiato perché sempre al corrente delle notizie di corsa passate attraverso il Walkie talkie in dotazione al comandante oltre alla visione del ponte rai coi due elicotteri sempre in volo sulle teste dei primi coi quali abbiamo goduto della visione del nostro piccolo castello, anche se in concomitanza con altre manifestazioni sportive, su rai tre e nei notiziari delle altre due reti nonostante ripeto, costantemente invisibile, non esistevo ‘cosa vuol dire? ’ all’altezza della comandante, poco più di una bambina, al passaggio gli atleti tutti voltati a salutare lei, nemmeno la bandiera nazionale esposta puntualmente dal buon Telloli, fotografo di rigore, veniva considerata, tanti li conoscevo e faceva piacere salutarli ma niente, ignorato un fantasma, non parliamo poi della miriade di moto in servizio sul percorso, non conosco il protocollo militare e pertanto non so se fosse d’obbligo ma poliziotti carabinieri e municipale maschile,con tanto di braccio sollevato appena si accorgevano che sotto al cappellino di ordinanza non spuntava barba e nemmeno orecchie a sventola ma un caschetto nero che le orecchie le copriva esaltando un grazioso visino, da comandante la Lorella (sempre Magnanini non è cambiato nulla) si adattò a distributore automatico di saluti e educate risposte su di tutto, quanta gente aveva da chiedere pure quanto manca, ma se i Km. son tutti segnalati pirla che chiedi? ‘mi pare di afferrare ironia nel suo giudizio non è che ne fosse innamorato lei della comandante e di conseguenza un po’ geloso ‘
Ruggero con la vigilessa Magnanini in un momento di pausa
Questa sì che è bella prof. mi permetta di farle osservare che per me il viso di una bella donna è arte, faccio esempio un’ispirazione di Leonardo con la Gioconda ha fatto sì che milioni di persone frequentino il Louvre a Parigi per ammirarla, bello il confronto con Leonardo e Lorella con Monna Lisa ma penso che nell’immediato colorare il grigiore che di tanto in tanto la vita propone e riempire il bicchiere mezzo vuoto perché sia sempre pieno con un po’ di fantasia non sia sbagliato, quando correvo sul percorso nei periodi di crisi pensavo comunque di essere molto fortunato, me la sono cercata a differenza di chi invece è ricoverato in ospedale o di chi ha purtroppo subito un grave lutto, è stato vero piacere che l’associazione Ginzburg mi abbia aiutato a sgombrare il cervello di qualche vecchia ragnatela ormai di casa causa età e restrizioni stimolandomi con questa iniziativa, con questo scritto ho avuto occasione di assegnarle due lauree una cattedra fatto giocare i suoi studenti e non avere nemmeno sete, solo i riferimenti alla maratona sono reali, con la fantasia posso spaziare a piacimento senza limiti, Walt Disney è diventato multimiliardario ricavandone un mestiere, certo con aggiunta di concretezza e determinazione che sono indispensabili ma mai orfano anzi con tanta abbondanza di fantasia.
Detto ciò prof. me la dà la sufficienza? ‘ diciamo che si è divertito spaziando fuori tema e ciò le abbassa la valutazione, apprezzo però la volontà mista a passione nell’illustrare l’argomento preposto, le dò quindi assieme alla valutazione un voto di sei e mezzo, come siete abituati voi, come si dice: non più giovanissimi, che è senz’altro sufficienza, sarebbe stato sette se non fosse inciampato nello scurrile, tenevo a sottolinearlo nella valutazione contando così non lo dimentichi mai, prego si accomodi! Grazie prof. ci contavo almeno per l’impegno profuso alla prossima e….buona maratona a tutti (per chi ce la fa).
12 marzo 2021






